Ma quanto sono belli gli orti di quartiere!

12 aprile 2017

Melbourne, esterno giorno. Passeggio per le strade di un quartiere famoso, di quelli sul mare, e mi imbatto in un ambiente surreale, recintato, colorato, pieno di oggetti strani. Sembra di esser capitati ad Oz. Gli urban garden sono un esempio di condivisione sociale e cittadina di grande valore educativoAll’interno del perimetro, adulti e bambini si aggirano divertiti brandendo palette e tubi, trottolano sui viottoli tra minuscoli appezzamenti di terra coltivati o da coltivare. Si accede al giardino segreto da un cancello in ferro battuto, c’è scritto Veg Out Community Garden in lettere buffe, lo stile è quello di un adorabile Tim Burton d’annata. Su di un cartello bianco stampato ci sono gli orari – invernali ed estivi – e alcune semplici regole: non lasciate bambini e cani incustoditi, non fate feste private e, soprattutto, se non l’avete piantato, non raccoglietelo! Ma dove sono capitata?

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Semplice. Si tratta degli orti comuni. In comune. Sociali, chiamateli come preferite. In inglese si chiamano Community Garden ed esistono dagli anni novanta, importati poi dagli Stati Uniti in moltissimi luoghi del mondo.

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Nei Community Garden in Australia, così come negli Urban Garden inglesi o negli orti sociali – quei pochissimi che ci sono – qui da noi, ogni famiglia affitta un pezzo di terra di 2 o 3 metri quadrati, la coltiva come preferisce secondo il ciclo stagionale, la arreda con oggetti di recupero, dai vecchi televisori alle bambole ormai rotte e da utilizzare come spaventapasseri, la coltiva e ne raccoglie i frutti. A volte ci si trova davanti a delle piccole opere di arredo sostenibile.

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Non c’è bisogno – vero? – di sottolineare l’importanza di portare i bambini a contatto con la terra, di mostrare che le verdure non nascono surgelate o nei barattoli, e che loro stessi possono contribuire al ciclo naturale. E non c’è bisogno neanche di sottolineare l’importanza di trascorrere qualche ora lontani da tablet e telefonini, che ormai sembrano essere gli unici babysitter efficienti sul mercato.

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E siccome siamo tutti d’accordo su questo, vediamo com’è la situazione da noi. In Italia i community garden ci sono e sono in evoluzione. Non sono ancora il primo pensiero del genitore di città, ma alcuni passi in avanti sono stati fatti. A volte grazie all’impegno di imprenditori che costruiscono l’orto educativo nei loro ristoranti con giardino – come Rosti al Pigneto di Roma – a volte grazie a privati che mettono a disposizione i loro terreni – vedi Fiorano for Kids – a volte come veri e propri orti gestiti da comunità cittadine di quartiere.

Gabriele Bonci con il suo pargolo a Fiorano

Gabriele Bonci e figlio a Fiorano for Kids

Qui è là, dunque, nascono iniziative che hanno lo scopo di riportare adulti e infanti alla coltivazione dell’orto, iniziative che hanno bisogno del nostro supporto e di maggiore visibilità.

Noi ci siamo.

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