Le storie dei grandi chef: Dominique Crenn

15 settembre 2017

Dominique Crenn è una chef francese trapiantatasi a San Francisco. Figlia di un critico gastronomico francese, studia in Bretagna, poi si trasferisce negli stati Uniti dove è la prima donna a guadagnarsi le due stelle Michelin. la prima donna a guadagnare le due stelle michelin Fa una dura gavetta a San Francisco, poi lavoro in Indonesia e in Giappone. Nel 2008 torna negli Stati Uniti ed è indicata da Esquire come Migliore Chef Donna. e nel 2011 apre il suo Atelier: dopo un anno arriva la prima stella Michelin; nel 2014 la seconda. Nel 2016 riceve il titolo di Migliore Chef Donna del Mondo dalla classifica World’s 50 Best Restaurants; il suo ristorante si classifica però solo ottantatreesimo. La faccenda non la rende molto felice, anche a causa della disparità di valutazione tra i sessi, una questione affrontata in un’intervista con il canale gastronomico del portale Vice, Munchies.

Atelier Crenn

La sua cucina è estremamente poetica. Ama spesso dire di avere passione pura e amore per l’arte: “Viviamo in un mondo poetico“, per questo non dovreste stupirvi se mangiando nel suo ristorante troverete delle poesie al tavolo e nel menu. La poesia accompagna i nomi dei piatti e la carta delle vivande. Sul sito di Atelier, Dominique descrive così il suo lavoro: “I nostri ospiti ricevono un poema originale al posto di un menu. La poesia indica ogni piatto, un capolavoro visivo e una delizia culinaria“. Il suo stile è californiano, con un misto di fusion, un pizzico di Michel Bras e l’eleganza giapponese che gli americani si aspettano, ma che considerano francese: la chef, quindi, applica tecniche miste su gusto europeo con una sensibilità visiva asiatica.

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Nel libro Atelier Crenn – Metamorphosis of Taste sono illustrati letti di alghe con sapori di mare, di colori che vanno dall’azzurro pastello al grigio signora anziana, ma che risultano armonici e ben combinati. l'eleganza europea e giapponese incontrano i farmers market americani Si possono ammirare gialli, marrone e verde di un sottobosco con frutti, funghi, cacciagione e lamponi composti più come un centrotavola che come un piatto del cacciatore, serviti su dei simil Burri o Rotckho come piatti. Atelier è insomma quanto di più chic ed elegante possiate pensare dell’Europea nella terra dei farmers market di Alice Waters. In un settore dominato dagli uomini, Dominique ha infranto tutti gli stereotipi. Ha abbracciato la cucina creativa e il territorio, ha trapiantato il gusto francese nella capitale delle libertà, San Francisco, qui ha imposto quanto di meglio la fantasia e la cucina propongano oggi. E indipendentemente da cosa pensiate voglia dire rompere gli schemi, sappiate che Dominique è una donna bella e affascinante, per nulla maschile. È una brava chef tout court.

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Attualmente Dominque è impegnata su più fronti. È stata protagonista di una delle puntate della serie tv Chef’s Table e sta portando avanti un progetto chiamato Root Project con Martha Stewart (un po’ la regina della cucina americana televisiva e non solo) per piantare un milione di piante a Haiti. In un’intervista a Brooke Sassman per Netflix ha dichiarato: ”Sono molto forte ma anche molto sensibile, molto legata a tutto ciò che ha a che fare con la memoria e l’emozione. La mia cucina è una finestra di chi sono. Non ho studiato come cuoco, ma ho avuto la fortuna di avere genitori incredibili che mi hanno dato la possibilità di guardare il mondo attraverso l’arte, la letteratura e la politica.  Per essere un bravo cuoco, è necessario capire chi sei – è necessario utilizzare il marchio o qualsiasi altra cosa come strumento per continuare ciò che stai facendo. Ma non avere troppo sopra la tua testa, il cuore di chi sei è cucinare. È un lavoro così difficile da fare – devi davvero assicurarvi di avere la testa sulle spalle in modo da non bruciare”.  Badate che non dice mai chef, ma solo cuoco. È brava, davvero brava: ne sentirete parlare ancora.

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