Thomas Hardy’s Ale, la leggenda è tornata

13 settembre 2016

La Thomas Hardy’s Ale, la birra che ha fatto la storia del Regno Unito e non solo, è tornata in vita. Il suo ritorno è stato presentato in anteprima mondiale all’edizione 2016 della Milano Beer Week. Perché in Italia? La thomas hardy's ale, birra che ha fatto la storia in Inghilterra e non solo, è tornata in vitaPerché questo leggendario prodotto oggi parla italiano. Incredibile ma vero, per la prima volta nel settore birrario un’azienda italiana ha acquisito un marchio straniero. E questo non è il solo segno di unicità. La Thomas Hardy’s Ale è infatti una delle poche birre adatte all’invecchiamento (i primi produttori parlavano addirittura di 25 anni) e in questi anni di vicissitudini ha collezionato un gran numero di estimatori affezionatissimi in tutto il mondo. “Ci sono arrivati tanti messaggi e storie davvero particolari non appena è andato online il sito – ha raccontato Sandro Vecchiato, co-proprietario del marchio Thomas Hardy’s Ale – un signore per esempio ci ha scritto di aver comprato una bottiglia alla nascita del figlio maschio e stava aspettando il diciottesimo compleanno per potergliela regalare”.

Thomas Hardy

Thomas Hardy

Ma cosa è successo a questa birra? E perché è tanto speciale? Sandro Vecchiato dice di averla scoperta a una fiera a Copenhagen nel 2011. La produzione era finita nel 2008 e quelli erano gli ultimi cartoni. La storia della Thomas Hardy’s Ale è stata infatti alquanto movimentata. Tutto è iniziato nel 1968 (anche se la produzione è stata avviata un anno prima) quasi per caso. Il sindaco della città di Dorchester, nella contea di Dorset, Inghilterra, e lo storico birrificio locale, l’Eldridge Pope, avevano pensato a una birra per commemorare i 40 anni dalla morte del loro concittadino più famoso, lo scrittore Thomas Hardy.

Protz e Vecchiato

Protz e Vecchiato

Doveva essere qualcosa di simile a quella tanto decantata dall’autore nel suo racconto The Trumpet Major: luminosa, forte, piccante senza essere pungente. Si trattava di una Barley Wine, una birra ad alta fermentazione e importante grade alcolico, difficile da catalogare in uno stile ben preciso. Come ha spiegato durante l’anteprima il giornalista inglese Roger Protz, sono nate come surrogati alcolici al vino in un periodo in cui l’Inghilterra, in guerra con la Francia, non poteva importare le amate etichette del nemico.

Thomas Hardy's Ale 5

Produrre una birra simile non è stato uno scherzo. Ci vuole grande ricerca delle materie prime, in particolare dei lieviti che devono resistere a lunghi periodi di maturazione. Eppure la Eldridge Pope ha portato a termine la missione e ha creato quello che doveva solo essere un one shot, un’iniziativa legata a quella precisa ricorrenza e basta. Con il tempo si sono però resi conto di aver in mano la ricetta di qualcosa di unico e la produzione riprese nel 1974. Iniziò a svilupparsi una rete di appassionati e di collezionisti. Fino al 1999, anno dell’ultima annata della Thomas Hardy’s Ale. Produrla era costoso, aveva bisogno di lunghi periodi di maturazione a temperatura costante e il birrificio doveva investire del tempo prima di immetterla sul mercato. In più ci sono state delle strategie aziendali sbagliate e l’amata etichetta sparì. Non venne però dimenticata, anzi, la sua fama continuò a crescere, ricorda alla presentazione Maurizio Maestrelli, giornalista, ideatore della Milano Beer Week.

Thomas Hardy's Ale 6

Uno dei suoi estimatori era George Saxon, importatore esclusivo della Thomas Hardy’s Ale negli Stati Uniti. Saxon acquisì il marchio e la ricetta e trovò un birrificio inglese che potesse portare avanti la tradizione: O’Hanlon. Ecco che nel 2003 la speciale Barley Wine tornò sul mercato e, tre anni più tardi, si aggiudicò la medaglia d’oro all’International Beer Challenge di Londra. La rinascita della Thomas Hardy’s Ale sembrava avviarsi sulla strada della gloria quando nel 2008 il birrificio O’Hanlon decise di fermare la produzione. Non ne valeva la pena.

Maestrelli, Protz, Vecchiato

Maestrelli, Protz, Vecchiato

E ora è l’Italia a credere nuovamente in questo progetto. “Abbiamo insistito perché questa birra venisse ancora prodotta nel Regno Unito – rivela Sandro Vecchiato – e per i prossimi quattro anni verrà realizzata dalla Meantime Brewing Company di Londra. Non è stato facile trovare qualcun’altro pronto a difendere e a portare avanti la tradizione ma ci siamo, la birra è già arrivata in Svezia [Paese da cui provengono il maggior numero di accessi al sito, ndr.], la stiamo presentando in Italia e presto arriverà in tutto il Regno Unito e negli Stati Uniti“.

Michele e Sandro Vecchiato

Michele e Sandro Vecchiato

Roger Protz ha definito questa nuova produzione “gorgeous”, magnifica, e sottolinea che può migliorare con l’età. Non solo. Basta lasciarla nel bicchiere e scoprire come cambiano le note, come aumentino i sentori di liquirizia. È una birra complessa, luppolata, con profumi di frutta candita, miele di castagno, frutta secca, pepe. Un buon inizio, garantito anche dai primi premi all’International Beer Challenge e al World Beer Awards. È conosciuta come un’etichetta da meditazione, da assaporare da sola ma ci dicono funzioni bene anche con i formaggi erborinati e i dolci al cioccolato, specie se fondente. È stato trovato un vecchio volantino della Eldridge Pope dove consigliavano l’abbinamento a piatti di pasta conditi con sughi saporiti e carne, soprattutto quando è ancora giovane. Durante la Milano Beer Week, e più precisamente sabato 17 settembre alle ore 21.45 al ristorante La Pobbia, la degustazione della birra inglese sarà accompagnata da sigari toscani (da provare anche con quelli cubani) e da un dolce creato apposta dallo chef.

Un nuovo inizio quindi per la Thomas Hardy’s Ale? Si direbbe proprio di sì, in tutti i sensi visto che alla presentazione si è precisato che il progetto non sarà una pura riproduzione del passato ma qualcosa di vivo. A questo proposito abbiamo un’anticipazione nell’anticipazione: verranno realizzate delle limited edition (tra cui una già pronta in cui sono state impiegate botti usate per il cognac) e, dal 2017, interpretazioni a quattro mani con i migliori birrai al mondo, tra cui l’italiano Teo Musso.

Pronti ad assaporare e a divertirvi in emozionanti verticali con gli amici?

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