Merano Wine Festival: dal Trentino a Roma, i nostri assaggi

2 dicembre 2016
di Conte Garozzo

Il 4 novembre in una Merano ingrigita sotto una pioggerellina fredda e un po’ fastidiosa ha aperto i battenti la 25ma edizione del Merano Wine Festival. Le luci del Kursaal che ricordano i fasti passati di feste, di balli e di importanti rappresentazioni artistiche questa volta hanno illuminato i numerosi banchi di assaggio perfettamente ordinati. Migliaia le etichette da scrutare e soprattutto innumerevoli le bottiglie dal prezioso contenuto, il vino. Quest’anno ci siamo confrontati con i grandi vini storici toscani. I signori del vino di sempre, dove storia, tradizione e cultura si fondono nel territorio e nella vita dei viticoltori. Di particolare riguardo, a Merano ricordiamo queste cantine e i nostri assaggi.

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Mazzei. Marco De Gaetano ci ha invitato a incontrare la gran selezione del loro Chianti, Castello di Fonterutoli. Si parte dal 2012, lo definiamo autarchico, forte nella sua classe, scalpitante come ogni giovane purosangue. A seguire il 2008, più maturo, un Sangiovese quasi coccoloso. Con lui vorremmo avere altri incontri perché grandi Signori si nasce.

Tua Rita. Stefano Frascolla, il talentuoso patron di questa di questa azienda ci ha proposto all’assaggio il premiato Gusto di Notri, biologico, taglio bordolese, pieno di terroir incredibile tipico delle Colline Metallifere, nella vendemmia 2014 racconta ancora di legno, elegante e sfumato, di estratto e di vino ma mai eccessivo. Riuscito benissimo nonostante l’annata antipatica. Passiamo al 2013 e tutto cambia, troviamo vigore e velluto e ancora maggiore eleganza, la nota tipica del franc dona struttura e portamento, senza togliere nulla a una centralissima acidità.

Montevertine. Assaggiamo il Montevertine 2013. Il colore è quasi brillante alla luce  della galleria del salone principale. Al naso è inconfondibilmente giovane ma fascinoso e intrigante. Mostra classe, note speziate, una leggerissima mineralità e una persistenza straordinaria. Poi Martino Manetti propone un altro assaggio, meno luminoso del precedente. Il 1992 al naso risulta incredibilmente interessante con una terziarizzazione presente ma misurata. Ancora leggermente nervoso, mosso da una tannicità ben percepibile,  appare pronto a resistere ancora con la sua caratterizzante sapidità. Una bottiglia di alto livello. Qualcuno potrebbe chiamarlo, semplicemente, Chianti.

Marroneto. È il momento del Madonna delle Grazie nella versione 2011. Splendido Brunello, Il naso è complesso e avvolgente, le note di ciliegia sotto spirito e violetta del pensiero raccontano della coerenza con quel rubino quasi brillante. Al gusto è potente di Sangiovese che, seppur pienamente Sangiovese, risulta elegante e fine, vivace e fresco, quasi se quel tannino netto e vellutato fosse a guardia di un’alcolicità che sappiamo esserci ma che appare assolutamente bilanciata al gusto.

Merano Wine Festival: i giorni a Roma

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Poche settimane dopo Merano si trasferisce a Roma. Il 27 e 28 novembre per la prima volta nella Capitale. Di grandissimo fascino la location scelta dall’organizzazione, l’Acquario Romano, una storica struttura che lega le due città in maniera forte sotto l’emblema del vino di eccellenza. Con l’avvicinarsi delle feste la scelta è obbligata: parliamo di bollicine. Queste le cantine selezionate:

Negro. Una meraviglia. Assaggiamo un metodo classico 72 mesi sui lieviti: fa pensare a uno Chardoonnay, visto che la nota azienda è di quel Piemonte che dice Langa ma che è orgogliosa di essere Roero, ma si tratta di un Arneis. Il colore è giallo paglierino con unghia dorata, brillante; perlage veramente fine e persistente. All’olfatto vincono note di fiori e la immancabile crosta di pane. È un blanc de blancs veramente elegante. Una spuma meravigliosa che lascia il posto a note che ricordano frutta a pasta bianca.

Monsupello. Brut millesimato 2008: nel bicchiere è giallo paglierino carico. Perlage molto fine e persistente, si presenta elegante e austero. Al naso si percepisce il tipico sentore di cassis, poi una meravigliosa nota di vaniglia. Secco, ha una struttura tipica del Pinot Noir (90%) con una giusta morbidezza. Molto buona la persistenza aromatica. Bollicina importante, senza dubbio degna di una casa vinicola così importante.

Ongarasca. Azienda giovane ma estremamente preparata. La proposta è il Pas Dosé 2011: veramente ben fatto, si presenta paglierino brillante con perlage finissimo e persistente. Dal vortice e dal calice arrivano note di fiori e crosta di pane. All’assaggio frutta bianca che è vinta da una nota minerale e da un’acidità vibrante ma piacevolissima. Una scoperta.

La sfida del panettone a Roma

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Sempre all’interno di questo stimolante evento dedicato al vino,  5 pasticcerie e panetterie romane hanno accettato la sfida di reinterpretare in chiave creativa il dolce natalizio per antonomasia: il panettone. Pane e Tempesta (via Giovanni De Calvi, 23) ha creato una variante con mandarino candito, fave di Tonka, sesamo e miele di fiori di arancio. Il panettone di La Gruè (viale Regina Margherita, 95) era preparato con tè matcha, gelèe di mirtilli freschi, cioccolato al latte 40 % e arancia candita. La pasticceria di Ostiense, Nero Vaniglia (circonvallazione Ostiense, 201), ha proposto un panettone al pecorino romano DOC, con pera caramellata e un pizzico di zafferano. Il panettone di Bonci (via Trionfale, 36) era profumato alle 5 spezie, con castagne, farina integrale, succo d’acero e granella di nocciola. Per finire il panettone di Santi, con farine bio e farina di canapa all’8%.

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Promosse a pieni voti le versioni dell’inossidabile Gabriele Bonci e dei giovanissimi pasticceri di La Gruè. Le restanti creazioni necessitano di un altro assaggio, dato che saranno a disposizione nei rispettivi punti vendita: fateci un salto e diteci che ne pensate.

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