#ioCondivido: a Milano il festival di Altroconsumo

23 settembre 2016

È meglio possedere o usare? Avere o vivere? Detenere o fare parte? Un uovo oggi o una gallina domani? O una gallina vecchia con cui fare un brodo sapido e ricco di nutrienti, o farlo con un cappone e aggiungerci i tortellini, fatti in casa, ricetta della nonna, e invitare a casa i parenti, che tanto di brodo e tortellini ce ne è in abbondanza. E i vicini? Si invitano anche loro, e se ci fosse ancora cibo? Allarghiamo l’orizzonte, creiamo un evento e invitiamo tutti. Chi? Gli sconosciuti armati di appetito e con tanta vita da raccontare. E così all’infinito. Elucubrazioni da sharing economy. Da pregiudizi che cadono e aperture verso gli estranei. Verificati, certificati, con tanto di Trust Rating. Da illuminarsi per una idea. Da festeggiare.

castello sforzesco

Ma partiamo dal principio. Castello Sforzesco, Milano, 24 e 25 settembre (manca poco, vedete di esserci). Prende vita la prima edizione del Festival della Sharing Economy. A dirigere Altroconsumo, con il patrocinio del Comune meneghino. Una due giorni per parlare di sfide e traguardi di questo nuovo modo di pensare e organizzare la vita, costruendo il mezzo attraverso il quale (forse) approdare al welfare state. L’occasione per questa generazione di integrare reddito, ridurre lo spreco, moltiplicare alla N le esperienze possibili. Le vite da vivere. Il nostro scopo, in pochi punti, è ricapitolare il percorso: dove siamo, cosa potremo conquistare.

Vision

iocondivido

L’economia del Bel Paese subisce flessioni, grandi, grandissime, negli ultimi anni. Sorridete. La sharing economy è sinonimo di sviluppo, innovazione e crescita. +21% delle piattaforme di condivisione nell’ultimo anno. Per dirne una. Ma cosa è la sharing economy? Consumo collaborativo, redistribuzione delle eccedenze (di materie prime e di competenze), creazione di community, aumento della fiducia/trust rispetto a perfetti sconosciuti. Il tutto grazie alla tecnologia, che via via abbatte i costi di connessione, apre orizzonti conoscitivi, lega realtà che difficilmente potrebbero collimare. Che ci trasforma da consumer (per quanto attenti, passivi) a prosumer produttori consapevoli e abili, a metà strada tra il casalingo e il professionale. Appassionati nella stragrande maggioranza dei casi, affamati di crescita, proattivi. Una possibilità di trasformazione che includa tutti, non solo coloro che guardano alle 37 candeline come un momento al di là da venire (il 76% degli utilizzatori di questo tipo di economia è al di sotto di questa soglia anagrafica). Perché quelli che pongono l’accento sul digital divide (il gap che gli analfabeti informatici devono superare) si trovano, ad oggi, a prendere in considerazione la semplicità di utilizzo delle piattaforme, che diventano via via più leggibili, comprensibili, facilmente navigabili. E che soprattutto riguardano aspetti comuni alla vita di ognuno.

sharing economy

Le realtà di cui parliamo coinvolgono mobilità e accoglienza (car sharing e house sharing), raccolta fondi e smaltimento di beni – materiali e immateriali- e in ultimo la socialità in generale. App e portali che spingono a mettere a frutto al massimo quello che si possiede puntano a crescere nel futuro fino a diventare imprescindibili. Cosa sono, chi c’è dietro? Uno l’esempio virtuoso. Per far nostra la sintesi e guardare da vicino a un fenomeno che più degli altri, qui, ci potrebbe affascinare.

gnammo

Gnammo, nasce nel 2012 e in 4 anni raggiunge numeri del tutto ragguardevoli. I dati hanno la freschezza dell’estate e, ora che principia l’autunno, li immaginiamo ancora più rosei. A luglio 2016 200.000 utenti circa, chiamateli gnammers, che a loro piace. 4.700 uomini e donne dietro i fornelli, i cuochi, gli anfitrioni, gli osti della porta accanto. 11.600 eventi pubblicati e non dite che non siete raggiunti dalla community perché le città sono 1.500. Ti iscrivi, (consigliamo di rodarsi come gnammer e passare alle padelle un paio di eventi dopo) cerchi un evento in città, prenoti & paghi, ti rechi all’appuntamento. E incontri, sperimenti, conosci. Mangi. E non solo. Gian Luca Ranno, Cristiano Ringon e Walter Dabbicco hanno fatto di Gnammo un food hub, in cui le iniziative sono sempre molteplici. Le Special Dinner ti invitano in location che non avresti avuto modo di conoscere, mentre viaggi guardi la città in un modo del tutto esclusivo; nel Social Restaurant ripensi al concetto di ristorazione sedendoti alla mensa con perfetti sconosciuti e dai la possibilità all’oste di reinventarsi per una platea variamente assortita. Poi ci sono il legame ai brand alimentari, alle associazioni (Libera e Emergency), alle altre app (Agrotec e Meetic), all’arte e le cene stellate. Si aprono borghi intere e piccole case; la propria tavola diventa il luogo per lo scambio di contenuti e facce belle, sughi e dessert al cucchiaio.

Mission

sharing economy 2

Il futuro è tutto da scrivere. A partire dalla tutela del consumatore e del rispetto delle norme vigenti. La proposta di legge presso la Camera dei Deputati è in lavorazione. Allo scopo di non tarpare le ali a queste nuove realtà ma di aiutarle a crescere, costruendo un territorio nuovo nel quale, più che costrette, vengano coltivate. I numeri sono incoraggianti anche se per definire un impatto economico chiaro di questa nuova economia, bisogna affidarsi agli esperti. Per sentirne parlare allora l’appuntamento è nella Sala studio Achille Bertarelli, sabato 24 appena poco prima di pranzo (ore 12). E se siete tra quelli che adorano saltare il pranzo al Festival della Sharing Economy il calendario è fitto e gli appuntamenti non mancano. Scorrete il programma e non perdete i due panel dedicati a Gnammo e il social pic nic aperto a tutti nel parco del Castello Sforzesco.

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