In Giappone si mangia pollo crudo: la moda del raw chicken

17 ottobre 2017

Chi ama i reality show di cucina truculenti e sadici sa cosa può accadere ai concorrenti se per caso il pollo non risulti ben cotto: urla, strepiti, insulti di vario genere e, di solito, un cortese invito a tornarsene a casa, dove si può spadellare in santa pace mettendo a rischio solo la propria famiglia e non la capigliatura fluente di Carlo Cracco. lo chiamano sashimi di pollo, ma comunque la sostanza poco cambia: è pollo crudo Ma, come sempre, noi (e Joe Bastianich in particolare) dobbiamo ricrederci: questa è l’epoca in cui ogni sicurezza viene all’improvviso brutalmente ribaltata. In Giappone, dove tutto è moderno, il pollo si può mangiare crudo. Ecco qualcosa che pur raschiando il fondo di ogni all you can it ogni venerdì sera non abbiamo ancora imparato. Si chiama Raw Chicken, definizione che di per sé può tranquillamente far invidia a tutti i locali radical chic d’Italia, dove a colpi di bio e di raw, si serve anche l’inimmaginabile e lo si fa pagare come una vera preziosità; alcuni – generalmente chi ha imparato a pronunciare bene la parola e vuole farne sfoggio – lo chiamano sashimi di pollo. Comunque la si voglia girare, quello è: pollo crudo. Ma da bravi storici, partiamo dalle origini: un piatto nipponico che spopola ha il nome ironico (ironia davvero crudele) di Genitori e figli, oyakodon; in questo caso, la carne si cuoce (insieme alle cipolle), ma al di sopra vi troneggia un denso uovo crudo.

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Non appena ci si dovesse sentire più coraggiosi, si può tentare col vero e proprio sashimi: inquietanti fette di pollo, dello spessore di uno o due centimetri. Crudo; occorre ribadirlo, quasi per esorcizzare il fatto. Ora, fin dalla più tenera età sentiamo dire che col pollo crudo ci si guadagna quasi sicuramente una salmonella, malattia che da piccoli sembra allegrissima, ma se la sperimenti già ridi meno. Per questo, le Sonie Peronaci giapponesi dispensano molti consigli per utilizzare il pollo – crudo! – al meglio: tenerlo al fresco, magari abbatterlo, maneggiarlo dopo essersi ben sciacquati le mani con acqua tiepida, usare del limone. Eppure, anche le Sonie Peronaci giapponesi poi tergiversano, nel dettaglio non entra nessuno: i parassiti del pesce temono l’abbattitore, mentre la salmonella non la tocca nessuno. La tecnica più utilizzata dai ristoranti giapponesi è quella di operare una rapidissima bollitura (di 10 secondi), in modo da eliminare – forse – i germi, lasciando al gusto la sensazione di crudo.

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Posto che anche a chi assaggia davvero di tutto, questa specifica pietanza non dovrebbe a occhio e croce far proprio gola, bisogna comunque sapere che il Ministero della Salute di Tokyo è dovuto intervenire ufficialmente nel 2016, dopo aver registrato numerosissimi casi di patologie gastroenteriche; molti clienti lamentavano infezioni (con annessi nausee, crampi, dolori addominali, bruciori e via di climax fino alla dissenteria) dopo il consumo al ristorante di sashimi di pollo. Possibile allora che tutto il fenomeno sia riducibile alla stuzzicante fame di pericolo dei Giapponesi? In fin dei conti, questo spiega già la loro passione per il pesce palla o per i film di Dario Argento.

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