Milano: Maoji, il nuovo prototipo di ristorante cinese autentico

12 settembre 2017

L’impressione è quella di cenare all’aperto, in un vicolo a pochi passi dai laghi di Pechino, con insegne illuminate, vetrine caratteristiche e persino telefoni pubblici: ma in realtà ci troviamo a Milano, a neanche duecento metri da corso Buenos Aires, e il vicolo è la sala di Maoji (piazza Aspromonte, 43), il ristorante che da poco tempo propone ai milanesi street food della tradizione cinese. Si tratta del fratellino di Mao Hunan, altro locale della new wave di ristoranti cinesi a Milano. L’effetto è tanto ben riuscito che guardando la vetrina è difficile distinguere l’ingresso: noi, come molti altri, entriamo quindi dal bar adiacente e per fortuna comunicante. D’altronde, come potrebbe una strada avere una porta d’ingresso?

maoji

Il passaggio dal bar ci permette comunque di dare un’occhiata alla preparazione delle bevande (per chi vuole, anche da asporto): nel nostro caso, profumato tè freddo al gelsomino e tè verde al naturale, shakerato con ghiaccio e quindi schiumoso, solo leggermente dolce, rinfrescante e in sintesi perfetto per una serata di fine estate. Le bevande si potrebbero travasare nelle tazze smaltate con il volto di Mao usate al posto dei bicchieri; ma noi preferiamo goderci le confezioni d’asporto con comoda cannuccia, come si conviene per le bevande da passeggio. Ci vuole poco però ad andare fuori tema, e noi caschiamo nell’errore. Come prima portata ordiniamo una porzione di takoyaki, polpette di polpo cotte alla piastra che sono giapponesi, non cinesi. E infatti i takoyaki ci arrivano tiepidi (anziché bollenti come vorrebbe la regola), dopo un’attesa piuttosto lunga, presentati in modo disordinato. Il sapore è comunque buono, anche se con una nota piccante insolita per il piatto.

ravioli maoji

Per fortuna ci rifacciamo al più presto con i ravioli di brodo d’anatra: sì, ripieni di brodo. E quindi succosi e saporitissimi, e allo stesso tempo abbastanza compatti da poter esser sollevati senza problemi con le bacchette.

maoji zampe di gallina

Le zampe di fenice sono un po’ meno saporite, ma non abbiamo potuto fare a meno di ordinarle: non si può dire di aver mangiato cibo di strada cinese, se non si è assaggiato qualcosa di insolito almeno quanto le zampe di gallina, protagoniste del piatto. In questo caso, le zampe sono state bollite, impastellate e fritte: la cartilagine è incredibilmente tenera, poco saporita ma arricchita dal guscio morbido e agrodolce della pastella speziata. All’interno, centinaia di ossicini da riporre in un piattino a parte.

riso maoji

Seguono riso con fagiolini e manzo, gustoso e leggermente piccante, e spaghetti in brodo rustici con interiora di maiale. Queste ultime quasi ci sorprendono per la tenerezza e la delicatezza; ma purtroppo il sapore svanisce presto, del tutto oscurato dal piccantissimo brodo. Va detto che eravamo stati avvertiti, sia da chi aveva già provato il ristorante sia dal cameriere: da Maoji, come in Cina, il piccante è davvero piccante.

spaghetti maoji

Fortunatamente, per il piatto della casa abbiamo scelto la versione non piccante: e gli spaghetti in brodo Maoji ci hanno messo appena un paio di cucchiaiate per conquistare i nostri palati. Ci sono i teneri bocconcini di manzo e gli spaghetti altrettanto morbidi (ma compatti, solidi, cotti al punto giusto); e soprattutto un ricco brodo insaporito da arachidi, pak choi, coriandolo e molte altre spezie, equilibrate e mescolate al punto da essere difficili da identificare. Il risultato è aromatico, fra il dolce e il salato: anche da solo, un’ottima ragione per fare spesso visita a Maoji.

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