Salone del gusto 2016: divieto di pioggia

27 settembre 2016

22-26 Settembre 2016. Ricordiamoci queste date perché senza dubbio segneranno un passaggio epocale nella storia delle fiere enogastronomiche italiane. In breve: il primo Salone del Gusto si è fatto nei quartieri della città di Torino. Cosa sia successo con il Lingotto, alla fine della fiera, sembra essere una questione economica. E mentre a Torino si fa pace con il Salone del libro, Slow Food festeggia l’inaspettato successo della nuova formula, proclamando – in via non ufficiale durante i festeggiamenti post chiusura – la volontà di mantenerla tale anche tra due anni. Abbiamo raccolto in questi giorni i pareri dei 3 principali fruitori del Salone: gli espositori, il pubblico, i giornalisti. Vediamo cosa dicono:

ESPOSITORI

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Non potranno mai essere tutti contenti, gli espositori. Molto dipende dalla posizione che gli è stata assegnata e dall’affluenza di visitatori in quella zona. Nel parco del Valentino, ad esempio, sede del Mercato, il pubblico non è mancato. Certo, trovarsi all’inizio della passeggiata infinita tra le migliaia di stand aveva qualche vantaggio rispetto alle zone raggiungibili solo dopo molto camminare, ma alla fine quasi nessuno è rimasto isolato. Così anche per le altre zone coinvolte, a partire dai Murazzi, presi d’assalto per le cucine di strada. Chi vendeva street food ha guadagnato un bel po’, chi invece esponeva cibi che avrebbero meritato più attenzione è rimasto un po’ male. Questo perché il Salone così concepito, gratuito e sparso per la città, ha attirato moltissimi visitatori poco interessati, piuttosto invogliati dal bel tempo, dalla passeggiata, dal cibo in vendita o da assaggiare. Comunque, la media dei commenti è positiva, ma la domanda che tutti gli espositori si sono posti è stata: e se pioveva?

IL PUBBLICO

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Il pubblico è stato entusiasta, non c’è altro da dire. Giornate calde e assolate, la possibilità di muoversi in una città accogliente e organizzata, bellissima e ospitale. C’erano appassionati, turisti venuti per il Salone o semplicemente in vacanza in Italia, cittadini curiosi e scolaresche festanti. E, soprattutto, tanti stranieri che hanno riempito cene e laboratori, più di noi italiani, dimostrando di avere una curiosità e una voglia maggiore di imparare e di cogliere le varie opportunità offerte dall’imponente organizzazione. Comunque, la media dei commenti è stata decisamente positiva ma la domanda che tutti i visitatori si sono posti è stata: e se pioveva?

I GIORNALISTI

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I giornalisti invece hanno avuto di che lamentarsi. Che novità, direte voi. Il difetto principale di un salone diffuso in tanti quartieri, per chi ne deve scrivere, è la scomodità. La sala stampa per scrivere, o anche solo per mettere in carica gli strumenti del mestiere, era nel
Castello del Valentino. E basta. Se ti trovavi distante da quel punto, non c’era modo di lavorare in serenità. Un altro difetto della formula, per i giornalisti, era nell’eccessiva dispersione della fiera. Se avevi un paio di appuntamenti temporalmente vicini ma geograficamente distanti, dovevi usufruire del teletrasporto oppure rinunciare. Anche le lunghe camminate per raggiungere alcuni stand non sono state apprezzate: il Lingotto oggettivamente garantiva una location compatta per tutte le attività previste. Ma in fondo il Salone del Gusto non è pensato per piacere ai giornalisti, quindi poco male. La media dei commenti è stata decisamente negativa, dunque, ma la domanda che tutti i giornalisti si sono posti è stata: e se pioveva?

E SE PIOVERÀ ?

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Sembra quasi un quesito porta sfortuna, ma è davvero quello che ha unito tutti i presenti a Torino in questi giorni. Il Salone non è una fieretta di quartiere ma una delle maggiori esposizione internazionali di prodotti enogastronomici al mondo. Si viaggia per chilometri prima di arrivare, si investono molti soldi per poterci essere, si fatica tutto l’anno per organizzarlo e forse il successo di una tale macchina non dovrebbe essere affidato alla benevolenza degli Dei. Quest’anno è andata benissimo, comunque. E per ora va bene così.

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