3 stili birrari estinti (o quasi) e che avrete voglia di assaggiare

22 dicembre 2016

Ci sono stili birrari che hanno attraversato secoli prima di arrivare a noialcuni stili birrari sono scomparsi col passare degli anni; sarebbe quindi ingenuo pensare che siano esattamente come la bevanda che erano in origine. Stout, Berliner Weisse, persino il Lambic è cambiato: sono tutti esempi di stili birrari che sono mutati con il tempo, sono stati reinterpretati dai birrai di oggi, riadattati nelle ricette, perfezionati grazie alle tecnologie più avanzate e (anche) adeguati ai gusti odierni. Esistono poi altri stili birrari che non hanno avuto la stessa sorte e che si sono persi negli anni. Curiosi di sapere quali? Vediamo nello specifico 3 stili birrari estinti del tutto (o quasi) che, siamo sicuri, vi dispiacerà non poterli assaggiare.

  1. birra chiaraKottbusser. In Germania, ogni paese ha la propria birra: Cottbus, 125 km a sud-est di Berlino, non fa eccezione. Qui è nato infatti lo stile definito Kottbusser, dimenticato per secoli e poi tornato a dissetarci nel Ventunesimo secolo. Sono birre fatte principalmente con malto di frumento, oltre a percentuali minori di avena e orzo e caratterizzate dall’aggiunta di miele e melassa. Si tratta quindi di birre chiare, con un bel cappello di schiuma e una complessità data principalmente dalla base di malti e dagli aromi dolci del miele e dello sciroppo di zucchero. Sono state tra le poche a resistere, per ben 200 anni, all’Editto di purezza emanato da Guglielmo IV di Baviera nel 1516 che limitava gli ingredienti utilizzabili nella produzione ai soli acqua, orzo e luppolo (il lievito era ancora sconosciuto). Purtroppo, gli sforzi per opporsi al Reinheitsgebot non sono riusciti a dare buoni frutti e, sul finire del 1800, le Kottbusser sono praticamente scomparse. A riscoprirle oggi ci hanno pensato alcuni birrifici statunitensi, come ad esempio J Wakefield di Miami.
  2. birreKentucky common. Come molti altri stili birrari, anche il Kentucky common deve il proprio nome alla zona geografica dalla quale proviene: Louisville e dintorni sono stati la sua culla che, dal 1850 circa, fino al Proibizionismo, rappresentava il classico rito del dopo lavoro. Costava poco, sia al birrificio che al cliente, praticamente non aveva tempi di maturazione ed era di buona beva; tre fattori che, insieme, spiegano i perché della grande diffusione di questo stile birrario. Le Kentucky common sono birre ad alta fermentazione, ambrate o scure, con una buona carbonazione e grado alcolico contenuto, facilmente paragonabili alle Cream Ale. Il gusto è caratterizzato dal malto d’orzo e dal mais, che rappresentano la parte più importante del grist, oltre a piccole percentuali di malti cara e black. La forza amaricante dei luppoli è tenuta sotto controllo per sottolineare l’indole sessionable di questa birra. I rari esemplari moderni, come la Kamen Knuddeln di Against the Grain, hanno interpretato questo stile in chiave sour, come il mito vuole che siano.
  3. sahtiSahti. Al limite tra birra e bevanda fermentata, il sahti è uno storico alcolico finlandese, la cui produzione è una vera arte tra le provincie del sud della Finlandia. Più che uno stile estinto, è una ricetta antica che (in Patria) rischia di scomparire.non propriamente definibile una birra, il sahiti è una bevanda alcolica tipica della finlandia Le bevande che portano questo nome, che fatico anch’io a chiamare birre, sono prodotte tramite la fermentazione dei cereali più comuni usati nella birrificazione, quindi orzo, frumento, avena e segale, sia maltati che non. A questi vengono aggiunte bacche di ginepro per dare l’amaro, di solito in sostituzione o come complemento del luppolo. Il lievito è quello usato per la panificazione. Dare una ricetta che comprenda tutta la bellezza di questa storica bevanda, però, è impossibile: il sahti, infatti, veniva fatto in casa dalle donne che raccoglievano gli ingredienti dalla propria fattoria, usando quello che la natura gli dava in quel momento: ecco che, in alcune regioni della Finlandia, al posto del ginepro, venivano usati i lamponi con un risultato totalmente diverso, oltre alle erbe e alle spezie che ciascuna madre di famiglia poteva inserire a proprio piacimento. Un numero crescente di birrifici sta riproponendo delle versioni moderne del sahti, spesso anche con Lactobacillus. Un esempio italiano è quello del birrificio Amiata, che nel 2014 ha sperimentato una versione senza luppolo e con frumento affumicato.

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