Itinerario nella valle della Taggiasca, la Valle Argentina

1 marzo 2017

Dal Monte Saccarello, vetta delle Alpi Liguri alta 2.201 m, fino a sfociare nel Mar Ligure, ad Arma di Taggia: in un'ora circa si passa dal mare alla montagna, dai fiori ai pini il corso del torrente Argentina è lungo circa 40 km e attraversa l’intera valle che porta il suo stesso nome in provincia di Imperia. Seguendo il suo tragitto dai monti al mare s’incontrano i centri principali della valle: Triora, Badalucco, Taggia, affascinanti borghi arroccati tra olivi e boschi. O viceversa, dalla costa ai monti, per scoprire un po’ alla volta quest’angolo d’Italia poco noto ma bellissimo e ancora intatto, non deturpato da insediamenti industriali e centri commerciali, e i suoi piatti e prodotti più gustosi. In un’ora circa si passa dal mare alla montagna, dalle spiagge alle piste da sci, dai fiori che colorano l’incantevole Riviera alla macchia mediterranea fino ai pini e ai boschi montani; senza tralasciare i tanti alberi – spesso secolari – di olivo, i cui riflessi argentei delle foglie mosse dal vento danno il nome alla valle.

Taggia

pissaladiere

È proprio una passeggiata tra gli olivi che accompagna la strada che va da Arma di Taggia – graziosa località costiera famosa per le belle spiagge e le acque pulite che da anni ottengono il riconoscimento della Bandiera Blu – fino a Taggia, il comune dell’entroterra da cui prendono il nome le rinomate olive liguri, vere e proprie protagoniste della gastronomia locale insieme all’olio che se ne ricava. Una sosta qui può anche essere l’occasione per assaggiare piatti e prodotti tipici come la figassa, variante locale della piscialandrea o pizza d’Andrea – focaccia farcita con un battuto di cipolla e acciughe salate creata in onore dell’ammiraglio genovese Andrea Doria – e i canestrelli, taralli salati a base di farina e olio d’oliva.

Badalucco

Continuando a salire lungo l’Argentina si arriva a Badalucco, suggestivo borgo medievale caratterizzato dagli antichi ponti a schiena d’asino che segnano le vie d’accesso al paese e dalle case in pietra che si affacciano sui caruggi, gli stretti vicoli del centro. Passeggiando tra viuzze e piazzette si scopre un’altra particolarità del borgo: lo stoccafisso a baucogna è un piatto antichissimo, praticamente precolombiano, senza ingredienti importati dalle americhe quasi ogni casa è decorata da murales, sculture e opere in ceramica realizzate a partire dagli anni ’90 da artisti locali e non solo, rendendo il paese dipinto un vero museo a cielo aperto. Non è solo l’arte, però, a essere un buon motivo per venire qui: cittadina vivace e allegra, Badalucco – che in estate ospita anche delle serate di degustazione in collaborazione con la Banca Del Vino di Pollenzo – ha pure un interessante repertorio gastronomico a cominciare dallo stoccafisso a baucogna. “È un piatto antichissimo, praticamente precolombiano visto che non ci sono ingredienti importati dalle Americhe ma solo stoccafisso, tanto olio, funghi secchi, pinoli, acciughe e brodo di carne” racconta Franco Boeri Roi, olivicoltore e appassionato promotore del borgo e dell’intero territorio. “Si prepara in grandi pentole con un buco al centro dove si fa cuocere a lungo, raccogliendo poi il brodo dal centro per versarlo sul pesce. La particolarità è che si usano anche le lische: dopo aver pulito il pesce, infatti, vengono sistemate sul fondo della pentola facendone uno strato alto circa 10 cm, per non far bruciare il pesce durante la lunga cottura. Una volta pronto, si rompe il tutto con un bastone e si mangiano anche le lische che si sciolgono in bocca. La ricetta nasce dalla necessità di mangiare pesce in Quaresima: pur essendo vicini al mare, da queste parti il pesce fresco era troppo caro e si preferiva lo stoccafisso in arrivo dal porto di Genova, a quei tempi più economico. A Badalucco se ne mangia tanto, a settembre si fa una grande sagra e siamo perfino gemellati con le isole Lofoten!”.

fagioli-bianchi-di-badalucco

Altra prelibatezza locale sono i fagioli bianchi che crescono nelle zone di Badalucco, Conio e Pigna, piccoli e tondeggianti e dalla buccia quasi impercettibile. Prodotto tipico della Valle Argentina – si trovano tracce della loro coltivazione fin dal 1750 – probabilmente devono la loro bontà e tenerezza alle acque pulite e abbondanti dell’Argentina ma oggi sono diventati rari e sono tutelati da un Presidio SlowFood. Secondo le abitudini locali dopo l’ammollo si lessano e si condiscono con aglio, prezzemolo e abbondante olio extravergine, naturalmente di Taggiasca. Ma sono anche protagonisti di ricette tipiche di ogni paese: A Pigna accompagnano la carne di capra, a Conio si fa lo zemin (zuppa di fagioli, verdura e carne) mentre a Badalucco si mangiano i friscioi, deliziose frittelle. Questo e molto altro – dal coniglio alla ligure fino alla classica cima, saporito piatto a base di carne di vitello e verdure – si trova in menu all’Osteria Cian de Bià (via Silvio Pellico, 14), grazioso locale del centro storico guidato da Ivo Orengo.

agriturismo-ladagio

Insomma, Badalucco è il luogo ideale per fare base durante una vacanza da queste parti, anche grazie alla presenza di accoglienti strutture: dal raffinato agriturismo L’Adagio (regione Roglietto, 15, in fotografia) gestito da Rossella, la moglie di Franco Boeri Roi, immerso tra gli olivi – che ospita anche un centro benessere a tema – al romantico Poggio di Marò (regione Poggio, 10), nei pressi del Rio Carpasina, fino alla rilassante locanda Le Macine del Confluente (località Oxentina), anch’essa circondata da alberi d’olivo.

Montalto Ligure

frandura

Da qui si prosegue ancora verso Nord. A breve distanza da Badalucco c’è infatti Montalto Ligure, inserito tra i paesi romantici non solo per la sua bellezza; secondo una leggenda qui, nel XIII secolo, avrebbero trovato riparo due sposi di Badalucco che non vollero sottostare allo jus primae noctis. Oggi vale la pena fermarsi per ammirare il borgo medievale e anche per assaggiare la fràndura, una sorta di croccante torta rustica a base di patate tagliate in fette sottili, farina, latte e olio; anche questo un piatto antico, di sussistenza, testimonianza dell’ingegno contadino nell’utilizzare al meglio le risorse del territorio.

carpasina

All’altezza di Montalto la valle si divide in due: da un lato si va verso Carpasio, paese di poco più di 160 anime da cui prendono il nome il torrente e la valle Carpasina. Di origine longobarda, il paese – che ospita un interessante Museo della Resistenza – è passato alla storia soprattutto per un episodio della II Guerra Mondiale: nel 1944 alcuni partigiani locali riuscirono a sconfiggere i tedeschi sulla vetta del monte Grande, costringendoli alla resa. La specialità locale è il pan d’orzo, detto anche carpasina: pane a base d’orzo anticamente usato dai pastori per la sua conservabilità, una volta indurito viene sfregato con aglio, bagnato nell’acqua e poi condito con pomodoro, acciughe, olio e sale.

triora

Dall’altro lato invece si raggiunge Triora, noto anche come il paese delle streghe. Qui, ai tempi dell’Inquisizione, si svolse un processo contro alcune donne accusate di stregoneria e di aver causato morti, pestilenze e carestie. Imprigionate e torturate, alcune confessarono e furono messe al rogo. Ma il presente di Triora è decisamente più ridente: luoghi e sapori unici, da scoprire in ogni stagione grazie al clima mite che rende piacevoli anche gli inverni il bel borgo medievale e i suoi boschi montani – luogo di confine con Briga e la val Roia, territori ceduti alla Francia nel 1947 – sono rinomati per i funghi, cui è dedicata una bella sagra a fine settembre; le lumache sono invece la specialità del vicino comune di Molini di Triora dove vengono cucinate secondo tradizione con olio, vino, aglio e abbondanti erbe selvatiche locali, dall’alloro alla menta. Luoghi e sapori unici, da scoprire in ogni stagione grazie al clima mite che rende piacevoli anche gli inverni e ai corsi d’acqua incontaminati che d’estate si rivelano un’ottima alternativa alle spiagge più affollate. Se poi si pensa che a poca distanza c’è il glamour di Sanremo e della Costa Azzurra – Nizza, con il suo aeroporto, dista solo 70 km – non manca davvero nulla. Per i meno mondani i 24 km di spettacolare pista ciclabile a picco sul mare ricavata lungo l’ex ferrovia costiera, da Santo Stefano a Bordighera, possono essere un motivo altrettanto valido per venire a scoprire questi posti.

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