Cambio location: Romeo (e Giulietta) a Roma

24 marzo 2017

Alla fine è nato. Il parto è stato lungo, ma Romeo è finalmente pronto. Aperto al pubblico. Non è stato facile perché sistemare i 2000 metri quadri all’incrocio tra il Lungotevere e Via Marmorata di proprietà dei Benedettini e, fino a qualche tempo fa, sede di un concessionario d’auto, richiedeva tempo. Se a questo si sommano le peripezie burocratiche che qualsiasi nuova attività deve affrontare, qui moltiplicate per via delle dimensioni, sono passati quasi due anni dalle prime notizie che parlavano del trasferimento da Via Silla, sede del vecchio Romeo, di Cristina Bowerman e Fabio Spada. A parlarmene per primo fu uno degli altri due soci di questa avventura: Antonio Scuteri, giornalista e curatore dell’inserto Sapori di Repubblica. L’altro è Giuseppe Di Martino, uno dei grandi artigiani pastai italiani, con il Pastificio dei Campi (e non solo), il Pastificio Di Martino, e non solo.

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Ma come è questo nuovo Romeo? In parte ripercorre la strada del luogo originario: entrando a destra, il banco di salumi e formaggi, la panetteria con dolci e lieviti, tutti preparati nei grandi laboratori interni. Poi si accede al cocktail bar, coordinato da Michele Gambino, che si accenderà all’ora dell’aperitivo fino al dopo cena, spaziando dalle miscelazioni classiche a signature cocktail del locale. Si parla molto bene del gin toxic, io ho assaggiato un buon Negroni, stuzzicato da un tocco di affumicatura, possibile marchio della miscelazione targata Romeo.

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Poi arriva il regno principale di Cristina Bowerman, il ristorante: diviso in varie sale che si possono modulare per creare ambienti privati. C’è anche un tavolo dello chef a vista sulla cucina. La proposta spazierà dai piatti della tradizione romana, fritto e paste in primis, alla vena creativa dello chef, con la possibilità di cenare con un intero menu da gustare con le mani, evoluzione di un concetto che si era cominciato ad utilizzare nella vecchia sede.

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Detto che presto sarà pronto lo spazio gelateria, Frigo e che la struttura dispone di spazi convegnistici, non rimane che parlare della pizza, forse la novità assoluta e che non poteva chiamarsi altrimenti che Giulietta. Ingresso separato e divisioni interne tra i due locali, quasi a segnare che qui si gioca una partita diversa. Una partita tra la pizza romana e la napoletana. Due forni, due brigate, una bella selezione di birre alla spina, e la sfida: tra la biga e l’impasto creato da Marco Lungo per la tradizionale pizza capitolina, fine e croccante, e il classico napoletano: pizza soffice, cornicione alto, cottura rapidissima di Francesco e Salvatore Salvo. Dai primi assaggi ci sarà veramente da divertirsi. Come in tutta questa struttura che quando andrà a regime potrebbe diventare un unicum, sia pur in mezzo ad altre offerte similari nella Capitale, per qualità, organizzazione e location. Lo metteremo alla prova presto e molto volentieri.

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