Incursione in Portogallo: i vini che non ti aspetti

1 luglio 2017

Il Portogallo, con le sue coste frastagliate e incredibili baie, gastronomicamente parlando riporta alla mente bacalhau e pasteis de Belem, oltre all’immancabile, incantevole Porto. Quello che più difficilmente si incontra, però, è il vino prodotto nelle zone più vocate del Paese, caratterizzato da esposizioni, suoli e vitigni unici.

serradinha

Un paio di prove della magnifica vocazione vinicola del Portogallo giugne da un paio di assaggi fatti durante l’ultima edizione di Vini Veri in quel di Cerea, pieno veronese. Quinta da Serradinha è una cantina a poco più di un’ora a nord di Lisbona nella denominazione di Encostas D’Aire, rinomata per la presenza di monaci Cistercensi provenienti dalla Borgogna, tanto da trovarsi in prossimità dei celebri monasteri di Alcobaça, antònio marques da cruz ha un approccio di intervento minimo, sia nella vigna che in cantina Batalha et Tomar. António Marques da Cruz ha continuato il lavoro iniziato dal padre prima di lui nella conduzione in biologico dei circa 7 ettari di vigneto dell’azienda, sviluppando un approccio di intervento minimo sia nella vigna che in cantina. I vitigni rossi Baga, Alfrocheiro, Castelão e Touriga National finiscono in bottiglia secondo l’estro e le tempistiche di maturazione dell’annata, finendo per convogliare i tannini più esuberanti verso una sintesi armoniosa: il Quinta da Serradinha Tinto 2012 regala un sorso ampio e dissetante, con riflessi di macchia mediterranea, mirtilli ed erbe bilanciati da una sapidità dritta ed elegante. Allo stesso tempo il bianco da uve Arinto e Fernão Pires trova un suo equilibrio tra sentori minerali e freschi e quelli leggermente più opachi della leggera macerazione, che conferisce al vino una sua corposità distinta, scorrevole, che ricorderete non solo per il gusto, ma anche per la piccola coccinella incollata direttamente sul tappo della bottiglia.

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Sempre a nord di Lisbona, a una ventina di km dall’oceano, si trovano i venti ettari della proprietà Encosta da Quinta Quinta do Paco che produce Humus. Il progetto, che nasceva negli anni Novanta, le uve maturano più lentamente e mantengono un grado di acidità naturalmente elevato era più un esperimento e un passatempo che un’idea di produzione. Col tempo e con l’arrivo di Rodrigo, il figlio del fondatore, le cose hanno preso una piega più seria, quella dell’apprendimento sul campo mirato interamente alla qualità dell’uva, alla ricchezza del suolo e alla valorizzazione del terroir. In una zona rinfrescata dai venti dell’Oceano e dall’umidità, le uve maturano più lentamente e mantengono un grado di acidità naturalmente elevato, che si riflette in bottiglia, dove il vino finisce senza essere filtrato. Molto riconoscibili a scaffale – etichetta bianca con scritte nere in grassetto – le bottiglie di Humus si riconoscono per l’acidità spiccata che caratterizza ognuno dei sorsi, fatti di vitigni autoctoni come l’Arinto e Fernão Pires e di altri diversi, come Tinta Barroca e Syrah. Le gradazioni alcoliche non salgono di molto e i colori non sono intensi come altri, ma regalano sorsi di grande beva e scorrevolezza sul palato, sia che si tratti dell’ottimo Tinta Barroca, del Branco o del Rosè: buonissimi da soli ma ottimi con del companatico e della buona compagnia.

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