Quella volta in cui ho mangiato un raviolo con la cannuccia

13 marzo 2017

Sono stata a New York. In preparazione del mio viaggio ho stilato liste e ideato itinerari che avrebbero potuto soddisfare la fame di 5-6 persone per giorni. Mi sono sentita in missione: i soup dumplings sono ravioli ripieni di brodo bollente e carne di maiale la prima volta negli Stati Uniti, la prima volta al cospetto di tutti quei locali ammirati sul web e mai provati di persona. Alla ricerca del boccone perfetto di pizza, di cheesecake, di ramen, di hamburger… o di dumplings, i ravioli cinesi che adoro. Nella Grande Mela ho provato i soup dumplings di Nom Wah Tea Parlor, il primo posto da dim sum di New York, e ho assaggiato i ravioli alla piastra della nuova sede di Mimi Cheng’s, ma mi sono persa il raviolo più voluto del momento. Un raviolo capace di occupare da solo un cestino di bambù e di saziare una persona; un raviolo così gonfio di brodo di maiale da necessitare una cannuccia per la sua consumazione: lo xiao long bao o soup dumpling di Drunken Dumpling, talmente sulla bocca di tutti che i 25 esemplari prodotti ogni giorno finiscono all’ora di pranzo.

soup-dumpling-xl

Troppo impegnata a inseguire David Chang in giro per i suoi locali per farmi autografare una bottiglia di Ssäm Sauce, ad assaggiare hamburger senza carne e farmi venire crisi glicemiche saltando da una pasticceria all’altra, ho perso di vista quello che avrebbe potuto essere il soup dumpling definitivo. Ho mancato l’occasione di essere in una di quelle file interminabili fuori dai locali alla moda, di postare su Instagram il frutto della mia attesa, una ricompensa ancora più preziosa di un cronut – che ho assaggiato: so overrated. In aereo, di ritorno verso l’Italia, ho iniziato a elencare tutti i ristoranti che non avevo potuto visitare, con un senso di insoddisfazione da collezionista di schede telefoniche che si vede soffiare un esemplare marchiato Sip.

sheng jian bao

E poi sono tornata a Chinatown a Milano. Nel mio locale preferito di via Paolo Sarpi, Tang Gourmet, un luogo magico fatto di vassoi rossi e squisiti sheng jian bao, o anche “i ravioli più sottovalutati del pianeta“, ho trovato una sorpresa. Sbucato all’improvviso sul menu, come un fungo dopo la pioggia, ecco il mio soup dumpling gigante, con tanto di cannuccia. La cassiera ha sorriso soddisfatta quando ho indicato la mia preziosa scoperta. Ho preso il mio scontrino e sono andata al piano di sopra ad attendere.

raviolo gigante

Il mio raviolo non riposava in un cestino di bambù ma in una coppetta di alluminio, di quelle in cui di solito si lascia rassodare la panna cotta. Non era XXL come quello di Drunken Dumpling ma era abbastanza panciuto. il brodo è molto saporito, ha una base di carne di maiale ingentilita da erba cipollina e zenzero Un po’ di brodo brillava sulla superficie. Distratta dall’aspettativa, ho strappato la carta della cannuccia, ne ho infilata un’estremità tra le pieghe del raviolo e ho preso un sorso. Solo se avessi aspirato direttamente dalla pentola in cucina avrei potuto scottarmi di più. Con alcune discrete lacrime a rigarmi le guance, ho aperto un po’ il raviolo per far sfiatare il brodo ustionante. La pasta è morbida, forse un po’ troppo spessa sul fondo. Il brodo è molto saporito, è lo stesso che riempie i miei fin troppo adorati sheng jian bao: ha una base solida di carne di maiale, ingentilita da erba cipollina e zenzero. Non è quel brodo di cui berresti litri e litri, ma è diretto come un espresso, da sorbire in piccole quantità.

soup dumpling

Ho finito il mio soup dumpling con non poche difficoltà: bisognerebbe studiare il prodigio del calore infinito che si sprigiona da un raviolo extralarge servito in una coppetta da budino. Archiviata anche questa faccenda, sono andata a fare acquisti da Kathay a via Canonica. Ed è qui che ho incontrato i noodles più incendiari del pianeta: alla prossima puntata con la Fire Noodle Challenge.

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