Se Ikea fosse nata a Bari: il dialetto in cucina

17 ottobre 2017
di Teresa Sgaramella

Stoccolma- Bari 2.856,6 km, il passo non è mai stato così breve. Il prodigio è frutto di una mente bacata (così si definisce l’autore) che ha convertito il catalogo più letto al mondo, quello di Ikea, in una carrellata esilarante di nomi e descrizioni. il catalogo ikea rivisto e tradotto in dialetto barese Nata per scherzo, con la benevola intenzione di strappare due sane risate agli amici e ai followers, il cataologo rivisitato da Marco Montrone è presto diventato virale. L’idea è semplice: guardare le strane parole scandinave e pensare a come risuonerebbero in barese. Il risultato è a dir poco delirante: nomi tradotti in dialetto che si rivelano ancor più difficili da pronunciare rispetto all’originale svedese.

ricotta-forte

Gli oggetti e gli utensili domestici più adoperati nelle cucine apule strizzano l’occhio a dieresi, dittonghi e bizzarre lettere nordiche accorciando immediatamente le distanze. Così, come in un moderno Taccuinum Sanitatis, il prodotto è presentato per i materiali, per l’utilizzo, per la capienza e, nel caso si tratti di un articolo del reparto gastronomia, per le modalità di preparazione o per le proprietà terapeutiche. Come ad esempio enuncia il cartello degli Skȧrciøff. Pufetkmȧlat, i carciofi, consigliato per dare sollievo al fegato appesantito – o quello delle Kȧzzavün. Øsug, inpadæll -le lumachine, perfette se cotte col sugo o in padella. O ancora quello del Diȧwïkkj. Keiüshk, stappünȧs: semplicemente peperoncino molto piccante, ideale per liberare le vie respiratorie. Si arriva anche alla promozione totale dei prodotti made in Puglia come la Rcøtt ȧshquȧnt. Nøngstonnparøl: “Ricotta forte. Tutte le parole del mondo non basterebbero a descriverla”.

prezzemolo

Osservando i cartelli, opera del grafico Alan Caggiani che già qualche anno fa aveva proposto la sua interpretazione del catalogo in dialetto cerignolano, colpisce più del nome in sé, la caratterizzazione. L’effetto inaspettato delle descrizioni sono intuizioni geniali che affondano le radici nel patrimonio culturale di Marco che è stato educato al dialetto e che trova nelle frasi e nelle parole, sempre le stesse e sempre uguali, pronunciate da zii, nonne e nonni durante i mega raduni delle feste comandate e non, il terreno fertile per le sue ispirazioni. In questo modo capiremo che il “Ptrsïn. Stæsëmbmëzz” – Prezzemolo. Lo trovi ovunque” o che i “Päprüss. Kenonsøtuttrüss, purgiȧll, purværd”- Peperoni. Non sono tutti rossi, ci sono pure gialli, finanche verdi. Un divertissement genuino e irresistibile che auguriamo a Marco possa valergli una convocazione ufficiale per la traduzione della rivista.

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