Torino: 6 indirizzi da non perdere per gustare la città

13 marzo 2017

La seconda edizione del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino (svoltosi dal 23 al 25 febbraio scorso) è stata l’occasione giusta per la (ri)scoperta di una città dalle grandi eccellenze alimentari – quelle che possono essere assaggiate in soli 3 giorni di permanenza. Torino, per gli appassionati, è una vera Disneyland: l’offerta è ricchissima per varietà e qualità, l’attenzione al territorio costante, e la presentazione sa affascinare sia quando si richiama a storia e tradizioni, sia quando parla un linguaggio più contemporaneo in linea con le ultime tendenze di cucina e gastronomia.
Tra convegni, passeggiate e assaggi in libertà, ecco 6 cose (e indirizzi) che ci sono piaciute e che non ci fanno vedere l’ora di tornare in città. Sicuramente per il prossimo festival, augurabilmente anche prima.

  1. pastificio4Nel nostro percorso di degustazione, la prima tappa è il Pastificio Sapori di Tassinari (via Mazzini, 36/a), un artigiano nel senso più autentico del termine: all’apparenza un alimentari di quelle antichi, dove, nella vetrinetta, i vassoi di pasta fresca convivono con il necessarie per la cucina quotidiana (dal burro al grana, di quelli buoni). La proprietaria ci parla con passione di un’attività iniziata nel 1981: tantissime varianti di pasta ripiena, tutta fatta rigorosamente a mano, ricette dimenticate riportate a nuova vita e la possibilità di mangiare in loco. Da assaggiare: l’agnolotto Cavour, cuore tutto torinese.
  2. castagna1Sapete che la scuola torinese è una delle scuole per eccellenza della lavorazione del cioccolato? Abbinamento principe, quello con la nocciola. L’emblema di questo matrimonio è il gianduiotto, nel negozio-gioiello del cioccolatiere Guido Castagna (via Maria Vittoria, 27/c), seconda tappa del nostro itinerario, proposto come giuinott (giovinetto), una versione hardcore che privilegia la presenza della nocciola. In bocca una carezza assoluta: uno dei migliori, se non il migliore, mai assaggiato. La sosta da Castagna è stata l’occasione anche per assaggiare ‘L Türinèis: un vino tipico in grande rinascita, il Vermouth, (con la qualità di Vermouth Anselmo), abbinato alle fave di cacao lavorate dal cioccolatiere, dà vita ad un liquore di cui non vi stanchereste mai.
  3. gelato1L’eccellenza dei numeri primi, una gelateria che è +DIUNGELATO (galleria Subalpina, 32): progetto di cooperazione nata con lo scopo di dare impiego a giovani e meno in periodo di crisi, votata all’alta qualità grazie ad una rete di fornitori selezionati e tecniche di lavorazione rigorosamente artigianali. L’ingrediente in purezza è protagonista: creme comme il faut, latte e panna straordinari, cremosità giusta, frutta di filiera certificata. Gusto da non perdere: banana con noci caramellate
  4. mulassanoDal nuovo al vecchio, citiamo un posto che nella toccata e fuga nel cuore della città (Piazza Castello) non può mancare. Mulassano, caffè storico, piccolo, affollato, orgogliosamente sabaudo e con una vetrina di tramezzini che meriterebbe l’esportazione planetaria – “qui, nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo, inventò il tramezzino”, dice una targa nel locale. Assaggiate la versione al vitel tonnè: tutto il Piemonte in un quadratino di pane 3×3
  5. bancoOk gli assaggi, ma per mangiare bene a Torino dove si va? Una delle nostre cene è a un tavolo last minute trovato da Banco Vini e Alimenti (via dei Mercanti, 13/f): spin off di casa Consorzio, è un locale dalla formula agile (si va dai piatti alle tapas), l’atmosfera giusta e una carta tutta incentrata sui vini naturali. Qui abbiamo assaggiato una panna cotta che non ci dimenticheremo facilmente (dopo averla provata, direte: ah ma allora è così che si fa la panna cotta!).
  6. cianci piola caffePer una sosta più in linea con la tradizione, ma sempre in ambiente informale (decisamente informale, cenerete gomito a gomito con i vostri vicini) e spendendo qualcosa di meno, Cianci (largo IV marzo, 9/b), piola di nuova generazione e centrale: se avrete la fortuna di accaparrarvi un tavolo, non perdete il loro sformato di cavolfiore con fonduta.

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