Taki: apre a Roma la prima sala da tè giapponese

29 settembre 2016

Arrivare da Taki (via Marianna Dionigi, 54/60) a Roma non vi risulterà difficile. Se preferite la mobilità sostenibile e i mezzi pubblici, la fermata Lepanto è vicinissima. La passeggiata piacevole, il quartiere un po’ turistico e decisamente imponente. Altrimenti sfidate il traffico senza dimenticare di godere della vista. Alle spalle della Chiesa Valdese non crederete di poter trovare una cascata. E no, non parliamo in preda al sakè. Taki in giapponese vuol dire cascata, e il team italo nipponico di architetti che ha creato il locale non ha tentennato a costruirne una direttamente sul fondo della sala.

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Le luci soffuse, la vegetazione di un bel verde brillante, il personale silente e alacre (80% giapponese), altro non faranno se non invitare alla contemplazione. Se non soffrite di vertigini poi ci sono le scale di vetro che abbracciano la cascata con cui accedere alle altre sale. Da un lato il kaiten, dall’altro una sala in cui ordinare alla carta, al di qua una vera e propria Tea Lounge Room giapponese.

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La domanda è una. Ne avevamo davvero bisogno? E la risposta è semplice. Sì. Ma non perché siamo dei gourmet esterofili, sempre a caccia dell’autenticità della presentazione, dell’autenticità delle materie prime, dell’autenticità del gusto. Anche a Prati, che nonostante tutto non è Kyoto. Ma perché nella cultura giapponese la cerimonia del tè è un momento che riappacifica con il mondo e invita alla contemplazione. Del nulla. Del silenzio. E a Roma, spesso, sempre più spesso, riuscirete a sentirne il bisogno. Ci teniamo a farvi notare che la sala è perfettamente insonorizzata, vi consigliamo di volgere le spalle alle vetrate e immergevi nel tepore del tè. Numerose le referenze in carta. Tè verdi, bianchi, rossi. Da aromatizzare con frutta, fiori, spezie, da bere caldissimi, da variare aggiungendo latte. Seguite la maestra del tè. Chi meglio di lei potrà guidarvi.

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Per la inaugurazione ci vengono serviti un tè verde in purezza e un tè verde leggermente tostato. Il primo sicuramente più vegetale. Non dite che ricorda gli spinaci. Nell’altro la lavorazione attenua il sentore erbaceo e esalta la rotondità delle note. La maestra ne versa in 3 piccole tazze, alternando la priorità di servizio, in modo che ogni commensale abbia una bevanda con la stessa concentrazione di tè. Ringraziante, porgete le mani a coppetta e inspiratene l’aroma, lasciatevi permeare. L’estrazione della caffeina è minima, quindi concedetevi una pausa anche ben al di là dell’orario che la tradizione vorrebbe come quello più adatto.

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Se siete qui per una pausa rilassante ma non disdegnate accontentare gli atavici languori fate come noi e assaporate il gusto della cucina giapponese. Craker al wasabi e all’alga nori, il primo di una piccantezza e retrolfatto complesso, l’altro untuoso e croccante. Appagate lo sguardo: le immagini parlano da sole. Nell’ordine: sashimi di salmone e cappa santa, roll di di surimi e cetrioli, sushi di tonno, spigola e gambero (marinato al lime), hosomaki di uri (zucca giapponese). Ricordate di stemperare il wasabi nella salsa e unire qualche fetta di zenzero marinato laddove vogliate dare una spinta piccante al boccone. Freschezza elevata all’ennesima. Il giusto accompagnamento è la zuppa di miso, mescolata con le bacchette per portare in sospensione le particelle aromatiche. E poi sorseggiata direttamente dalla tazza. Come vuole la tradizione. Godete della setosità della pietanza con l’agedashi tofu. Fritto acquista una leggerissima croccantezza, il brodo di dashi, il battuto di zenzero e il cipollotto fanno il resto. A palato pulito siamo pronti per continuare. Tanto più che alterniamo Muller Thurgau e Merlot vinificato in bianco.

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Non chiamatelo merluzzo. Si tratta di Gindara Saikyo-Yaki. Black cod marinato per 48 ore nel Saikyo miso (Miso della città di Kyoto), con melanzana fritta, fagiolini in salsa di tofu, alghe e tofu di mais. Pesce con leggerissima laccatura, succulento, carnoso. Contorni di pregio a impreziosire la portata. Per ultimo il Tonkatsu, croccantissimo di panko da affogare nella salsa Tonkatsu. Per chi non sapesse è una cotoletta di maiale fritta che termina prima di subito.  Non dimenticate i dolci giapponesi a base di sesamo, tè verde, fagioli rossi. O se preferite fiondatevi sul montblanc. Senza rimpianti. Completate la cena al Sakè bar, la carta è ricchissima e il personale sa consigliare e indirizzare anche i più indecisi. Poi tornate alla metro. A passo svelto, animo riappacificato e sensi appagati.

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