Una pizza è per sempre: le opere di Steph Mantis

12 ottobre 2017

In un monologo molto British di Alan Bennet, un figlio premuroso ricorda alla madre “l’odissea della pizza”: “Un solo boccone e alle quattro del mattino ero ancora inchiodato al suo capezzale col catino in mano”. la designer steph mantis ha voluto fermare nel tempo le fette di pizza È una rappresentazione abbastanza inglese della realtà, ma testimonia di certe pizze che a lungo si ripropongono con prepotenza; normalmente, una pizza è invece così fastosa, invitante e appetibile da volerne eternare il ricordo. Per nostra fortuna, viviamo in un’epoca in cui gli artisti contemporanei sono riusciti ad applicare il loro estro a quel che davvero conta, a ciò che ha continuamente bisogno d’esser guardato e discusso: il cibo; e Steph Mantis ha deciso di rendere onore al suo rappresentate più regale: la pizza. Steph è una designer statunitense con molti capelli; cresciuta nel Maine e trasferitasi poi a Brooklyn, ha studiato design industriale a New York presso l’Istituto Pratt e poi ha volato fino in Danimarca per approfondire le tecniche di utilizzo del vetro alla Danish Design School. Se i suoi genitori dovessero mai aver pensato, come alcuni di noi leggendo la sua biografia, “cosa mai potrà fare nostra figlia con questi studi?”, Steph li avrà stupiti con molte curiosi applicazioni pratiche. Il suo scopo nel lavoro è infatti aggiungere una dose di ironia agli oggetti che ogni giorno vediamo e usiamo.

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Tramite Kikkerland si possono valutare e acquistare molte delle sue creazioni: le calamite a forma di sedere di animale (dal cane alla zebra, nessuno è discriminato) o i contenitori per lenti a contatto con rimandi al mondo sub. Ma, come succede a noi certi giovedì sera nei pub di provincia – possiamo anche sbizzarrirci con gli antipasti, la protagonista resta la pizza – è proprio con la pizza che la Mantis è riuscita a esprimersi al meglio. Cresciuta in una pizzeria ha poi collaborato con Pizza Brain Museum, Casa Pizza School, Scott’s Pizza Tours, Slice Out Hunger, segno che quando le hanno chiesto di identificare un cibo, studiarne la composizione e rendere iconico ciò che prima era solo masticabile, non ha avuto dubbi.

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Per la designer resta vero anzitutto che noi siamo quello che mangiamo, per questo ha cercato di trasporre la festosità della pizza in oggetti di decoro (lampade su cui troneggiano invitanti fette al pomodoro), accessori (dalle borse frigo ai contenitori termici, passando per blocchi d’appunti e etichette per i bagagli), fino a sconfinare nel mondo delle illusioni perverse con sottobicchieri che presentano succulente pizze stampate. Ma l’opera che l’ha davvero resa celebre e per cui siamo qui a indagare la sua vita con una certa morbosità è Forever Pizza, in cui ogni fetta diventa quasi un fossile, un capolavoro eternamente visibile.

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Forever Pizza è un progetto messo a punto per una mostra del 2012 e si tratta sostanzialmente di imbalsamare vere ghiottissime fette di pizza in contenitori trasparenti di resina. Ora, le obiezioni saranno almeno due: in primo luogo, come privarsi anche solo di una fetta di pizza ben riuscita? In seconda istanza, a cosa mai può servire un simile manufatto? Sebbene l’utilità non sia propriamente tra gli scopi dell’arte, si può comunque rispondere che è meglio guardare una bella pizza piuttosto che gli immensi quadri con le barche che campeggiano nelle case di tutte le zie italiane. Anche soltanto perché, come ha dichiarato semplicemente l’artista, la pizza è davvero “un bene unificante: tutti la amano”.

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