Cos’è la dieta FODMAP e come funziona

13 novembre 2016

La sindrome del colon irritabile (o IBS, da Irritable Bowel Syndrome), spesso nota con il nome di colite, è una patologia funzionale gastrointestinale molto frequente, soprattutto nel sesso femminile appartenente alle fasce di età centrali, con un’età media di 43 anni. nel caso in cui i sintomi dell'ibs siano ricorrenti, è importante indagare su quali alimenti sono consumati Clinicamente la diagnosi di IBS si basa sui sintomi e sull’esclusione di altre patologie organiche. Si manifesta nella maggior parte dei casi con dolori o fastidi addominali ricorrenti almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi (inizio almeno 6 mesi prima della diagnosi) associato a 2 o più delle seguenti condizioni: miglioramento con la defecazione; esordio associato a cambi di frequenza dell’alvo; esordio associato a cambi di consistenza delle feci. Nel caso in cui i sintomi dell’IBS siano ricorrenti, è importante indagare su quali alimenti sono consumati, con particolare attenzione al loro contenuto calorico, all’assunzione di grassi e di alimenti contenenti lattosio, sorbitolo, fruttosio, e alla valutazione dell’introito di liquidi e di fibre. La Dieta FODMAP si basa sull’eliminazione di alimenti produttori di gas: FODMAP è l’acronimo dell’inglese Fermentable Oligosaccharides Disaccharides Monosaccharides And Poyols (in italiano corrisponde a oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili).

dieta

La dieta FODMAP è stata sviluppata da un gruppo di ricercatori australiani e ha iniziato a farsi conoscere dopo la pubblicazione della ricerca nel 2008, nella quale è stato affermato che i carboidrati fermentabili alimentari (FODMAP) provocano sintomi nei pazienti affetti da IBS.  Tali carboidrati sono assorbiti molto poco a livello dell’intestino tenue, hanno un potere osmotico elevato (cioè richiamano acqua) e sono fermentati rapidamente dai batteri intestinali portando facilmente a disturbi tipici della sindrome del colon irritabile. La ricerca ha dimostrato che i pazienti che seguono questa dieta hanno un notevole miglioramento, arrivando a un 70% di pazienti che affermava di aver tratto beneficio dalla dieta.

Cibi da evitare

I FODMAP sono contenuti in una serie di alimenti come per esempio il frumento, certi tipi di frutta e verdura e in alcuni prodotti a base di latte.

  1. latteLatticini: formaggi freschi, gelato alle creme, latte vaccino, di capra, di pecora, panna, yogurt da latte vaccino o di pecora.
  2. PrugneFrutta: albicocche, ananas, avocado, caki, ciliegie, cocco, cocomero, frutta secca, mango, mele, pere, pesche, prugne, pompelmo, fichi. Verdura: asparagi, barbabietole, broccoli, carciofi, cavoli, cavolfiore, cicoria, finocchi, funghi, radicchio. Legumi: ceci, fagioli, lenticchie, piselli, soia.
  3. farroCereali: grano, orzo, segale, farro.
  4. mieleAlimenti vari: inulina, salse tipo ketchup, marmellate, gelatina, bibite con fruttosio, miele, sciroppo di glucosio e fruttosio, chewing-gum, mentine e dolci senza zucchero.

Le fasi della dieta FODMAP

Nella dieta FODMAP si distinguono diverse fasi.

Fase 1: esclusione completa di alimenti contenenti FODMAP per un periodo massimo di 8 settimane. Prima di questa fase di esclusione, è opportuno eseguire dei breath test per analizzare la presenza di un malassorbimento di fruttosio e lattosio. I risultati potrebbero rendere la dieta meno restrittiva se i test confermano che il fruttosio e/o il lattosio contenuti nei FODMAP sono ben tollerati.
Fase 2: fase di reintroduzione graduale compilando un diario alimentare dove vanno indicati i sintomi riscontrati. Solo in questo modo si capirà qual è la soglia di tollerabilità.  A seconda dei sintomi, saranno stabiliti ordine e quantità appropriati per la reintroduzione degli alimenti contenenti FODMAP.
L’autogestione a lungo termine dei sintomi si raggiunge tramite il consumo di alimenti FODMAP fino alla tolleranza.

Accorgimenti

Dieta salutare

È comunque bene evitare il fai da te e chiedere il parere di un nutrizionista esperto, poiché i pazienti che vi si sottopongono devono essere strettamente monitorati.  Infatti i benefici di questa dieta sono ormai ben documentati, ma è bene ricordare che i carboidrati fermentabili hanno anche delle funzioni positive: aiutano ad aumentare la massa fecale, migliorano l’assorbimento del calcio, modulano la funzione immunitaria e aiutano a favorire la crescita e il funzionamento di alcuni gruppi microbici benefici, come i bifidobatteri. Quindi la dieta è valida da un punto di vista scientifico, ma deve essere seguita sotto supervisione del nutrizionista e solo per un breve periodo di tempo che non superi le 8 settimane. Dopodiché è raccomandata la loro reintroduzione, secondo le tolleranze individuali e in relazione ai sintomi gastrointestinali, al fine di aumentare la varietà dell’alimentazione, assicurare il giusto apporto di calorie e nutrienti e limitare al minimo l’impatto sul microbiota intestinale.

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