Ecco il nuovo Flora Restaurant di Via Veneto a Roma

12 ottobre 2017

Il Flora Restaurant non poteva non nascere sotto una buona stella. L’affaccio è quello su via Veneto, la storia immortale dei tanti personaggi che qui hanno soggiornato, l’ambiente è tutto nuovo, migliorato nell’estetica e nella struttura, dopo l’intervento dell’architetto Stefano Mantovani. Cucina italiana, fascino mediterraneo e internazionalità si incontrano nella cucina di de Mase Il ristorante del Rome Marriott Gran Hotel Flora è frutto di un progetto chiaro, la volontà della famiglia Naldi è lampante, collocarsi come entità tutta italiana e mediterranea non perdendo di vista lo slancio internazionale e raffinato della struttura. Nel dehors, nella roof top terrace, nel Flora Bar. Venendo al ristorante le sale puntano sulla bellezza dell’interior garden ma senza esasperazione, i toni del verde carico e quelli più cupi dell’ottanio si rincorrono senza afferrarsi creando così un gioco di chiari oscuri. Luci e acustica sono stati curati nei dettagli, durante la cena l’illuminazione segue il susseguirsi delle portate: più intima e confidenziale man mano che si ci incammina verso la conclusione del pasto. Il light designer Filippo Cannata ne sa.

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Al comando della brigata Raffaele de Mase. Dopo aver collaborato con Beck, Bianco, D’Urso e Gioia, giunge al Flora ripensando un menu che accompagnerà gli ospiti durante tutto l’arco della giornata. L’affiatamento di una squadra giovane è lampante pur nelle primissime battute, tanto più che il gruppo sorge sotto l’egida di Maurizio Cortese. Italianità e Mediterraneo quindi per una proposta che fa del vegetale e del floreale i tratti salienti.

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Radici è un piatto terragno e profondo, il Calamaro, piedino di maiale zucca e lime è un piatto composito in cui giocare ad abbinare gli elementi tra loro, i Tortelli di anatra arrosto, spuma di pecorino e polvere di cipolla sono avvolgenti e spigolosi, hanno un acume e una grassezza che ne fanno un piatto simbolo. L’Ombrina, crema di sedano rapa, pane agli agrumi e ostrica liquida lascia la bocca pulita nel pur subitaneo alternarsi di gusti e consistenze. Non mancano in carta la pasta secca, è qui che si avverte quanto Raffaele sia legato alla sua terra, quinto quarto e le proteine di grande valore (piccione, agnello, triglia e baccalà). Germogli e fiori eduli completano ogni portata e non per un vezzo cromatico, ma per dare complessità spesso inaspettata alle portate.  Una carta dei dessert di scuola francese che porta con sé la maestria e la acerbità di un giovane pastry chef di 22 anni. Baptiste Foronda nato Oltralpe e giunto con umiltà nella Città Eterna.

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Capitolo a parte si riserva alla proposta del bere miscelato. La carta dei cocktail è lunga e variegata, i grandi classici si alternano ai signature cocktail che ovviamente giocano con il concetto floreale, portandolo alle sue più  intriganti conseguenze. Da assaggiare il Beetonic (gin mare, acqua tonica, aria di rapa rossa, crosta di burro e sale alle erbe) e il Midnight witch (vodka alla cannella, Strega, cointreau, succo di limone, sciroppo di camomilla) per accompagnare qualche stuzzichino comodamente seduti qui dove un la belle epoque non ha fine. La carta dei vini guarda a una Italia vitivinicola non scontata, vista la clientela internazionale, l’attenzione è volta a far conoscere produttori valenti e vini di ottima beva; si apre poi alla Francia con una selezione certosina. Antonella Cardella ama tanto i grandi classici quanto le piccole chicche e si vede.

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