La nostra risposta ai 9 errori dei ristoratori per Andrea Scanzi

4 gennaio 2017

È di due giorni fa un simpatico articolo di Andrea Scanzi pubblicato sul suo blog che elenca i 9 errori più gravi dei ristoranti (secondo lui). Siccome viviamo ancora in un bel clima di festa, ci siamo divertiti a commentarlo. Punto per punto.

cameriere

1. I camerieri pronti alle tue richieste sono uno spettacolo, e ci vuole un fisico parecchio bestiale per fare i camerieri. Quando però stazionano a un centimetro dal tavolo perché vogliono essere (troppo) scattanti, il risultato è assai controproducente. Ti senti controllato e spiato. Più che camerieri, paiono agenti segreti del KGB. E la guerra fredda sarebbe finita. O almeno così dice Orfeo al TG1.

E quando vanno lenti perché vanno lenti. E quando non si ricordano perché non si ricordano. E quando sono troppo veloci perché sono troppo veloci. Sì, è vero, un servizio troppo attento può trasmettere ansia in qualche cliente disabituato (o troppo pignolo). Certo è che questo genere di ristoranti molto costosi sponsorizzano un servizio sollecito, spesso gradito da chi investe molti euro per una sola cena, e di certo più corretto rispetto a un servizio distratto, troppo lento. Preferisci chiamare il cameriere fischiando o agitando vistosamente il braccio? Magari in un 3 stelle? Forse non è il ristorante che fa per te. Direi quindi, in verace accento romano: stamo a parlà del nulla.

Vino rosso: alcuni studi hanno dimostrato che bere un bicchiere di vino rosso al giorno aiuterebbe ad allontanare i rischi di contrarre il diabete.

2. Finiamola con questa prassi insopportabile della bottiglia di vino che non puoi servirti da solo, perché non appena ci provi arriva il cameriere e lo fa (solo) lui. In alcuni casi, addirittura, la bottiglia te la mettono proprio lontano perché devono essere (assolutamente) loro a svolgere tale (sacra) mansione. E sono pure convinti di farti un favore: che sia una cosa fighissima (infatti te la fanno pagare oro). Allora, chiariamo: il vino è mio e me lo gestisco io. Punto.

Ancora: sì magari al cliente agitato (o beone) dà fastidio che il vino venga servito (solo) dai camerieri e, a parte l’eccesso di parentesi nel testo, qualcuno potrebbe essere d’accordo. Il punto però, è che il servizio del vino fa parte di una serie di codici che rientrano nel servizio classico alla francese. Se un maître di un grande ristorante sceglie questo tipo di servizio nella propria sala, sarà normale ritrovarsi il cameriere al tavolo per il servizio del vino. Per quanto riguarda la posizione della bottiglia rubata, nelle sale più eleganti non ci sono poi molti spazi designati per il tavolo di servizio. A chi tocca ‘nse ‘ngrugna. Anche qui, l’unica cosa che rimane da chiedersi, è se sia il ristorante adatto a te (che te ne lamenti).

posate
3. Basta con i camerieri che, ispirandosi alla rapacità di Pippo Inzaghi in area di rigore, ti sfilano il piatto non appena hai terminato di mangiare. Anzi: spesso te lo sfilano prima che tu abbia terminato. Se aspetti un attimo, caro cameriere, non è che ti fanno una multa. Magari, prima di allontanarmi dal piatto, voglio fare la scarpetta (anche se dicono che non andrebbe fatta). Oppure ho solo voglia di fare due chiacchiere col sughetto residuo della parmigiana di melanzane, perché nel frattempo mi ci sono affezionato.

In genere questo avviene nei ristoranti di alta cucina nei quali i camerieri sono appunto più attenti e solleciti. Ebbene, Scanzi, in questi ristoranti i gentili camerieri rispondono a un codice che indica loro se tu abbia o no terminato un piatto: posate poggiate sui bordi del piatto, piatto NON FINITO. Posate parallele da un lato, piatto FINITO. In questo modo potrai fare tutte le scarpette che vuoi, senza che nessuno ti tolga il piatto. Ottima soluzione, no?

patatine surgelate

4. Il servizio deve essere veloce, d’accordo, ma non troppo veloce. Se un piatto mi arriva tre secondi dopo averlo ordinato, qualcosa non torna. Magari era già pronto da giorni. Magari era surgelato. E – in ogni caso – al ristorante si va anche per conversare e lasciare che il tempo scorra lento. E’ una cena, non la Q2 delle qualifiche del sabato in Formula 1.

Per quanto riguarda questo punto, c’è solo una cosa da dire: ma dove mangi?

biagio

5. La musica non è un riempitivo e ogni nota ha un senso, a meno che non stiate ascoltando Biagio Antonacci. Se un ristorante ha la musica che accompagna i piatti, deve essere ben scelta: non puoi mangiare una tartare di tonno coi Modà sullo sfondo, o il tonno morirà un’altra volta. E poi la musica deve essere bassa: è un ristorante, non il privè di Briatore.

Ok, quindi secondo il punto 5 ci dovrebbe essere una sorta di selezione musicale sullo sfondo (che sfondo?) a seconda dei singoli piatti. Ora, tralasciando il fatto che in un ristorante ognuno ordina cose diverse e in tempi diversi, quindi un’unica selezione non sarebbe possibile, come stabilire la giusta colonna sonora? Cosa può andare con una rana pescatrice, ad esempio? Il pescatore di Bertoli? Com’è profondo il mare di Lucio Dalla? E dai su. Un consiglio: portati l’iPod e stai sereno. Ma poi poro Biagio.

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6. Quanto appena asserito, vale ancor più per la musica dal vivo. O fai ristorazione, o fai concerti(ni). Non puoi contemporaneamente mangiare e ascoltare musica live. E’ una cafonata, tanto per te quanto per chi suona.

La risposta a questo punto è anche più semplice: se c’è un concerto in quella sala ed è possibile mangiare TU NON FARLO. Vai avendo già cenato e prendi solo qualcosa da bere, senza rompere l’anima a chi vuole gustarsi un pasto ascoltando un concerto dal vivo. No? E poi, gli ortaggi potrebbero tornare utili, sarebbe un grande classico.

carta dei vini

7. Le carte dei vini vanno ossequiosamente aggiornate. E’ insopportabile ordinare un vino e sentirsi dire: “Ops, è finito”. Se è finito, lo si cancella. Se non è cancellato, quel vino ci deve essere. Per forza.

Ok, questa te la vogliamo passare. Le carte dei vini, così come i menu, vanno aggiornati. Abbiamo l’ansia ma dobbiamo darti ragione.

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8. La tivù, al ristorante, non deve esserci. Mai. Okay quando il locale ha come priorità quella di far vedere le partite, tipo pub, ma nei ristoranti propriamente detti la tivù deve essere ben spenta. Se è accesa, chi sta con te la guarda. E se la guarda, tu parli da solo. E ti incazzi. Giustamente.

Per quanto riguarda (anche) questo punto, c’è solo una cosa da dire: ma dove mangi?

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9. Gli osti simpatici sono sempre graditi. Ma c’è una differenza sottile tra essere simpatico ed esser logorroico. Non me ne frega nulla se ti hanno fatto la multa al mattino, se ti piace quel vino o se domani ti scade la rata del mutuo. Sono qui per cenare con Rosario Dawson, mica per ascoltare te. (Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2017)

L’oste non dovrebbe essere fastidioso, è vero, anche se a volte può capitare che sia meglio del nostro commensale. Che ne dici Rosario? Si scherza eh.

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