FoodHacker: una scuola per lo storytelling del food

2 agosto 2016

Le belle esperienze diventano ancora più belle quando si sa raccontarle. Vale anche per il cibo: una cena ben riuscita in una trattoria poco conosciuta appare più significativa quando si può consigliare quello stesso locale a un caro amico; per chi non vuole perdere di vista la base della comunicazione virtuale, nasce la foodhacker summer school e scorrere le foto su Instagram e su Facebook non fa che aumentare la voglia di sperimentare e di scoprire nuovi posti e nuovi alimenti. Ma fra decine di migliaia di immagini e recensioni si può anche perdere la capacità di farsi ascoltare. La comunicazione ai tempi dei social rischia di favorire la quantità a discapito della qualità comunicativa, di guadagnare in estetica a danno della sostanza: fra bevande arcobaleno e traslucidi dolci a base d’acqua, può capitare di dimenticare che alla base del #foodporn dovrebbe esserci il #foodlove. Nasce così, per chi non vuole perdere di vista la base reale della comunicazione virtuale, la prima FoodHacker Summer School.

foodhacker

Dal 28 agosto al 1 settembre, nel Parco regionale campano dei Monti Picentini, un’affiatata squadra di docenti guiderà gli allievi alla scoperta dello storytelling alimentare. Hackerare la comunicazione sul cibo in questo caso significa trovare le falle in un sistema diventato sin troppo complesso, per ricostruirne una versione alleggerita e migliorata, più efficace perché riportata alle basi e libera dal superfluo; vuol dire passare a una comunicazione post-digitale, che reagisce agli eccessi del foto-ritocco e dei social media riportando il cibo alla sua naturale ruralità – senza allo stesso tempo rinunciare agli strumenti digitali.

alfonso iaccarino

alfonso iaccarino

Lo storyteller Alex Giordano, il professore Adam Arvidsson, gli chef Alfonso ed Ernesto Iaccarino saranno solo alcuni dei docenti che terranno lezioni su argomenti come la rural social innovation, il viral food e le cene esperenziali; oltre all’aspetto comunicativo, il corso toccherà gli aspetti antropologici, universali e locali, dell’autentico cibo campano, dalla tecnica di impasto della pizza napoletana alla pesca con la lampara delle alici di Cetara. Tutte le informazioni sono sul sito di FoodHacker: ricordate che si tratta di un corso per chi non teme di sporcarsi le mani, tanto con la filatura della mozzarella di bufala quanto con una full immersion in network analysis, engagement e hashtag.

Lascia il tuo commento

I commenti degli utenti