Identità Golose 2017: viaggiare con la cucina di Francesco Apreda

5 marzo 2017

A 12 anni da quel primo congresso a Palazzo Mezzanotte Identità Golose è cambiata tantissimo non solo e non tanto per riconoscimento mediatico, importanza e dimensioni quanto per la spinta di filosofia del cibo che racchiude nel proprio motto per l’edizione 2017: La forza della libertà: il Viaggio. La libertà che invoca Paolo Marchi è una libertà a tutto tondo, di pensiero e di azione. Si tratta della libertà da stereotipi e assolutismi dove passione e cuore non possono e non devono limitarci nella curiosità e nel desiderio di conoscenza, di scoperte sempre nuove. Il viaggio diviene il tema dominante di questa azione di profonda rivisitazione ciclica in cui innovazione e tradizione si susseguono senza fine. Il viaggio come fil rouge capace di farci passare attraverso materie prime e luoghi di produzione e di farci comprendere perché il confronto è ricchezza, è conoscenza.

cacio-apreda

Così ho preso immediatamente la palla al balzo e sabato 4 marzo sono corso all’incontro con Francesco Apreda. Il contenitore era quello di Identità di Formaggio e il tema era Cacio d’Oriente, il viaggio che riporta a Roma. Francesco è uno chef napoletano che ha fatto esperienze significative in tutto il mondo e che tutt’ora segue importanti realtà imprenditoriali italiane in India. La persona giusta per riflettere sul messaggio di Paolo Marchi.
L’emozione con la quale ha raccontato delle proprie esperienze con spezie e prodotti tipici di territori e popoli così lontani e diversi da noi è stata contagiosa. Non si tratta di contaminazione, non si tratta di perdita d’identità, si tratta invece di completezza. Acquisire conoscenze nuove e diverse ti rende più consapevole e più capace di ricevere emozioni. Ti rende più forte, più ricco. Ti consente di avere maggiori strumenti attraverso i quali elaborare nuove alchimie, di ricevere nuove sensazioni, di confrontarti con la tradizione impreziosendola con nuovi ingredienti.

apreda

Il viaggio continua e si trasforma. Non è più il viaggio del professionista del cibo e neppure quello della materia prima ma è quello del gusto. Ho lasciato il congresso più ricco, perché ho preso cognizione che al pecorino romano non dispiace affatto incontrare lo shiso in un pesto strepitoso, solo un tantino meno ligure. Ed è sempre il viaggio a rendere un piatto tradizionale e italiano come lo gnocco alla romana, degno di una nuova e intrigante versione Asia Express.

apreda-2

Perché è sempre più vero che vivendo all’estero, a contatto con tradizioni diverse, si ha ancora di più la necessità di raccontare la nostra cucina anche attraverso ingredienti nuovi e diversi. E perché, infine, la prima forma di libertà è proprio quella di poter scegliere il cibo che più ci piace, che abbia viaggiato o che sia a Km 0, che sia lusso o semplicità.

Lascia il tuo commento

I commenti degli utenti