Solo Crudo? Non è una minaccia, ma un ristorante da provare a Roma

26 aprile 2017

Dappertutto mi giungono forti pressioni affinché apra, allarghi, la mia prospettiva sulla cucina. Molti amici mi rimproverano della mia ricerca quasi maniacale di antichi ingredienti e del morboso attaccamento alla tradizione della cucina italiana, una cucina crudista, vegana, colorata e sana in particolar modo quella borbonica. Mi tacciano spesso di essere pigro e di spegnere la mia grande curiosità in un piccolo e ristretto ambiente culinario senza accorgermi che c’è tantissimo altro. Per tale motivo, qualche giorno fa non mi son fatto pregare e sono andato con grande interesse a pranzo da Solo Crudo a Roma (via Federico Cesi, 22), un ristorante che propone (come dicono) “una cucina vegana crudista gustosa, colorata e sana per coloro che desiderano cibi buoni e nutrienti, gluten free e senza derivati di origine animale, preparati e serviti con amore”.

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La mia posizione sul veganesimo è nota ma come per ogni serio onnivoro l’importante è capire. L’impatto è stato subito positivo. Ambiente caldo e curato, dove trattoria e locale trendy si trovano in armonica comunione. I proprietari, Andrea Massa e Fabrizio Mineo, ci hanno accolto con cortesia e affettuosa premura. Sarà pur vero che la pubblicità è l’anima del commercio ma com’è bello sentirsi coccolati. Prosecco vegan e si parte con il percorso che il talentuoso Riccardo Rossetti ha scelto per noi.

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Arriva in tavola un elegante piatto colorato, fantasia geometrica in bianco e blu che ricorda le porcellane orientali, contenente quattro antipasti ben assortiti. Alla Tartare di kiwi, pomodori verdi e secchi, olive, basilico, formaggio di anacardi lo chef ha affiancato un Carpaccio di asparagi marinati, glassa al basilico con formaggio di anacardi fermentati, mousse di avocado, curcuma e sale dell’Himalaya, un onigiri, riso di cavolfiore, miso, nocciole, avocado, olive, pomodori secchi e un Fiore di zucca ripieno, pesto alla trapanese, capperi e salsa all’origano. L’impressione è nettamente positiva. I piatti, ben fatti, si presentano con un taglio gourmet che non ti aspetteresti. Buonissimi. In particolar modo mi hanno colpito la tartare e il magnifico carpaccio di asparagi. Gusto, conoscenza degli ingredienti e mancata rincorsa all’anacardo a tutti i costi dicono di piatti assolutamente buoni e convincenti. Profumi e colori si rincorrono dando una particolare sensazione di piacevolezza al gusto e alla vista.

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Riccardo torna e ci presenta due scelte tra i primi piatti. Il Cannellone di radicchio, radicchio marinato al vino rosso, tabulè di avocado e mela verde, besciamella di latte di mandorle, aceto balsamico e la Cacio e pepe con spaghetti di zucchine, pepe, formaggio di anacardi, carciofi cotti a bassa temperatura. La cacio e pepe mi convince per delicatezza ed equilibrio. Anche i cannelloni sono buoni ma più aggressivi, forse non sono ancora pronto a coglierne la grandezza.

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Mentre a tavola si parla di dolci e di frutta, Riccardo ci porta alcuni esempi di secondi piatti. Un Taco crudista, un falafel alla vignarola, con fave, fagottini di bieda e piselli, hummus, salsa di peperoni piccante e un ottimo formaggio di frutta secca, in perfetto stile raw, mi dicono. Se è vero che si può ben finire un pasto con un dolce o con un formaggio, confermo che tale regola è assolutamente confermata anche qui.

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