Chi si cela dietro chef Ruffi e perché si può amarlo?

1 settembre 2017

Da tempo, ormai, riesci a sviluppare solo piatti disastrosi: da sofisticate ricette gourmet tiri fuori orrori raffazzonati e molli, che sanno sempre sia di crudo che di bruciato; come quando ad Art Attack Giovanni Muciaccia faceva la Tour Eiffel con gli stecchi del gelato e tu al massimo riuscivi a incollarti un braccio al tavolo. Poi con gli amici, al ristorante, continui a fare il puntiglioso esperto di sempre: chef ruffi legittima le tue pigrizie, sembra non avere inibizioni o sovrastruttureUn leggero contrappunto di cerfoglio… ci avrei gradito un’aggiunta di rafano… ah, se solo non avesse esagerato con l’aneto”. In realtà a casa vivi in barriere coralline di cartoni di panna, buste di zuppa pronta e le peggiori spezie liofilizzate da tritare alla bisogna. Su Facebook intanto tutti trionfi, in tv tutti perfetti; anche l’assistente dell’addetto al trucco della Clerici non si azzarda a proporre una carbonara se non ha il guanciale dei maiali accarezzati da modelle asiatiche tra i boschi della Nuova Guinea. È per questo che quando senti nominare Chef Ruffi (nome adatto all’eventuale cuoco di Barbie e Skipper vanno in campeggio), ti avvicini con lo stato d’animo di chi, dopo averle provate tutte, si ferma a ascoltare pure i Testimoni di Geova. Lui la panna pronta la usa eccome: salata per la carbonara, dolce per i cannoli; gli arancini può farli anche senza riso, il glutammato è “l’ingrediente segreto consigliato da un amico chef cinese”, l’alleato prezioso con cui combatte ogni nemico.

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È l’epifania: basta cuochi perfetti a cui tutto riesce all’istante, basta Simone Rugiati che ti rimprovera se non sciacqui tre volte i fagioli in scatola. Gli affamati isterici di tutto il mondo hanno finalmente la loro icona: Chef Ruffi, la vera cucina italiana. Da anni cercavi qualcuno che legittimasse le tue pigrizie; all’inizio ti eri fidato di Benedetta Parodi, ma poi persino lei è diventata Gualtiero Marchesi: prima faceva il coniglio con la Coca-Cola, adesso se solo le proponi uno spinacio surgelato ti fa sputare in faccia da Knam. Chef Ruffi non ha inibizioni e non ha sovrastrutture: se nel ragù ci metti ketchup e glutammato non ci sprechi 8 ore ma 5 minuti. Quando gli senti dire “I cannoli io li compro, anche perché non penso si possano fare in casa, senza macchinari speciali”, riversi su di lui tutta la tua ammirazione. Fai stampare queste parole sulla maglietta e, abbandonato ogni senso di colpa, compri 14 chili di base pronta per pizza, senza nasconderla più tra le verdure come fanno gli alcolisti coi cartoni di vino.

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Ti viene voglia di abbracciarlo, sapere come è fatto, ma Chef Ruffi, forte del suo carisma visionario, non si mostra: come Mina, senti la sua voce ma non puoi vedere l’apparenza terrena. Il tutto condito da un sano sottofondo di Toto Cutugno, che male non fa. le interviste rilasciate via facebook hanno il suono un po' artificioso di risposte studiate In poco tempo Chef Ruffi diventa l’idolo della rete: appena Selvaggia Lucarelli si prende mezza giornata di pausa, bisogna immediatamente rifarsi con qualche polemica che non porti a nulla; così molti lo idolatrano, tantissimi lo insultano. Finché non comincia a serpeggiare il dubbio che Chef Ruffi sia soltanto un bluff, un falso cuoco tremendo, un umorista che ci prende in giro con parodie angoscianti. Audaci giornaliste gastronomiche indagano, prima e meglio del tenente Colombo scoprono le sue eventuali identità; e poi anche lui, quasi fosse la Maria Elena Boschi, comincia, con lo stesso charme, a rilasciare interviste via Facebook. Si sente il suono vagamente artificioso di risposte studiate, di ingenuità pensata a tavolino. Un po’ troppo furbo e un po’ troppo lucido per essere quello che davvero aveva proposto “tre o quattro uova a testa più o meno” per la sua magica ricetta Semplicemente zabaglione. Intanto torna Selvaggia Lucarelli, hai finito le vacanze; anche questa ultima illusione estiva si dissolve come un cupo tramonto. Te ne resti solo a sognare un domani migliore; in fondo sapevi: una persona che ti fosse realmente affine non avrebbe mai proposto di usare le sottilette per fare la cacio e pepe; tu le sottilette le mangi crude direttamente dalla plastica che non riesci mai ad aprire del tutto, illuminato soltanto dalla flebile luce dello sportello aperto del frigo.

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