Siete pronti per i Ristoranti Ikea?

27 aprile 2017

È quasi certo che punteranno sul cavallo di battaglia, le polpette kottbullar. A breve i ristoranti Ikea potrebbero infatti salutare i centri commerciali e lasciare la periferia, per trasferirsi – da soli – al centro delle città. Il gigante svedese dell’arredo, secondo indiscrezioni, starebbe infatti pensando di aprire dei ristoranti con il proprio marchio al di fuori dei tradizionali maxi store che siamo soliti frequentare. La notizia arriva da un’intervista concessa da Gerd Diewald, a capo della divisione food dell’azienda, al mensile specializzato Fast Company: “Abbiamo sempre definito le polpette il migliore venditore di divani”, ha spiegato Diewald evidenziando come il settore del cibo si sia ritagliato negli anni una quota sempre maggiore nel business dell’azienda.

ristorante ikea krogen 2

Effettivamente, per l’azienda potrebbe trattarsi di un investimento azzeccato. Numeri alla mano, infatti, Ikea ricaverebbe dal cibo circa 1,8 miliardi di dollari ogni anno, una cifra che, letta da sola, è alta, ma che sul totale del fatturato del 2016 del colosso svedese (pari 36,5 miliardi di dollari), conta soltanto per il 5 per cento. Ikea punterebbe quindi a rialzo, considerando che ogni anno serve 650 milioni di pasti e che il 30 per cento dei clienti visita lo store esclusivamente per mangiare.

Ikea

Il progetto, in effetti, non è nuovo: non è la prima volta che l’azienda decide di puntare sulla ristorazione. Negli ultimi anni, come spiega ancora la rivista, alcuni ristoranti temporanei sono già stati aperti a Londra, Parigi e Oslo, mentre il punto ristoro Ikea, di per sé, affonda le sue radici fino al 1958, quando il primo è stato inaugurato appena un anno dopo l’apertura del negozio numero uno. Già allora, l’idea del fondatore Ingvar Kamprad era che a stomaco pieno i clienti avrebbero potuto scegliere con maggiore calma e serenità i propri acquisti. Un’idea che vale ancora oggi. “Se dai da mangiare ai tuoi clienti – ha spiegato ancora Diewald – restano di più, parlano dei loro possibili acquisti, prendono una decisione sul posto prima di lasciare lo store”.

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