Dai tempi della Serenissima a oggi: la storia dello Spritz

31 agosto 2016

È partito dal Veneto e ha conquistato il mondo, o quasi: lo spritz, comunemente denominato spriss o sprisseto nella lingua del Goldoni, è la bevanda la cui origine, talmente antica, si perde nella notte dei tempi. le prime miscele di vino e acqua risalgono al tempo dei romani Certamente la versione originale non è quella che siamo abituati a sorseggiare oggi all’ora dell’aperitivo: la ricetta odierna, pur non essendo codificata, comprende il vino bianco (solitamente prosecco o spumante), un liquore tipo Aperol o Bitter Campari e acqua frizzante o seltz. Quanto bisogna andare indietro nel tempo per ritrovare le prime notizie di miscele di vino e acqua, simili allo spritz? Le prime testimonianze risalgono al tempo dei Romani. I soldati dell’Impero erano soliti bere acqua mischiata al vino: inconsapevolmente questa usanza contribuiva, oltre a rendere più gradevole il sapore dell’acqua, anche a purificarla, migliorandone l’igiene e rendendola praticamente potabile.

Spritz, Aperitivo in Italia

Per avere riscontri più precisi sull’antenato dello spritz bisogna balzare in avanti sulla linea del tempo, sino a circa 5 secoli fa, dentro i confini della Repubblica Serenissima. In particolare occorre descrivere la merenda dei suoi operai navali, chiamati gli arsenalotti, che all’epoca godevano di una grande considerazione sociale. A tal punto che a loro era riservato uno speciale trattamento pomeridiano. Era infatti concesso uno spuntino ricostituente: pane o gallette e soprattutto una bevanda a base di vino, allungato con un po’ d’acqua fresca di pozzo. La tradizione del vino mischiato all’acqua si consolidò col passare del tempo, sempre nel Triveneto durante il periodo della dominazione Asburgica. Qui, soldati, commercianti e diplomatici austriaci residenti a Venezia e dintorni, non erano abituati ai vini locali, così strutturati e alcolici rispetto a quelli d’oltre Brennero. Quindi chiedevano agli osti di spruzzare (spritzen, in tedesco) un po’ di acqua nel vino per alleggerirlo. E da questo momento la diffusione del cocktail si allargò a macchia d’olio, evolvendosi nella composizione, vedendo l’aggiunta di acqua minerale frizzante o, verso i primi del Novecento, di selz. Sino ad arrivare alla caratteristica macchiatura con un liquore rosso e amarognolo.

spritz

Non esiste oggi una ricetta standardizzata per lo spritz, in genere ogni barman tende a utilizzarne una propria per caratterizzare la proposta. Nel Veneto la bevanda è molto popolare non solo per l’aperitivo serale, ma fin dalla tarda mattinata non è raro vederla servita sui banconi di vecchi bar e osterie. Se nella parte occidentale della regione il binomio classico è quello di Prosecco-Campari (o Aperol), a Venezia invece è molto più diffusa l’usanza di aggiungere il Select, un liquore con gusto che tende all’agrumato.

spritz

E nel resto dell’Italia? È diffusissimo prima di cena, sia con il nome attuale che con le denominazioni tradizionali che la bevanda ha acquisito storicamente nelle varie regioni. nel bresciano si chiama pirlo, in piemonte spruzzato; a milano, un tempo, era il bianchin spruzzà Nel bresciano ad esempio si chiama pirlo (vino bianco fermo, Campari ed eventualmente acqua frizzante), mentre nella vecchia Milano gli avventori degli scomparsi trani ordinavano un bianchin sprüzzà (bianco frizzante e Bitter Campari) o un Campari Soda smezzato in due bicchieri di vino bianco. Spruzzato è un termine che ancora oggi si può ritrovare in Piemonte e contraddistingue lo spritz versione sabauda (vermouth, seltz e ghiaccio), mentre in Liguria è, o piuttosto era, comune il biancoamaro, ovvero una spruzzata di vermouth in un calice di vino bianco.

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