Valerio M. Visintin presenta la Foundation University For Food Ambassadors

26 luglio 2017

I soliti rivoluzionari da salotto si lamentano del food, inteso in tutte le sue accezioni, ideali e materiali. A una innocua paroletta, rinfacciano contraddizioni, ambiguità e una spregiudicata inflazione. Può darsi ci sia del vero in questa sentenza, per altro frettolosa. Ma l’autentica sostanza è differente: il food è una preziosa opportunità, una risorsa e, ancor più, un vasto serbatoio di professioni emergenti.Quel che manca, semmai, è l’adeguata preparazione. Proprio per questo, ho istituito una serie di masters dedicati alle nuove competenze da porre in campo per rispondere alle istanze di un comparto commerciale in espansione.

Università

Ringrazio Agrodolce che mi ha concesso di dare visibilità alle iniziative dell’istituto che ho fondato e che dirigo con orgoglio: la Foundation University For Food Ambassadors, che ha sede in Milano. I nostri masters non formano soltanto i comunicatori, come i giornalisti e i blogger. Ma anche gli chef e i sommelier. Anzi, soprattutto queste due categorie. Poiché, in un futuro non lontano, saranno loro a raccontarci il food e a recensirsi l’un l’altro, come in una grande famiglia. Qualcuno, lo avrete visto, è già in cammino lungo questa metamorfosi. Altri seguiranno. E noi li assecondiamo. L’accesso alla Foundation University è interdetto, invece, ai camerieri. In ragione della loro manifesta inferiorità sociale. Il piano di studi prenderà il via a settembre e prevede, in questa stagione d’esordio, cinque masters. Vediamo nel dettaglio le materie.

VIDEO SELFIE

selfie

Nel mondo del food possiamo fare a meno di dirette e video? No di certo! Il Master prevede l’insegnamento delle due tecniche maggiormente innovative. La prima è il Reclusing: ci si piazza davanti all’obiettivo seduti in modo che l’inquadratura risulti sbilenca e il volto appaia incompleto, dal mento in su, lasciando ben in vista la parete alle spalle, che dovrà essere color astanteria e infondere un senso di desolazione. In questo contesto, è d’uopo balbettare qualche frase lenta, con un misto di mestizia e imbarazzo come per l’appello di un rapito. L’altra tecnica è il Caos ridens: si sceglie un luogo all’aperto, sul quale si abbattano i sette venti, in modo che l’audio sia in balìa di un frastuono infernale. A questo punto, si parla a voce altissima ridacchiando continuamente e/o intervistando qualcuno che non sente nulla e, a sua volta, urla e ride.

INNOVATOR OF LANGUAGE

Disgusto

Non possiamo più comunicare con il linguaggio vecchio e banale di un tempo. Dobbiamo vivacizzare la comunicazione. Shakerare le parole, inventare neologismi. Anche in questo caso, due tecniche egualmente efficaci. Poniamo di voler dire: “I ristoranti di Milano sono sempre più belli e buoni”. Con la prima tecnica, detta Aulic, scriveremo: “Non di sol epidittico cibarsi, nella Milano corrusca. Ma incanto e solluchero”. Con la tecnica Younger“Ce ne abbiamo di risto ke spakkano? A Milano dibbrutto!”.

SOTTRAINING

mangiare con le mani

In questo master, si apprendono le tecniche della sottrazione. Ci rivolgiamo in particolare a chi allestisce o dirige i ristoranti. Via l’intonaco dalle pareti, via la tovaglia. E via anche le posate. Nei locali innovativi, si mangia con le dita o con la faccia dentro la fondina, leccando il piatto come i cani. Piatto? Anche questo va sottratto e sostituito con altro supporto innovativo: un frammento di pneumatico, la protesi in legno della nonna o un paletto di frassino.

FAKETELLING

 amazement

È un corso bilaterale. Dedicato, cioè, tanto a chi scrive, quanto a chi cucina. Bisogna imparare a spararle grosse per stupire lettori e avventori. Per ogni chef e per ogni singolo piatto, occorre costruire una narrazione innovativa, rispettosa del passato e del territorio.  Tutto ciò non significa nulla, ovviamente, ma fa sempre colpo. Inoltre, vi daremo qualche nome di sicuro effetto col quale inventare citazioni apocrife, ma utili a nobilitare il racconto. Per esempio: “Questa ricetta mi piace molto, come scrisse Roland Barthes”. Oppure: “Passami il sale”, come soleva dire Andy Warhol.

MASTERING

gatto-e-volpe

Un corso fondamentale su un tema delicato: come inventarsi dal nulla una scuola che organizza masters a capocchia per carpire quattrini a qualche babbeo.

P.S.

È consentita l’iscrizione ai singoli corsi. Ma solo completando l’intero ciclo, si consegue il diploma di Master Fuffa (Foundation University For Food Ambassadors).

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