Festival d’Estate in Franciacorta: 5 diapositive da non dimenticare

22 giugno 2017

Si è concluso domenica 18 giugno il Festival d’Estate in Franciacorta – dopo ben tre weekend densi di appuntamenti tra food&wine, sport e cultura – e ancora ho ben nitidi i colori e i profumi di questa splendida area geografica, un'occasione per perdersi tra vigneti, roseti e distese di grano, in compagnia di ottimo vino e buon cibo incastonata nel cuore della Lombardia, che abbraccia ben 19 comuni della provincia di Brescia. Un vero e proprio colpo di fulmine, un desiderio irrefrenabile di scoprire le bellezze e i tesori nascosti di questa terra. Il Festival d’Estate ha rappresentato l’occasione perfetta per perdersi piacevolmente tra verdissimi vigneti, sgargianti roseti e distese dorate di grano, sempre in compagnia di un ottimo calice di vino Franciacorta. Insomma, un Festival davvero trasversale ed eclettico: gli esperti di vino e gli amanti della gastronomia hanno potuto sperimentare e degustare le eccellenze del territorio, mentre i più dinamici ed attivi hanno goduto delle bellezze paesaggistiche attraverso attività sportive ed escursioni.

franciacorta

Un connubio perfetto, culminato alla presenza dei più grandi chef stellati nella storica dimora di Palazzo Monti della Corte di Nigoline: una crescita del 10% rispetto alla precedente edizione con ben 2.500 presenze. La maggiore novità rispetto agli anni passati, come ha spiegato Lucia Barzanò, presidente della Strada del Vino Franciacorta, è stata l’affluenza di un numero sempre più elevato di giovani appassionati ed esperti. Un festival che sicuramente ha lasciato il segno grazie alla capacità di mettere a sistema i punti di forza di un territorio ricco come quello della Franciacorta. Ecco che allora colgo l’occasione per mostrarvi 5 diapositive che proprio non dimenticherò di questo splendido weekend: prendetelo come un invito per il prossimo anno.

  1. franciacortaLa perseveranza come arma vincente. La nascita del Franciacorta si deve grazie a una scommessa. Un banco di prova sul quale le realtà dei piccoli e grandi produttori del territorio hanno voluto investire sogni e prospettive future. La storia del Franciacorta ha origini antichissime e radicate: grazie alle caratteristiche del territorio la coltivazione è stata da sempre un’attività costante e in continua crescita. Peccato però che la produzione del vino era così frammentata e variegata da non riuscire a rispecchiare a pieno i gusti e le preferenze degli amanti del vino. È così che agli inizi degli anni 60, il giovane enologo Franco Ziliani, con la prima annata di Pinot di Franciacorta ha dato il via ad una fase di passaggio da una semplice produzione amatoriale di vini con le bollicine ante litteram alla moderna attività produttiva del Franciacorta. La sfida era quella di coinvolgere i 29 produttori del territorio con l’obiettivo di specializzarsi nella realizzazione di un prodotto che fosse altamente riconoscibile per qualità e gusto. Un salto nel buio che, pur trovando molte resistenze iniziali, ha portato nel 1967 al riconoscimento della Franciacorta quale zona a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e nel 1990 alla nascita del Consorzio Franciacorta.
  2. franciacortaL’unione fa la forza. La Strada del Franciacorta ne è un esempio: una delle prime vie del vino sorte in Italia grazie all’adesione di cantine, agriturismi, e ristoranti della zona che hanno unito le loro realtà in un intreccio indissolubile di passione e dedizione. Il risultato di questa iniziativa si percepisce non solo in occasione dei grandi eventi, come quello del Festival d’Estate, ma continua tutto l’anno con l’apertura delle cantine a rotazione in weekend alternati in modo da consentire di scoprire le bellezze del territorio durante tutto l’anno. Piccole realtà che hanno creduto nella collaborazione dando vita a un efficace marketing territoriale – così lo definisce Lucia Barzanò – invitando a visitare le cantine e i punti di maggiore interesse della Franciacorta attraverso mini corsi di degustazione e cucina.
  3. dji_0037I vantaggi dell’ecosostenibilità. Attraversare la Franciacorta significa immergersi in paesaggi che, seppur addomesticati dall’attività umana, conservano magicamente tutta la loro naturalezza. Il segreto è il profondo rispetto che si nutre nei confronti dei vigneti e della loro spontanea conformazione. Moltissime aziende, più e meno grandi, si impegnano ogni giorno nell’intento di dare un significato più ampio alla qualità del proprio vino attraverso una metodo di coltivazione che rispetti le linee guida del regolamento biologico e che salvaguardi il giusto sfruttamento della produzione. Ecco perché, non è raro trovare vigneti alti e radi, bassi e fitti, roseti che si impongono come barriere protettive di alcuni filari per proteggerli dai parassiti e le loro malattie. Insomma, una serie di accorgimenti che vanno a beneficio non solo della natura, ma anche e soprattutto della qualità del vino che si produce.
  4. franciacortaL’importanza dei dettagli. Ancora una volta ne ho avuto la prova: bisogna sempre diffidare dalle scorciatoie, dalle soluzioni apparentemente più semplici e meno faticose. I risultati eccellenti, quelli per i quali si prova una soddisfazione senza uguali, sono il prodotto di sacrificio, impegno e cura maniacale dei dettagli. Durante le visite guidate all’interno delle cantine ho scoperto che la produzione del Franciacorta è una faccenda più seria e complessa di quello che potevo immaginare. Tutto parte dal ferreo e rigoroso rispetto delle linee guida dettate dal Consorzio in materia di percentuali, sostanze e metodi di lavorazione. Si parte anzitutto dalla scelta della giusta combinazione dei tre tipi di uva – Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco – e dell’esatto bilanciamento delle percentuali da rispettare a seconda del tipo di vino che si vuole produrre (per esempio nel Satèn il Pinot Nero non può essere utilizzato). Si inizia con la prima fermentazione in giganti vasche d’acciaio durante la quale viene aggiunto lo sciroppo di tiraggio a base di lieviti e zuccheri grazie ai quali si innesca la produzione naturale di CO2. Si prosegue con la seconda fermentazione che, invece, avviene in vetro o in botte. Dopo un minimo di 18 mesi fino ad un massimo di 60 si può parlare di vero e proprio Franciacorta con tutte le caratteristiche di gusto e di sostanza riconosciute dal disciplinare del Consorzio. Ora però si arriva alla fase più complicata, ossia l’eliminazione dei lieviti residui rimasti nella bottiglia. Si inizia con una manovra delicatissima che consiste nel girare ogni giorno la bottiglia di 1/8 di giro in modo che alla fine il lievito si depositi interamente sul tappo. A questo punto, attraverso la sboccatura si priva la bottiglia del tappo con l’eliminazione del lievito e si procede al rabbocco finale con l’aggiunta dello sciroppo di dosaggio la cui composizione determinerà le varie tipologie di gusto dei Franciacorta (non dosati, Extra Brut, Brut, Extra Dry, Dry e Demi).
  5. franciacortaSperimentare grazie alla tradizione. Il vero paradiso dei buongustai ha avuto luogo durante il brunch – pic nic organizzato nello storico e scenografico Palazzo Monti della Corte di Nigoline di Corte Franca dove uno schieramento di ben 14 chef franciacortini e non, hanno deliziato il pubblico con le loro deliziose creazioni. Si è trattato di ingredienti semplici, tipici della tradizione lacustre: pesci di lago – quali la Tinca, il lavarello, il coregone, le sarde di Montisola – salumi nostrani e oli a km. zero sono stati i protagonisti di abbinamenti audaci ed originali. Tra le rivisitazioni simbolo della cucina locale, meritano una particolare menzione l’anguilla psichedelica dello stellato Stefano Cerveni del Due Colombe di Borgonato, la tinca ripiena al forno di Andrea Martinelli e, ancora il manzo all’olio di Rovato dello chef Alberto Bittu.

I commenti degli utenti