5 piatti a cui dire NO! durante la pausa pranzo

1 febbraio 2017

C’è stato un periodo dorato della nostra vita in cui non importava quello che mangiavamo, o quanto; qualunque cosa fosse successa, dopo pranzo la nonna ci avrebbe preso in braccio e messi a dormire nel lettino. tutte regole che dovreste tenere a mente e che dimenticherete quando avrete fame Poi siamo cresciuti e abbiamo imparato a preoccuparci di tutto: le calorie, le provenienze, i grassi. Seppure non ci importa nulla della linea e viviamo tranquilli anche coi fianchi larghi, i rischi della pausa pranzo sono infiniti. Nel mare magnum dei pericoli possibili, da una parte ci sono i colleghi che vogliono parlarti di tutte le prodezze calcistiche dell’Atalanta (ma per evitarli è sufficiente cambiare tavolo o lavoro), dall’altra gli effetti sgraditi del cibo. Per evitare questi ultimi non vi basterà leggere questo articolo, né comprare i libri di Rosanna Lambertucci, né tantomeno seguire un corso per corrispondenza di autostima. Perché ormai lo abbiamo imparato: spesso non decido io, decide il mio stomaco. Seguono tutte regole che dovreste tenere a mente e che dimenticherete quando avrete fame. Ecco 5 piatti da evitare se dopo la pausa pranzo la nonna non vi mette nel lettino.

  1. pizzaPizza margherita. Yahoo Answers è travolta dai messaggi compulsivi di persone che al parco acquatico, a lavoro, in campagna, dopo aver mangiato la pizza, sono colpite da un sonno profondissimo e indomabile. Se vogliamo usare la ragione, impariamo che i carboidrati ad alto indice glicemico favoriscono l’aumento di triptofano, aminoacido dal nome difficile che indurrebbe proprio sonnolenza e senso d’affaticamento. Se ragioniamo col cuore, tuttavia, non si può consigliare di rinunciare alla pizza: mangiatela; se vi viene sonno pazienza.
  2. frittata di cipolleFrittata con le cipolle. La frittata è buona, è pratica; vostra moglie può finalmente usare il corredo di tupperware che ha chiesto per il matrimonio. Tuttavia, già di per sé, la frittata non è il piatto più digeribile che possiate concepire. Tecnicamente, se cotte a lungo, le proteine delle uova tendono a ricostituire la struttura terziaria; quello che può interessarvi di questa spiegazione chimica è che la digestione diventa più lunga e complicata. E fino a qui non abbiamo ancora fatto i conti con le cipolle. In questo caso non serve parlare di strutture terziarie o quaternarie, basta richiamare l’esperienza: quante volte avete mangiato la cipolla a pranzo per sentirne il sapore ancora a cena, magari del giorno dopo?
  3. Bastoncini di pescePesce riscaldato. Se non vi importa di voi, abbiate pietà del malcapitato che con voi è costretto a lavorare; della sua dignità e della sua anima. Quelli che portano il pesce dei giorni prima, riscaldato e oliato, annunciano il loro arrivo con scie irraccontabili. Ostracizzati da tutto l’ufficio, mentre mangiano in un angolo remoto, non sanno che rischiano anche di farsi del male: se credete alla Food Standard Agency britannica, riscaldare il pesce potrebbe non favorire l’eliminazione dei batteri responsabili di intossicazione. Mangiatelo a casa il pesce, cotto per bene, una sola volta.
  4. fritto misto2Fritti unti. Il fritto è ciò che distingue l’uomo dagli animali, ciò che lo ha reso grande nella scala dell’evoluzione. Come gusto e sfizio, va bene sempre. Come opportunità, quasi mai. Sorvoliamo sul fatto che è pesante, grasso e, spesso – non neghiamolo – l’olio non è di primissima mano (perché i supplì li avete comprati in una rosticceria scadente: non fingete di aver passato la notte a spadellare); ma vogliamo parlare delle chiazze d’unto con cui avete cresimato tutte le pratiche della vostra azienda? Salvate i documenti del vostro capo e concedetevi il fritto – magari non troppo unto – in situazioni più adeguate.
  5. Galley fagioli - still_lifepasta_e_fagioliPasta e legumi. È vero che da quando mangiate legumi la vostra pelle è più levigata e vi sentite energici e connessi al grande flusso del cosmo, ma questo non vi autorizza a farlo sempre sempre; o comunque, bisogna farlo nel modo giusto. Ammessi: insalata di ceci, lenticchie con lo zenzero, quinoa e fave. Per i piatti più elaborati, più conditi, più pesanti, con prevalenza di fagioli, dobbiamo almeno citare la fermentazione degli oligosaccaridi, cioè la difficoltà di digerire alcuni zuccheri tipici dei legumi, con conseguente produzione di gas. Senza usare ardite metafore, consumate spesso i legumi (vi fa bene!), ma in ufficio lasciate che il bagno sia libero per tutti.

Lascia il tuo commento

I commenti degli utenti