Pasta secca: e se ci fosse l’etichetta con l’origine del grano?

23 dicembre 2016

Etichetta o non etichetta, questo è il problema. negli ultimi giorni si sta discutendo se mettere o meno l'etichetta sui pacchi di pasta secca con l'origine del grano utilizzatoIl dubbio amletico degli ultimi giorni riguarda il più famoso, il più usato, il più internazionale degli alimenti: la pasta secca. È opportuno o no introdurre sulle confezioni di pasta un’etichettatura che indichi la provenienza del grano utilizzato? C’è chi dice sì, come la Coldiretti, che vede il provvedimento come un atto di trasparenza nei confronti dei compratori, c’è chi invece si oppone con fermezza. La prima ad alzare la mano e a porre a proprio veto è stata Barilla, ritenendo la decisione (presa dal governo Renzi) non solo poco utile ma fuorviante per i consumatori. Secondo il colosso Barilla infatti, l’origine del grano non può essere, da sola, sinonimo di qualità, ottenuta da tutta una serie di fattori, relativi ovviamente alla scelta della materia prima, ma connessi anche alla capacità effettiva del saper realizzare un prodotto di livello.

pasta secca

Insieme a Barilla poi, si è aggiunta la voce dei pastai di Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) che vedono nell’etichetta un pericolo per la competitività dell’intera filiera della pasta sul mercato nazionale e internazionale. Nonostante ciò (e nonostante Aidepi abbia proposto una propria versione di etichetta alternativa, che avrebbe preso in esame la produzione della pasta nel suo insieme) il decreto è stato inviato a Bruxelles lo scorso 20 dicembre, per avviare l’iter di autorizzazione previsto a livello europeo. Lo scopo? La valorizzazione del grano italiano di qualità con la conseguente produzione di una pasta e di un grano 100% made in Italy (che però, va detto, non è ancora sufficiente da solo a coprire tutta la produzione su scala nazionale). E voi? Da che parte state?  

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