Se Alitalia ci toglie anche i salatini…

6 febbraio 2017

Fin da quando ero giovane e puro mi sentivo rivolgere una domanda la cui voluttà era così intensa da non saper rispondere: “Dolce o salato?”. L’idea che nella vita non solo si potesse essere accuditi e viziati, ma si ponesse addirittura la suprema libertà di scegliere in quale modo, non si poteva conciliare con la mia cattolica vocazione al martirio. alitalia non servirà più snack a bordo dei suoi voli, finita l'era di biscotti o noccioline Ho dovuto lavorare su me stesso, sui miei retaggi, costruire un’autostima solida, per riuscire finalmente a balbettare dolce quando montava dentro un’irresistibile voglia di biscottini; salato, se l’unica salvezza terrena sentivo di poterla trovare nelle noccioline. Questo altalenante percorso alla ricerca di me stesso si rivela oggi vano, tutto crolla: Alitalia ha scelto di non offrire più snack ai suoi passeggeri. Come quelle zie inospitali e fredde, con le dita nodose, che per farci andar via più in fretta ci versano solo il fondo del succo tropicale, senza nemmeno una patatina, un salatino, o l’accenno croccante di un toast. Vado a informarmi sulla notizia, tremenda, e scopro che Alitalia ha annunciato tagli da 160 milioni di euro.

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Da schiavo del cibo per cui nulla conta più del mangiare, non mi rendo conto che presumibilmente il piano industriale coinvolgerà altri settori e poveri esseri umani, e penso: ma quanto diavolo costavano questi snack? In effetti, all’Expo di Milano, Alitalia era tutta frizzantina e briosa e sfruttava gli sguardi ammiccanti di Carlo Cracco per lanciare l’accordo con San Carlo. Niente più patatine: Cracco può tornare a parlare con se stesso o col suo bagno in altre note e inspiegate pubblicità. Comincio a pensare che nessun viaggio sarà mai più bello, che i tempi felici non torneranno. Le forze residue della mia ragionevolezza mi consigliano di comprare uno snack al supermercato, metterlo nel bagaglio a mano e appestare il malcapitato vicino di volo (perché tanto si sa che sceglierò patatine alla cipolla); ma il mio cuore resiste, combatte: la vera bellezza, quella grande, sta nel sedersi comodi, aspettare la domanda, scegliere dopo aver a lungo ragionato, ricevere il sacro pacchettino, mangiare; è un rito. Portarsi lo snack da casa sarebbe come farsi la proposta di matrimonio da soli.

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Con una sorta di risvegliato interesse economico, vado a spulciare tutte le informazioni sull’argomento e intravedo uno spiraglio: è probabile che l’orribile rinunzia riguardi solo i voli nazionali. Perciò, se siete patriotticamente legati all’idea di avere una compagnia di bandiera (anche solo a livello simbolico), potete preparare panini con la frittata e mini muffin farciti con la marmellata di zia Rina e portarli in dono al colosso dei trasporti aerei; Alitalia li offrirà ai conterranei che vanno da Napoli a Roma, da Roma a Firenze, da Firenze a Bologna. Ma non posso appellarmi alla sola solidarietà degli italiani: in preda al furore, leggo un pezzo intero del Corriere della Sera e capisco che Ryanair preme perché loro possano sedurre i passeggeri e portarli fino a Fiumicino o a Malpensa, cosicché Alitalia li trasporti a quel punto nelle tratte di lungo raggio. Sperando che l’accordo vada in porto, comincio a prenotare vari voli per New York, per Singapore… perché non sono pronto a rinunciare alla bellezza, alla libertà. Sedermi, aspettare, scegliere: “Dolce o salato?”.

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