Auguri a Cibo Agricolo Libero: il caseificio di Rebibbia spegne la prima candelina

1 dicembre 2016

Dici Vincenzo Mancino, dici Proloco Dol a Centocelle (oltre che Proloco Pinciano e Proloco Farnesina, i due ristoranti romani a km 0 di cui è socio). 1 dicembre 2015 – 1 dicembre 2016:cibo agricolo libero è un caseificio che nasce tra le mura del carcere romano di rebibbia spegne la sua prima candelina Cibo Agricolo Libero, il progetto all’interno del carcere romano di Rebibbia, voluto e ideato proprio da Vincenzo Mancino. Tre parole, ognuna racchiude un significato specifico. Cibo: i tipi di formaggio che le ragazze del carcere realizzano e che si differenziano in base ai diversi tipi di stagionatura. Agricolo: a specificare l’assoluta genuinità dei prodotti (e, data la firma del progetto, non poteva essere altrimenti) che nulla hanno a che fare con quanto concerne alla produzione industriale. Libero: qui il riferimento è chiaro, visto che ci troviamo in un luogo dove di libero c’è ben poco.

Vincenzo Mancino

Vincenzo Mancino

Per chi ancora non abbia capito di cosa stiamo parlando vi rinfreschiamo la memoria: Cibo Agricolo Libero si affianca, da un’anno a questa parte, a un’azienda già esistente all’interno del carcere romano, con tanto di gregge, polli e galline. C’era poi uno spazio inutilizzato, un ex pulcinaio per la precisione, che da lì a breve sarebbe diventato il nuovo caseificio. E di passi in avanti, in 365 giorni, se ne sono fatti eccome: i formaggi, compresa la ricotta, si realizzano comprando latte nobile (non essendo il gregge sufficiente a soddisfare da solo tutta la produzione, ma si lavora anche per risolvere questo aspetto), di alta qualità riconosciuta e certificata, ricchissimo di Omega 3, polifenoli e antiossidanti. Freedhome, il marchio che racchiude circa 10 cooperative operanti nel settore carcerario di tutta Italia, è entrato a far parte del progetto grazie all’apertura a Torino del primo punto vendita, dove acquistare alimenti prodotti in oltre 43 carceri nazionali.

formaggi-dol

Pane, biscotti, vino e, ovviamente, i formaggi di Cibo Agricolo Libero. Un bel traguardo se si pensa che fino a poco tempo fa circolavano solo all’interno della filiera Dol. L’idea è quella di proporli e assaggiarli in tante altre realtà della ristorazione, capitolina e non. Il ristorante Edda Ella, da poco aperto a Roma, è il primo della lista: la cucina, fortemente legata al territorio e alle materie prime che questo propone, non poteva che apprezzare e abbracciare il progetto. Ma attenzione a etichettarlo unicamente come solidale. Sebbene il lato umano sia tra gli aspetti imprescindibili di Cibo Agricolo Libero (senza il quale, d’altronde, non sarebbe stato non solo realizzato ma proprio pensato) il conseguente fattore di solidarietà non dev’essere l’unico motivo che deve indurci all’acquisto. Il formaggio è buono, il lavoro è serio, provare per credere. Non possiamo che augurargli 100 di questi compleanni.

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