Pompìa, pomelo e mapo: gli agrumi alternativi che non conoscevate

12 febbraio 2017

Arance, mandarini, pompelmi e limoni: sono tutti agrumi che siamo abituati ad acquistare e a utilizzare nelle varie ricette, dolci o salate che siano.possono essere adoperati per realizzate marmellate e liquori Tuttavia, all’interno della loro grande famiglia, quella degli agrumi appunto, ne esistono altri meno conosciuti e di altrettanta bontà, perfetti per esaltare i piatti, donandogli un piacevolissimo tocco di freschezza e acidità. Stiamo parlando della pompìa, del pomelo e del mapo, i quali si prestano, tra i vari usi, anche per realizzare conserve, centrifugati e liquori. Curiosi di saperne di più? Vediamo insieme tutte le carattetistiche di questi tre agrumi alternativi e come adoperarli in cucina.

Pompìa

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In dialetto sardo è sa pompìa, ed è una varietà di limone endemica della terra dei quattro mori, soprattutto dei comuni di Siniscola, Posada, Torpè e Orosei. L’origine della pompìa non è ancora chiara, ma la teoria più accreditata la vuole ibridazione di cedro e limone o di cedro e pompelmo. Quel che è certo è che si tratta di uno degli agrumi più rari del mondo: solo venti anni fa esistevano appena poche centinaia di alberi e, fino al 2015, la pompìa era nota solo come citrus monstruosa, nemmeno riconosciuta dalla comunità scientifica. La sua riscoperta risale alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, quando a Siniscola è stata impiantata una coltivazione estensiva del frutto per un progetto di agricoltura sociale. Nel 2004, nello stesso comune, cinque produttori hanno avviato un progetto per salvaguardarne la biodiversità: nasce quindi il presidio Slow Food di sa pompìa. Dalla buccia rugosa e irregolare, più ancora di quella del cedro, può raggiungere fino ai 70 centimetri di circonferenza e settecento grammi di peso.

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Non si può consumare fresca, perché risulta praticamente immangiabile: la polpa è poco succosa e particolarmente acida. È invece ottima una volta cotta, tanto che viene utilizzata per realizzare un dolce tradizionale sardo chiamato sa pompìa intrea, dalle note zuccherine e un piacevole retrogusto amaro, di cui le donne siniscolesi custodiscono gelosamente la ricetta, tramandata da secoli soltanto in forma orale. Da provare sono anche la marmellata e la s’aranzata thiniscolesa, una variante della tradizionale aranzada, altra specialità dolce tipica sarda, fatta con arance candite e mandorle. Ricchissima di oli essenziali, la pompìa è utilizzata nel campo cosmetico e in erboristeria come ricostituente e rimedio naturale per curare tosse, mal di gola, raffreddore o inappetenza.

Pomelo

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Conosciuto come pummelo o pampaleone, il pomelo è il frutto della Citrus maxima e appartiene alla famiglia delle Rutacee. È considerato una delle tre specie primarie da cui derivano gli agrumi di più comune consumo, come cedri, pompelmi e mandarini. Nasce nel sud dell’Asia e della Malesia, ormai conosciuto da oltre quattromila anni, introdotto in Cina intorno al 100 dopo Cristo, dove è coltivato principalmente nelle regioni meridionali. Le piantagioni di pomelo sono presenti anche a Taiwan, in Giappone, in Malesia ma anche California, Israele e, solo di recente, in Sicilia. In alcuni paesi è noto come shaddock, dal nome del capitano inglese che lo avrebbe introdotto al consumo in Giamaica già nel XVIII secolo (la denominazione è rimasta in Liguria, dove viene chiamato sciaddocco).

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Nonostante il pomelo sia stato, fino a poco tempo fa, completamente ignorato – tanto che trovarlo nei nostri mercati e supermercati era un’impresa praticamente impossibile – oggi vive un lustro tutto nuovo e si trova agevolmente anche in catene e discount. Le sue dimensioni ricordano quelle dei cedri più grandi, visto che il suo peso medio si aggira intorno al chilo e mezzo (ma può arrivare anche a dieci chili) per circa quindici centimetri di diametro. La buccia, invece, ricorda quella del pompelmo: liscia, poco porosa, gialla tendente al rosa in fase di maturazione. Una volta aperto, l’albedo, la parte interna bianca, risulta molto spessa e spugnosa ma si stacca dagli spicchi con facilità. Il sapore ricorda quello del pompelmo ma più delicato e meno amaro. E sebbene gli spicchi siano ricchi d’acqua, rimangono sodi e compatti all’assaggio, evitando la tipica sbrodolatura di arance e mandarini. A livello nutritivo, il frutto è poco calorico (circa 35 kcal per centro grammi) ed è un buon concentrato di fibre, potassio, vitamine C, del gruppo B e acido folico. Di solito viene consumato fresco o spremuto per condire insalate e verdure, mentre la buccia, alle volte candita, viene a volte utilizzata per l’estrazione di oli essenziali.

Mapo

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È un incrocio tra mandarino tangerino Avana e il pompelmo Duncan. Nasce nel 1950 nel Centro di ricerca per l’agrumicoltura e le colture mediterranee di Acireale ed è stato rilasciato per la coltivazione nel 1972. Di forma identica a quella del pompelmo, è lievemente più piccolo ed è caratterizzato da un gusto aspro con note di mandarino. La polpa è giallo-arancione mentre la buccia è sottile, di colore verde acceso che vira al giallo dopo la maturazione. Anche il mapo, come il pomelo, ha poche calorie, soltanto 31 ogni cento grammi. Per essere certi di averne acquistato uno al giusto grado di maturazione, è sufficiente annusarlo: se il profumo risulta particolarmente intenso, è pronto per essere mangiato.

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Si può consumare a spicchi come prodotto fresco, spremuto o in versione centrifugato, fresco e salutare; e ancora, potrebbe diventare il protagonista ideale per rinnovare quella vecchia ricetta della torta al limone della nonna, da accompagnare, perchè no, con un bicchierino di Mapo Mapo, noto liquore molisano. Come tutti gli agrumi, anche il mapo è ricco di vitamina C, ed essendo un incrocio tra mandarino e pompelmo, possiede le virtù di entrambi: notevole presenza di vitamine del gruppo B, vitamina A, ferro, magnesio, iodio, potassio e acido folico.

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