Cibo batte Estetica: 7 trattorie milanesi più buone che belle

27 luglio 2016

Milano è la città della moda e dell’estetica: nei grattacieli, come sotto le guglie del Duomo, si aggirano uomini e donne per cui il tempo sembra non passare mai, e si aprono le porte di locali curati dai designer secondo i trend della stagione in corso. Eppure anche a Milano si trovano ristoranti che non sembrano avere alcun interesse per il proprio aspetto. Sono locali indifferenti al passare del tempo e delle mode; e per questo rischiano di rimanere indifferenti anche ai passanti, attirati dalle insegne brillanti di una nuova apertura. In alcuni casi si tratterebbe però di un grave errore: ecco alcuni dei brutti ma buoni da non perdere a Milano.

  1. l'altra isolaIn via Edoardo Porro 8, in un contesto periferico e decisamente poco affascinante, si apre l’ingresso di quello che può apparire un vecchio bar di paese. Si tratta in realtà dell’Altra Isola: non fatevi ingannare dal personale cinese e sorvolate sull’accoglienza burbera del proprietario, questa trattoria è una delle migliori a Milano per quel che riguarda cotoletta e ossobuco.
  2. Da MartinoAnche Da Martino, in via Farini 8, può inizialmente trarre in inganno. L’ingresso è interamente occupato da un bancone con pietanze da asporto e pizza al trancio: ma proseguite oltre, fino alla saletta con rivestimenti in legno a mezza altezza e una quantità eccessiva di tavoli. Guadagnate qualche centimetro quadrato e scegliete se ordinare la pizza, i fritti o la rinomata cotoletta della casa.
  3. osteria tajoliDall’altra parte della città, a pochi metri dalla nuova Fondazione Prada e dai binari della stazione di Porta Romana, l’Osteria Tajoli (via Brembo 11) potrebbe tranquillamente passare inosservata, se non fosse per i molti lavoratori dei dintorni che la affollano durante la pausa pranzo. Tovagliette di carta, una sala rivestita di legno, stampe e ritagli e una veranda coperta con vetro e plastica. Il punto di forza è la cucina casalinga: i menu sono scritti a mano ogni giorno e comprendono ravioli e cotolette e specialità come i caserecci con fave, pancetta e pepe.
  4. osteria del biliardoAffori un tempo non era un quartiere di Milano ma un borgo a sé stante. A quell’epoca risale la cooperativa Sempre Uniti, che voleva di riunire e aggregare i lavoratori del sobborgo milanese. L’Osteria del Biliardo ha mantenuto la stessa insegna e un ingresso simile a quello di un bar, in una stradina secondaria e quasi tortuosa nei dintorni di Villa Litta (via Enrico Cialdini 107). Il nome è dovuto ai grandi tavoli da biliardo all’italiana contenuti nello stanzone della trattoria: si servono taglieri di salumi e formaggi, ma soprattutto piatti fra il tradizionale e il creativo (a prezzi popolari) come i casarecci con menta, mandorle e lime e il tortino di alici con crema di peperoni.
  5. latteriaQualche decennio gli impiegati milanesi erano soliti pranzare nelle latterie. Oggi l’usanza si è persa; ma se avete voglia di ripristinarla, fate un giro nei dintorni di Porta Venezia. Cercate una vetrina addobbata con una tovaglia a quadretti e una lavagna con il menu del giorno: la Latteria La Cicala, in via Bellotti 13, propone pranzi casalinghi in un ambiente decisamente casual, in cui gli avventori si trovano anche ad apparecchiare, sparecchiare e condividere il tavolo con sconosciuti. I piatti variano ogni giorno e comprendono tante verdure di stagione, pasta e pane di lievito madre e grigliate in alcune occasioni speciali.
  6. I cibi esotici sono spesso una scoperta; di sicuro lo è Nabab, ristorante indiano in piazza Sant’Agostino 2 che non fa nulla per distinguersi dai tanti etnici a poco prezzo e scarsa qualità. Un’insegna bianca e blu porta a un ingresso leggermente più colorato, ma quasi del tutto privo delle decorazioni che di solito adornano questo tipo di ristoranti. L’importante è però la cucina: nonostante le premesse è quella di Nabab è di buona qualità, saporita e abbondante, in versione vegetariana o di carne.
  7. Trattoria Nuovo MacelloIl ristorante più buono fra i brutti a Milano si trova però in via Lombroso 20. In una strada anonima e priva di qualunque attrattiva, la Trattoria del Nuovo Macello ha l’aspetto poco significativo di un bar-osteria di provincia: le tende a righe bianche e verdi sono incorniciate da qualche siepe, mentre le tendine a mezza altezza sulle vetrine impediscono di sbirciare all’interno. Ma, se non avete già sentito parlare, fate un atto di fiducia e prenotate un tavolo: la cucina, fra classici eseguiti a perfezione come la cotoletta alta e i mondeghili, propone piatti rivisitati come il risotto ed erborin, con prezzemolo, lime e seppie marinate, e il Tokyo-Milano, che avvolge la tartare di manzo in alga nori e la accompagna con uova di lompo e maionese al wasabi.

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