Theater of Life: il ritorno di Bottura su Netflix

26 luglio 2017

Un progetto ambizioso, nato nel 2015 in occasione dell’Expo di Milano, che trae ispirazione da un concetto tanto semplice quanto difficilissimo da attuare: sfruttare gli avanzi di cibo ancora commestibili mettendoli a disposizione dei più disagiati. Padre di questa nobile iniziativa è Massimo Bottura (Osteria Francescana di Modena) che ha sviluppato la sua idea a partire dalla dimensione del refettorio.

Refettorio

Massimo Bottura al refettorio ambrosiano

L’obiettivo non è quello di creare spazi provvisori di beneficienza, ma è quello di realizzare luoghi dove il cibo sia un vero e proprio simbolo di aggregazione. Il pane quotidiano, letteralmente. Ed è proprio da questo alimento così povero e semplice che si è iniziato a parlare di ricette da condividere intorno ad una tavolata non solo per sfamarsi il necessario, ma per guardare oltre. A fare da sfondo a questo teatro di vita vera e vissuta è un teatro reale – dismesso – del quartiere Greco di Milano, dove Massimo Bottura ha inaugurato nel 2015 la prima sede del Refettorio Ambrosiano. L’immediato magnetismo di questo progetto ha coinvolto la bravura e l’esperienza di ben 60 chef tra i migliori al mondo, tra cui Ferra Adrià, René Redzepi, Daniel Humm, Alain Ducasse, Joan Roca e Virgilio Martínez.

Peter Svateck

Peter Svateck

Dall’azione sinergica e appassionata di mani, teste e cuori è nato il documentario Theater of Life, opera del regista Peter Svateck, premiato al San Sebastian Film Festival e al Planet in Focus Film Festival, e ora disponibile sulla piattaforma on demand di Netflix. Verrete letteralmente rapiti dall’attività incessante con cui Bottura e i suoi colleghi, partendo da ingredienti avanzati ma ancora utilizzabili, consentono ai più poveri di ritrovare se stessi grazie all’autentico piacere del cibo. Così, a fare da contraltare all’alta cucina, ci sono le parole proprio di quelli per i quali il cibo è sì segno di sofferenza e disagio, ma anche sinonimo di rivalsa e voglia di farcela. Ed è per questo che Massimo Bottura spiega il significato di questo progetto utilizzando poche e semplici parole: “prenderci cura delle persone è quello che facciamo qui. Ogni giorno”.

food-four-soul

Basti pensare che l’esperienza del Refettorio Ambrosiano ha rappresentato lo spartiacque per la nascita di molte altre realtà analoghe diffusesi in tutto il mondo, come Rio, Londra e America, oltre ad aver contribuito alla creazione dell’organizzazione no-profit “Food and Soul” con l’obiettivo di creare sempre più realtà in cui il cibo sia strumento di condivisione e libertà.

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