Al Mondiale della Pasta vince la carbonara di mare

4 ottobre 2017

Quante volte ti hanno invitato a vedere la partita, al campionato nazionale canottaggio, alle gare di atletica leggera del fidanzato bello di un’amica antipatica; immancabilmente, 19 chef sotto i 35 anni sono sfidati a santificare la pastasciutta hai pensato che la competizione non portasse a nulla e che la soddisfazione dovesse essere tutt’altro. Al torneo che sognavi tu ci ha pensato Barilla, dal 27 settembre, con il Mondiale della Pasta. Tra Milano e Parma, in collaborazione con la scuola internazionale di cucina italiana Alma, 19 chef sotto i 35 anni si sono sfidati a santificare la pastasciutta, a proporre ricette sorprendenti per gustarla e amarla ancora di più (“Come se ce ne fosse bisogno”, avrebbe aggiunto la tua dietologa).

accursio-lota

I cuochi arrivavano davvero da tutto il mondo, come nei tuoi sogni più perversi: 15 diversi paesi, 4 continenti. I piatti che hanno conquistato la finale sono Linguine di cernia al vapore con salsa romesco dello chef israeliano Omir Cohen (tu la salsa Romesco non l’hai mai sentita, ma ora la desideri più di ogni altra salsa al mondo) e Fusilli con variazioni di scampi e lenticchie del giapponese Keita Yuge. Ma a portarsi a casa la vittoria è stato l’italiano Accursio Lotà con la sua Carbonara di mare. Ora, l’espressione carbonara di mare l’abbiamo letta su tanti menu di matrimoni (oggi già evoluti in divorzio) e sentita utilizzare da parenti avide nell’ansia di riciclare gli avanzi della settimana; spesso tutto si riduce in una cantonese fatta male e pure un po’pretenziosa che della carbonara ha poco, del mare nulla. Se ci aggiungi che chef Lotà vive negli Stati Uniti e lavora in California, cominciano i brividi di terrore. Studi la ricetta col classico snobismo di chi non sa cucinare, ma una volta, 7 anni fa, ha aggiunto il basilico alle lasagne surgelate e ci stava bene.

carbonara-di-mare

Questa Carbonara di mare però è un concentrato di profumi della Sicilia. Gli ingredienti principali sono carpaccio di ricciola e gamberi rossi di Mazara (se li leggi su una brochure del ristorante, sai già che non puoi entrare e ceni alla tavola calda vicina, cercando di rubarti almeno qualche profumo in fuoriuscita). Le uova ci sono: di salmone, di riccio, di caviale Osetra, bottarga. Il guanciale c’è, per saltare le capesante; il pecorino manca, ma più coerentemente piovono sugli spaghetti zeste di mandarino. Ti viene una fame così raffinata che parli in francese, nessuna lasagna surgelata potrebbe mai appagarti. Pensi che forse se l’è meritato, nel 2015, il titolo di Best Chef di San Diego (e anche i due anni successivi); capisci perché è arrivato a cucinare addirittura per Obama e che, se andrai mai in America, farai tappa fissa al ristorante Solare.

I commenti degli utenti