Martucci l’ha fatta grossa: riapre I Masanielli a Caserta

5 settembre 2017

Se la pizza napoletana vive una nuova età dell’oro, questo si deve a persone come Francesco Martucci. E non si dica che nel mare magnum della ristorazione campana c’è grandissimo margine di manovra, un pubblico entusiasta e un tradizione che viene in soccorso. I Masanielli riapre in una sede tutta nuovaQuesti tre elementi, seppur veri, di certo non sono categorie universalmente applicabili. La pizza è sì un alimento identitario, poco costoso, molto amato, ma nella pratica aprire o in questo caso riaprire una pizzeria di successo non è affatto semplice. A Napoli, in tutta la Campania felix come altrove. Nella fattispecie la storia di Francesco e della sua I Masanielli presenta così tante anomalie rispetto al canone e così tante somiglianze con la storia di quelli che possiamo definire i maestri della pizza contemporanea, che facilmente assurge nell’elenco delle storie che non si possono non raccontare. Al solito cerchiamo di segnarne i contorni.

Chi è Francesco Martucci

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A disegnarne con una linea la carriera si traccerebbe una parabola ascendente della quale si percepisce l’andamento ma non si può definire la fine. Allora viene più semplice chiederlo a lui. Prima ti racconta di come da piccolo avesse una insaziabile voglia di imparare e un maestro che puniva duramente gli errori e poco concedeva all’estro personale. Di come si sia impegnato per essere impeccabile, per fare sempre meglio, per crescere. Parla degli anni della gavetta, la fame di esperienze, la prima pizzeria solo da asporto, quella piccola e via via sempre più affollata di Viale Lincoln 27, sempre più stretta e incapace di contenere la clientela e la bravura di Francesco e di qui la decisione: chiudere i battenti e riaprire in una location che desse più respiro, più possibilità.

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In mezzo a tutto questo il passa parola, i primi articoli, e poi un crescendo: i 3 spicchi della guida alle pizzerie del Gambero Rosso ottenuti come nessun altro ha fatto entrando in guida direttamente con la valutazione più alta. Il premio per il miglior pizzaiolo del 2017 per la lista 50 Top Pizza con un ragguardevole sesto posto. Ma Francesco non è solo questo, appassionato di moda e design, lo vedi che è tutt’altro che un’acqua cheta. È un masaniello, un rocker, un folle. Glielo leggi negli occhi. Una follia di una levità adorabile. E poi ha l’intento di tutto rispetto di scegliere i suoi tra i masanielli, si circonda di ragazzi giovanissimi che abbiano il suo stesso piglio, voglia, spregiudicatezza e ardore. Ne viene fuori una squadra forte e dirompente ma meticolosa, che incanala tutto il suo genio non nella sregolatezza ma nella precisione.

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Ne viene fuori una bella esperienza gastronomica. Bella nel senso onnicomprensivo.  Ne avrebbe di sogni ancora da esaudire ora che questo suo progetto ha preso forma, l’idea di un laboratorio di pizzeria che avvicini al mestiere anche chi ha un passato non proprio luminoso. Una fucina di talenti, una rampa di lancio per chi ha fatto scelte sbagliate. Il comune non è stato collaborativo, l’impegno per un singolo è troppo oneroso. Ma l’expertise e la volontà ci sono, chissà che il tempo non maturi le coscienze e sblocchi fondi. Ce lo auguriamo.

Come si sta da I Masanielli

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Viale Giulio Douhet 7. È qui che tutto ricomincia. In questo che prima pare fosse un supermercato e ancor prima una autoconcessionaria e che ha nello stile le linee essenziali di quella che si prepara ad essere una pizzeria affollata, caotica e viva. A due passi dalla Reggia di Caserta, ha come dirimpettaia la Rosanna Marziale de Le colonne. Linee pulite e una bella luce naturale che entra dalle grandi finestre tutto intorno per questi 500 metri quadri, 250 i posti a sedere e una cucina enorme dotata di ogni confort. Elettrodomestici di ultima generazione per trasformare le materie prime, trita rifiuti alimentari e trita vetro per un impatto vicino allo zero, una camera di fermentazione che è uno scrigno inviolabile. Poco più dietro la dispensa trabocca di pomodori e oli (un plus va proprio a questa sua selezione, 13 gli oli in carta). A vista, dietro una grande vetrata, 3 forni, di cui uno preceduto da un’ennesima porta a vetri dedicato agli impasti senza glutine.

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Si manterrà viva la tradizione tutta napoletana che non prevede di prenotare dal venerdì alla domenica e si effettuerà ancora il servizio da asporto. Francesco ci tiene ad arrivare proprio a tutti anche a quelli che non vogliano o possano spostarsi da casa. Il personale si è mantenuto quello della vecchia sede. Tanto è che ci capita di essere riconosciuti da chi, con un sorriso, ci accoglie al tavolo.

Come si mangia

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Il menu è punteggiato da prodotti insigniti dalla chiocciola, piccole produzioni e vere e proprie specialità. Si parte con i fritti della tradizione per concedersi un peccato di gola prima della pizza. Come dicevamo l’interpretazione della tradizione napoletana qui si fa lieve. Lieve al morso e poi al palato. Delicata come spesso la pizza napoletana non sa di essere. Per noi una margherita per iniziare, non tanto distante da quella a cui un napoletano è abituato ma diametralmente opposta. Tutta giocata sulla cedevolezza e con una sapidità leggerissima. Una Parmigggiana (3 g volutissime) in cui le melenzane sono accompagnate da fior di latte, parmigiano reggiano da vacca bianca modenese 30 mesi, olio extravergine monocultivar dritta l’uomo di ferro (foto in copertina). Chi si aspetta un prodotto unto ha sbagliato indirizzo, le melanzane sono dolci e saporite, la mozzarella copre le verdure a proteggerle dalle alte temperature del forno, il pomodoro e l’olio puntano sull’aromaticità.

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Una Misticanza su base bianca la mozzarella di bufala campana dop, è sormontata da misticanza di campo, battuta di vitellone bianco selezione Simone Fracassi e olio extravergine Sant’Ilario. Non teme l’ossidazione, la verdura si mantiene croccante fino all’ultima fetta, la carne è voluttuosa (in foto). E una Quattro formaggi assoluto di bufala: bufala affumicata, caciobufala affumicato, primosale di bufala e fuori cottura ricotta di bufala. Incredibilmente non ridondante seppur barocca. In carta vini esclusivamente campani, qualche referenza estera, prevalentemente francese. Folta la lista delle birre anch’esse del territorio. Sul versante dolci Francesco annuncia che saranno affidati a Inaia Tavares, un passato da Taverna Estia. Attenzione anche al caffè della torrefazione Campana dell’alto casertano.

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