Per l’estate e non solo: il cold brew coffee

18 maggio 2017

Se amate il caffè freddo, se durante l’estate non riuscite a farne a meno, c’è una variante ancora poco diffusa in Italia (il Nord vince sul Sud) ma decisamente meritevole di attenzione. è ottenuto tramite un sistema di estrazione piuttosto lungo, attraverso uno strumento chiamato toddy Si tratta del cosiddetto cold brew coffee, ottenuto tramite un sistema di estrazione piuttosto lungo e complesso: possono trascorrere anche 12 ore. Lo strumento utilizzato è il Toddy: sembra quasi un becher da laboratorio e ha ereditato il nome dal suo ideatore, l’ingegnere americano Todd Simpson. La vicenda ha anche una componente romantica: si racconta infatti che questo signore raffinato e amante del buon cibo abbia assaggiato il suo primo caffè filtro negli anni Sessanta in Guatemala e deciso di riprodurlo anche per permettere alla moglie, che soffriva di problemi di stomaco e in particolare non tollerava l’acidità del caffè, di non fare rinunce definitive.

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Dopo una serie di esperimenti, il dottor Simpson ha scoperto che è l’alta temperatura a favorire il rilascio di oli amari e acidi grassi, poco gradevoli e salutari; per evitare ciò, ha quindi messo a punto un processo di estrazione a freddo. L’apparecchio per la preparazione del cold brew coffee è composto da una parte superiore in vetro nella quale è versata dell’acqua fredda, un contenitore centrale per il caffè macinato e una caraffa inferiore per la raccolta del prodotto finale. L’acqua è rilasciata sotto forma di gocce, che a loro volta attraversano il caffè in polvere, ne catturano il colore e il sapore (ma anche il profumo) e poi raggiungono la caraffa. Il risultato è una bevanda gustosa eppure leggera, cromaticamente invitante, ambasciatrice di energia. È anche molto digeribile, contiene meno caffeina ed è meno amara rispetto ai tipi di caffè più tradizionali. Generalmente sono utilizzate miscele di caffè molto aromatiche, fruttate e floreali; il filtro può essere in carta oppure in metallo. L’acidità? Un problema indiscutibilmente risolto.

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Se conservato in frigo, il cold brew coffee può durare anche 3 giorni. Di conseguenza la mossa saggia consiste nel prepararne generose quantità, in modo da ammortizzare il tempo richiesto dal relativo processo. Doveroso specificare, però, che quella dell’ingegnere Todd non è una trovata del tutto inedita: citiamo per esempio lo sciroppo di caffè, a base di caffè e melassa, che era molto diffuso fra militari americani durante la Guerra civile. E citiamo anche il Mazagran, cioè il caffè freddo ideato dai soldati francesi approdati in Algeria. Nella Scozia del Novecento spopolava invece il Camp Coffee, economico e quindi abbordabile drink a base di caffè concentrato, acqua, zucchero ed essenza di cicoria.

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