Epic Fail: 9 cose da non fare MAI a un barbecue

12 aprile 2017

C’è chi riesce a tollerare allergia al polline, prova costume, moda mare di Zara, canto degli uccelli, pesci d’aprile, solo in virtù di una labile speranza: l’invito a un barbecue. all'inizio sei il gladiatore prima della lotta, alla fine sei san lorenzo sulla graticola Man mano che le giornate si allungano, nasce irrefrenabile un bisogno di bere birra e mangiare carne e vedere che i viali interi si riempiono di odori invitanti e felicità a buon mercato. Qualche vicino comincia a preparare la brace, ad arrostire le patate; al supermercato vai in ipersalivazione davanti alla salsa barbecue; quando ti metti ai fornelli provi un’insofferenza intollerabile per la padella, perché tu ormai vuoi la griglia, solo la griglia; il fuoco, l’odore maschio del carbone. E sogni: riesci quasi a toccare la carne succulenta e il pane croccante che si è preso mille sapori; e mentre sogni, dimentichi la stanchezza, il caldo abbacinante, dimentichi che tu cuoci per ore, ma poi mangi tutto freddo; gli stati d’allucinazione, l’affumicatura lenta e costante. All’inizio sei Il Gladiatore prima della lotta, alla fine sei San Lorenzo arso vivo sulla graticola. Ecco 9 epic fail tipici di ogni barbecue.

  1. barbecueScegliere male chi sta alla griglia. D’istinto, alle primarie per chi si occupa del barbecue, verrebbe voglia di votare il tipo carismatico, quello che ha molte soluzioni in tasca e si rapporta bene con tutti. Ma mettere alla griglia il più simpatico della compagnia significa perdere il collante della festa, relegare nella solitudine l’unico che conosce tutti, che innesca le conversazioni e disinnesca gli imbarazzi. La griglia può diventare una grande opportunità: con un sotterfugio spingete verso il barbecue l’invitato più borioso e dategli l’ennesima occasione di mostrare al mondo quanto si senta bravo in tutto; non essendo bravo in nulla, la carne non sarà perfetta, ma ne gioveranno atmosfera e conversazione.
  2. Cominciare tardissimo a fare la brace. Questo è un errore che fanno i principianti del barbecue. Ti invitano a cena per le 8 e cominciano a allestire la griglia verso le 7 e tre quarti, pur avendo passato il pomeriggio a piegare i tovaglioli a forma di cigno. Per un barbecue senza pompieri, bisogna ricordare che la brace ha i suoi tempi; che nonostante tutte le scorciatoie come diavolina e carbonella e sacchi che si auto-accendono, il barbecue non si prepara in un minuto. Calcolate bene i tempi e ingozzateci pure di aperitivi.
  3. spiediniFar schizzare grasso in tutto il mondo. In una serata barbecue lo schizzo di grasso è sostanzialmente inevitabile; nonostante la tua discutibile passione per il bricolage, hai prodotto un para-schizzi che non riesce a proteggere nessuno. Salviamo il salvabile e cerchiamo di evitare il peggio: difendiamo almeno occhi, tende nuove, bambini che corrono, donne vestite Chanel. Per il resto, pazienza.
  4. countryVestirsi country. Il look country costituisce sempre un azzardo, ma se inviti due simpatici colleghi a cena e ti arrivano straripanti di cuoio, lazo, quadretti e cappelli, qualcosa è andato storto. Non siamo Carla Gozzi: la vita non è questione di outfit. Un conto è cercare di creare atmosfera, un altro vestirsi come nelle griglierie del Texas solo per essere coerenti con la serata o riciclare i premi vinti alla serata rodeo del ’97.
  5. pancettaEssere avari con la pancetta. Un conteggio che fa spesso chi ha studiato economia ma non ha nessuna nozione di psicologia del gruppo è: “magari prendiamo una bistecca a testa e poi qualche fetta di pancetta per chi la vuole”. Tutti vogliono la pancetta. Se non la vogliono si meritano la pasta fredda di zia Antonella (mais, olio, olive col nocciolo, pepe in grani, foglie di erbe a caso). Lei, la pancetta, se ne sta lì, stesa al caldo, a sfrigolare, crepitare; diventa ogni momento più bella. L’odore travolge, l’aspetto lusinga. Tutt’intorno si finge di parlare, di guardare il tramonto, ma parte una sfida assassina a Uno, due, tre, stella! Un passo alla volta tutti cominciano ad avvicinarsi furtivamente; poi il barbecuista si volta: immobili. Un altro passo alla volta. Immobili. Un passo ancora… pancetta. Ma solo per i più abili.
  6. Dare fuoco al foulard della suocera. Sembra un evento perfettamente verosimile: la fiamma che s’innalza all’improvviso e la suocera che si accende in un lampo. In realtà, una ricerca incrociata tra Yahoo Answers e i verbali della polizia di Brescia lascerebbe supporre che non sia mai successo fuori dalle commedie con Jennifer Lopez. Più probabile è bruciarsi le sopracciglia, col tremendo effetto di avere l’aria stupita finché non ricrescono.
  7. spiedini-wuoi-verdureNon considerare il vegano. Ormai anche in macelleria trovi l’angolo vegano, con la mortadella di grano e i wurstel di riso, perciò, moralmente, devi premurarti di pensare al vegano. Il vegano al barbecue è una mina vagante: potrebbe spingerti sulla graticola per farti capire cosa si prova o cercare di convincerti che l’indivia è assai più saporita della salsiccia di maiale. A qualunque categoria appartenga il tuo amico vegano (vendicativo-criminale o entusiasta-propositivo), pensa a lui con dei piatti appositi: l’insalata non basta e la zucchina cotta sulla griglia con tutto il resto alla fine ha più maiale della braciola stessa. Fatevi una cultura sul tempeh.
  8. Non considerare i rischi del barbecue condominiale. L’ultima frontiera delle agenzie immobiliari è convincerti a comprare un appartamento grazie alla solenne e sacra presenza del barbecue condominiale. Quando lo vedi la prima volta pensi che sia stupendo e che per averlo sei disposto ad abitare in un buco. Quando lo usi davvero ti accorgi che la signora Gilberta si lamenta dei fumi, Antonio è disposto alla rissa pur di averlo ogni sera e Raimondo ci cucina alimenti di cui la Asl e il tuo pediatra non sarebbero entusiasti. Non si tratta di fare un elogio della proprietà privata, ma non fatevi lusingare: per il barbecue, basta un balcone.
  9. tristezzaNon chiedersi se ne vale davvero la pena. La solitudine dell’uomo alla griglia è paragonabile a quella ascetica dei monaci bizantini; l’eroico barbecuista sfida il fuoco, il pericolo, trascende il vocio confuso che si diffonde dietro di lui e non fa altro che girare e rigirare finché ogni singola pietanza non è cotta al punto giusto. A fine serata guarda le ossa rimaste sui piatti, gli amici contenti che tracannano, la sua maglietta che gronda grasso e sudore e pensa: “Ne valeva davvero la pena?” Lui non ha mangiato, non ha parlato con nessuno, ha spennellato come se non ci fosse un domani e dovrà pure ripulire l’unto dalla faccia della terra. Mentre quasi piange, sussurra: “La prossima volta, pizza”.

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