Claudio Gargioli: ve la racconto io la Cucina Romana

19 settembre 2017

E il secondo è arrivato. Dopo il primogenito Menù letterario tipico romano, Claudio Gargioli, il Blecchescief dello storico ristorante Armando al Pantheon è nuovamente pronto a raccontare la sua famiglia Romana con la R maiuscola attraverso pagine di aneddoti, ricette ed immagini riunite sotto il nome di La mia cucina romana.

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Mia. Il titolo è rivelatorio. Ogni parola è specchio del vissuto del suo autore, un ex studente di scienze politiche, innamorato della sua città. O almeno di quello che era un tempo: “ Mia zia Marcella, che era una persona incredibile, diceva sempre che era nata tra le palle e’r cefalo, cioè tra Vicolo Delle Palle e Via del Cefalo […] io abitavo a Via dei Balestrari e quando scendevo c’era la tintora ad aspettarmi, andando davanti c’era Secondo il barbiere che mi spettinava e poi “teribbile er macellaio”, er sor Mario Chiatti il gelataio e ognuno di noi si conosceva” racconta Claudio intervistato da Nerina di Nunzio, direttore dello IED, Istituto Europeo di Design di Roma durante la presentazione del libro venerdì 15 settembre, alla libreria Altroquando di Roma assieme ad Alberto Rinaudo che, come per il primo libro, si è occupato della parte grafica, eccezion fatta per la copertina, opera del maestro  Oliviero Toscani, e Katie Parla importante giornalista gastronomica statunitense, che ha firmato la prefazione.

Agrodolce

La nostalgia per una Roma ormai morta, a cui non batte più il cuore, potrebbe sembrare il sentimento che più d’ogni altro imprime l’inchiostro del libro. In realtà Claudio racconta il presente, gli attimi vissuti duranti i pranzi e le cene all’interno della sua trattoria a due passi dal Pantheon. E se il Pantheon è il primo tempio pagano trasposto al culto cristiano, Armando al Pantheon è il primo tempio culinario trasposto al culto romano. A dimostrarlo è il libro stesso: Mimmo Rondinella con il suo orologio indistruttibile, la ribelle barbona, ex partigiana Rosetta, Cossiga, Renzo Piano, Dario Fo, Gianni Morandi sono alcuni fra i tanti protagonisti di piccoli aneddoti, colorati non solo da un dialetto romanesco tagliente ma anche dalla spiegazione di uno degli infiniti piatti tradizionali, a volte appena rivisitati, romani, del menù. Per fare un esempio, Willem Dafoe è abbinato alla semplicità della bruschetta, burrata d’Andria, alici di Sciacca e granella di pistacchio.

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L’iperbole dei grandi personaggi che hanno aggiunto un tassello alla storia di Armando al Pantheon termina con il Francesco per antonomasia, il Capitano: Totti che, sebbene non si sia mai seduto alla tavola di Armando, non poteva essere non citato. Per Claudio, sfegatato tifoso giallorosso, é un oggetto mitologico, al pari di Romolo. Indubbiamente stupirà la ricetta, che non rivelerò, scelta per omaggiarlo: “quando verra da me, lo immagino così”. Oltre all’orologiaio, al macellaio di fiducia a cui chiedere il taglio di carne migliore, al divo di Hollywood di turno, Claudio parla della sua famiglia, totalmente immersa nella quotidianità del ristorante: il fratello Fabrizio è un vero portento in cucina, la moglie, paradossalmente introversa, ed i figli, con cui spesso entra in battibecchi, intenti a servire i piatti.

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La mia cucina romana è un libro che non ha bisogno di essere riposto nella credenza della cucina fra un pacco di farina e uno di biscotti. Va letto tutto d’un fiato, recitato, quasi declamato, durante pranzi tra amici e familiari, per alcune frasi e battute veraci, a tratti macchiettistiche. La protagonista non è la ricetta, ma il piatto e la storia che nasconde. La preparazione degli involtini alla romana descrive la Roma cafona, godereccia che compra in abbondanza perché cosciente della sua gola, della sua incapacità di frenare la mano dall’addentare non una, ma almeno due fette della mortadella che, teoricamente, dovrebbe finire all’interno delle fettine di vitello

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Lasciate perdere artifici faziosi. Qui le ricette sono autentiche e dirette. “Fate lo zabaione? Vi avanzano gli albumi? Non vi azzardate a conservarli in frigo in vista di un’ipotetica meringa che non ve verrà mai! Buttateli senza rimpianti” racconta Claudio. Tutte le più leggendarie specialità romane sono state raccolte in questo libro. Tutte, tranne una: la crostata di ricotta. “Guai a divulgarla!” esclama Claudio“”

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La mia cucina romana, edito da Atmosphere, nelle librerie da giugno, è il manifesto culturale e gastronomico in cui Claudio interpreta e rende chiara la grandezza di Roma. Roma caput mundi che ideò ed esportò in Gallia il Foie Gras e l’Entrecôte; che crea modi di dire partendo dal cibo: “Sto burro e alici” per dire che si sta magnificamente. Perché sì, pane, burro e alici la hanno inventata i Romani. La mia cucina romana è presente su ClipCase, una piattaforma dedicata alla lettura che consente di esplorare i contenuti multimediali di questo libro, dalle foto delle ricette, ai video sino ai testi audio, indicati sul retro del libro a piè di pagina. Le lingue in cui è stato stampato sono 2, italiano ed inglese, le pagine 274, il prezzo è di 20 euro.

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