Caffè: un alleato o un nemico della salute?

20 maggio 2017

Il caffè è simbolo e fulcro di convivialità e rilassatezza, fa parte della routine quotidiana di molte persone e, nonostante la caffeina, è associato soprattutto ai momenti di relax. il caffè è spesso posto a un bivio, a volte come bevanda nemica della salute, a volte l'esatto contrario Compagno fidato delle giornate di lavoro più intenso, è spesso consumato dopo un pasto, ma anche usato come scusa per fare una piccola sosta e concedersi 3 minuti di pausa caffè. Il caffè ci accompagna in molti momenti della nostra vita eppure un suo consumo eccessivo può causare effetti indesiderati. Infatti il caffè contiene la caffeina, una metilxantina che provoca effetti a livello del sistema nervoso centrale, stimolando la concentrazione, diminuendo il senso di affaticamento e aumentando l’attenzione. Praticamente il consumo di caffè produce uno stato di veglia, allontana la necessità di riposo, provoca una certa stimolazione mentale ed esercita quindi un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale. Inoltre la caffeina agisce anche come stimolante della funzione contrattile del miocardio; ha un’azione diuretica e stimola la secrezione gastrica. Dati gli effetti possiamo facilmente comprendere che il consumo a dosi moderate di caffè (2-3 caffè al giorno) ha un effetto benefico, mentre il suo consumo eccessivo può causare insonnia, cefalea, tremore e tutta una serie di effetti non desiderati.

Effetti positivi

tazzine di caffè

Nello specifico tra gli effetti positivi si ritiene che un caffè a fine pasto faciliti la digestione, e ciò è attribuibile allo stimolo della secrezione gastrica e di quella biliare. Un altro effetto, spesso ricercato da chi consuma caffè quotidianamente, è quello energetico che ci permette di superare ed evitare il pisolino post prandiale, e ciò avviene grazie alla stimolazione che il caffè esercita sulla funzionalità cardiaca e nervosa. Inoltre da annoverare anche l’effetto lipolitico, cioè quello che favorisce il dimagrimento, ben noto alle consumatrici di sesso femminile: la caffeina stimola l’utilizzo dei grassi a scopo energetico e la termogenesi, aumentando la quantità di calorie bruciate. A questo poi si aggiunge anche l’effetto anoressizzante di diminuzione dell’appetito, che può essere d’aiuto nei casi in cui si sta seguendo un regime dietetico ipocalorico. A tal proposito è bene consigliare l’assunzione di caffè amaro, evitiamo quindi l’aggiunta di una o più bustine di zucchero che rendono il caffè più simile a un dolcetto che a una bevanda.

Come assumere caffè in modo corretto

  1. caffè freddoL’associazione latte e caffè non è sempre da consigliare in quanto può causare problemi digestivi: in termini scientifici con l’alta temperatura l’azione dei tannini ed in particolare l’acido tannico tende a legarsi alla caseina del latte, dando luogo a un composto il tannato di caseina, difficile da digerire.
  2. troppo caffèIn generale le linee guida indicano un massimo di 5 tazzine al giorno, come assunzione raccomandata, anche se è bene limitarsi a 3 e comunque relegare il consumo ad alcuni momenti particolari della giornata. Dobbiamo anche precisare che alcune persone metabolizzano la caffeina più lentamente e quindi subiscono naturalmente gli effetti di questo alcaloide in maniera più prolungata. Ricordiamo però che l’uso abituale del caffè determina una certa tolleranza nei confronti di questa bevanda e ciò spiega come mai, nei soggetti che ne fanno scarso uso, l’assunzione sia spesso sufficiente per scatenare alcuni disturbi quali l’insonnia, l’ansia o le cefalee. Occorre anche tenere in considerazione l’effetto sinergico e cumulativo dei vari alimenti/bevande e anche il contributo di alcuni farmaci a base di caffeina. Ricordiamoci, soprattutto per i bambini, che anche il tè, le bevande gassate e la cioccolata contengono caffeina.
  3. gravidanzaIn gravidanza è invece buona regola limitare al massimo il consumo di caffè, in quanto alte dosi di caffeina risultano pericolose per la salute del feto.
  4. mal di panciaIl consumo di caffè è da limitare anche in soggetti con determinate patologie poiché la sua azione cardiostimolante può procurare aritmie, tachicardie, innalzare la pressione arteriosa e stimolare la secrezione acida, motivo per il quale ne andrebbe evitata l’assunzione in pazienti con patologie a carico dell’apparato gastrico (quali gastriti, duodeniti, ulcera gastroduodenale, enterite, colite).
  5. caffèIn alcuni casi può essere di aiuto il caffè decaffeinato che, per legge, deve contenere meno dello 0,1% di caffeina, vale a dire circa 3 mg a tazzina, contro i 75 mg contenuti in un espresso della varietà Arabica (povera di caffeina per natura), i circa 100 mg forniti da una tazzina di miscela Robusta e i ben 150 mg di un caffè lungo in tazza.

Il caffè è quindi un piacere, un momento tutto per noi e può essere visto in chiave salutistica, ma è bene ricordare che l’eccesso è controindicato poiché offre più danni che benefici. Da ora in poi quindi attenzione a non concedervi troppe pause caffè.

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