Si salvi chi può: 7 epic fail da sagra e festival gastronomico

13 giugno 2017

Distrattamente, mentre cerchi abiti da sposa in saldo (dovessero mai tornare utili) leggi un cartello con scritto Sagra della tellina; in quel momento hai la tua vita, il dominio delle tue passioni: le vecchie sagre di provincia sono affiancate dalla versione contemporanea e cittadina, il festival gastronomico la notizia quasi non ti scuote. Ma poi è lì, lavora dentro di te. Improvvisamente, la tua esistenza si annichilisce, nessun piatto è buono: vuoi la tellina, quella del cartello; vivi per la tellina. Questo fenomeno paradossale è alla base della mania per le sagre, eventi sempre formidabili sulla locandina e (quasi) sempre terribili nella realtà. Parti con l’idea di mangiarti un succulento panino con la porchetta e ti ritrovi protagonista di Alien Vs Predator. La versione contemporanea, cittadina, snob delle vecchie sagre di provincia è il festival gastronomico: come a Sanremo, gli chef fanno il cambio d’abito, i blogger girano con le vallette e gente che scrive ricette fusion a base di surgelati fa da super-ospite internazionale. Le differenze che corrono tra i due formati innescano conflitti generazionali e sociali: al festival tutto è bio, green, social; alla sagra c’è direttamente la catechista della parrocchia che senza guanti affonda le mani nei pentoloni. Visto che tutte le domeniche da qui a ottobre te le sei impegnate (hai fatto l’errore di iscriverti a qualche equivoca newsletter del genere Sagra Subito), ecco le cose peggiori che possono capitarti: 7 epic fail da sagra o da festival gastronomico in genere.

  1. macchine parcheggiateNon considerare la lontananza. È il primo e più tipico abbaglio dei sagra-dipendenti: finire attraverso sentieri scoscesi e sterrati in un posto sperduto, sconosciuto agli uomini e a Dio, attirati dalla foto unta di un calamaro fritto; quando si traversano le regioni per chilometri e chilometri, di solito la sagra consiste in una signora con cuffietta che, nel garage delle suocera, frigge tutto quello che le capiti a tiro. Mangi seduto per terra insieme ai suoi figli, i suoi due mariti e un’infinità di gatti.
  2. smorgasburgNon considerare il successo. Quando l’evento ha troppo successo (la foto unta del calamaro nei volantini ha fatto il suo bell’effetto) tu rischi di passarlo tutto in fila indiana a ravanare i resti che i bambini capricciosi hanno lasciato qua e là. Perfetta replica dell’odissea che hai fatto per trovare parcheggio in un paese che normalmente ha 16 abitanti e oggi ospita 6 milioni di persone e la banda. E mentre tu aspetti in fila la banda è lì con te: prima sono solo persone vestite malissimo; poi cominciano a suonare.
  3. Ritrovarsi in qualcosa che non ci si aspettava. Ti sembravano vagamente eccessive le invocazioni ai Santi con cui l’evento era stato presentato; fossi stato meno ingenuo avresti capito che la sagra è organizzata dal prete e è solo un pretesto per farti portare la statua di Nostra Signora. Ti ritrovi accerchiato dalla banda (la banda c’è sempre), con quattro ceri pasquali, un mantello penitenziale e la più bizzarra processione della tua vita. Alla fine, come da locandina, ciambelle fritte per tutti. Ma non sai più se ne vale la pena.
  4. locandina-sagraAndare solo per mangiare e subire Jerry Calà. Può succedere per davvero, ad esempio è successo il 9 giugno a Orte Scalo. Gli show equivoci che possono capitarti sul groppone, quando vorresti solo mangiare, sono variegati e indimenticabili: la festa del liscio, la gara di figlie vestite con l’abito di matrimonio delle madri, la competizione tra chi mangia più piatti di pasta con le mani legate dietro la schiena, la sfida di salmi, la tombola. Che quasi preferisci restare a casa e ascoltare i discorsi di tuo padre.
  5. Non difendersi dalle guerre politiche. A volte andar per sagre significa calarsi (con la più totale inconsapevolezza) nell’universo politico locale; quella che a te sembrava una manifestazione innocente è in realtà una feroce guerra civile che avrebbe fatto tremare i polsi persino a Giulio Cesare. Nel più solenne stile don Camillo e Peppone, da una parte trovi gli assessori che si strafogano di ingredienti esotici spacciati per nostrani, dall’altra l’opposizione che finge di rigettare per scatenare tempestivi interventi delle Asl. Nel dubbio, tu dai ragione a entrambi: prima ti strafoghi e poi, coerentemente, rigetti.
  6. Hokitika’s Wildfood FestivalAndare a festival così belli che non si mangia. Questo può succedere ai super festival super fashion, dove tutto è chic e bello; l’ambiente è abbagliante, levigato e lustro, inondato di odori, ma non si vede un alimento nemmeno a pagarlo oro. L’oro che hai pagato serve invece a finanziare lo chef che taglia il sedano, l’aiuto chef che guarnisce con la foglia d’oro, la food blogger che presenta il libro, l’aiuto food blogger che lancia un musical sulla sua vita. La tua fidanzata lo immaginava: si è chiusa in bagno a mangiare pancarré e frittata incartati a casa. Per orgoglio, muori di fame allo stand della cucina internazionale, dove una simil Rosanna Lambertucci addita le tue spoglie come perfetto esempio di malnutrizione.
  7. sagraNon considerare il proprio cambiamento interiore. Nonostante le insidie, sussistono casi speciali di sagre e festival particolarmente riusciti; certi vaticanisti li studiano come i pianti della Madonna di Civitavecchia. Nomi come Fiera dello stinco o Curiosando Cervia non riescono a intaccare la bellezza del luogo, il calore degli abitanti, la bontà del cibo, la giovialità dell’evento. Tutto sembra andare liscio: il problema non puoi che essere tu. Pieno di rabbia per l’estate che hai passato (sempre in macchina a raggiungere sagre improbabili, sempre in treno verso enormi festival-bunker), trapunto di tutte le nevrosi del serial killer, hai insieme voglia di abbuffarti e di fare strage. Rispondi male alla signora che fa saponette a base di erbe locali, a tutti gli stand mangi almeno 6 portate, compri più souvenir di una zitella in crociera. E poi, prima di accorgertene, hai già inviato tutti i moduli per istituire la tua festa: Sagra del cracker con appoggiato sopra quello che è rimasto in frigo, prima edizione. Mentre ci pensi, parte la banda.

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