Troppo selettivi nei cibi? È la sindrome Arfid

6 luglio 2016

Il rapporto con il cibo in era moderna non si può dire non sia complicato. Le scelte alimentari si fanno sempre più radicalizzate, basti pensare come quotidianamente si affacci al pubblico una nuova dieta, e i disturbi legati al cibo si espandono a macchia d’olio. Non solo anoressia, bulimia e le altre note problematiche, però, perché pare che una nuova sindrome stia colpendo più persone: quella dell’Arfid. Di che cosa si tratta?

Arfid, per chi seleziona il cibo

shutterstock_174194081

Può colpire ogni fascia d’età e rischia di essere molto invalidante, poiché porta a una selezione eccessiva dei cibi nel piatto. È l’Arfid, acronimo di “Avoidant Restrictive Food Intake Disorder”, ovvero di disturbo evitante restrittivo nell’assunzione del cibo. Un problema recente e non molto conosciuto, che porta chi ne è affetto a limitare il consumo a un nugolo ristretto di alimenti. L'ARFID, Avoidant Restrictive Food Intake Disorder, è un problema poco conosciuto che porta la persona a riuscire a mangiare un gruppo molto ristretto di alimentiLe cause possono essere le più svariate, quali ad esempio un trauma precedente: vi è chi si rifiuta di ingerire cibi poco morbidi per paura che il boccone vada di traverso, chi desidera gustare ingredienti del medesimo colore, chi teme di non riuscire a digerire adeguatamente ed esclude, quindi, dei nutrienti importanti dalla dieta, senza che esistano precise controindicazioni alla loro assunzione. “Si tratta di una malattia nuovissima e ancora poco conosciuta – ha spiegato Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro disturbi del comportamento alimentare dell’Ospedale San Raffaele di Milano, in un intervento riportato dal Corrierenella quale chi è colpito mangia una gamma molto ristretta di cibi. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza, e riguarda per il 60% i maschi e per il 40% le femmine”.

Un disturbo di grandi e piccini

shutterstock_281156495

Così come già accennato, le problematiche relative all’Arfid possono manifestarsi in qualsiasi fascia d’età, dalla prima infanzia fino all’età adulta. Non sempre, però, si può parlare del disturbo in senso stretto, poiché la problematica deve essere diagnostica da personale esperto e, non ultimo, prevede una lunga serie di sintomi, quali la perdita di peso, la necessità di supplementi nutrizionali e molto altro ancora. Il percorso di cura è quindi sia medico che soprattutto psicoterapico, affinché si possa intervenire sull’origine del trauma, o di altre esperienze vissute, che potrebbero aver compromesso il comune rapporto con il cibo.

shutterstock_335893955

Il processo di identificazione e cura, così come sempre riportato dal Corriere, è quindi sempre differenziato a seconda delle fasce d’età. Nei bambini, ad esempio, vengono coinvolti i genitori affinché si evitino dei comportamenti che siano vissuti dai più piccoli come fonte di minaccia e ansia o che, in alternativa, possano alimentare il senso di colpa. Negli adolescenti, invece, è bene specificare come l’Arfid non sottenda a ragioni più tipiche di altri disturbi, come il timore di accumulare troppo peso, bensì da eventi possibilmente traumatici, come la paura di soffocare. In età adulta, sebbene il disturbo in questa fascia non sempre causi carenze nutrizionali gravi, a essere limitata è soprattutto la vita sociale, poiché chi ne soffre tende a evitare cene, aperitivi e altre occasioni d’incontro dove piatti e ricette la fanno da padrone. In ogni caso, è sempre consigliato affidarsi a un equipe d’esperti, per un percorso che coinvolga più discipline e ponga al centro il benessere del paziente, aiutandolo a superare paure e timori.

Lascia il tuo commento

I commenti degli utenti