Cosa sono le dark kitchen, cucine senza ristorante

30 ottobre 2017

Negli ultimi anni abbiamo scoperto la cucina pop, la cucina molecolare e la cucina nordica; abbiamo sperimentato gli antichi metodi di foraging e il molto più comodo food delivery, esplorando le nuove frontiere del take away; ristoranti che esistono soltanto sulle piattaforme online di food delivery ma il mondo del food è in continua evoluzione, e sono ancora in pochi a sapere cosa siano le cucine virtuali e le ancora più giovani pop-up kitchen. Entrambe sono nate in seguito alla diffusione crescente delle consegne a domicilio in tutte le grandi città, italiane ed estere. Le virtual kitchen, come suggerisce il nome, sono cucine che in realtà non esistono: appaiono come ristoranti a se stanti sulle piattaforme online di food delivery, ma nel mondo reale sono solo piatti preparati da ristoranti noti con altri nomi e magari per altre specialità. Le pop-up o dark kitchen invece esistono davvero; ma sono cucine prive di ristorante. Si tratta di attività che servono pietanze esclusivamente a domicilio: non è possibile sedersi in una sala, ma neanche passare a ritirare di persona il proprio ordine.

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A Milano per ora esiste una sola pop-up kitchen: Rose & Mary, nata a Londra per proporre gourmet food on demand e da qualche mese anche nel capoluogo lombardo. Rose & Mary non ha quindi insegna, arredamento o servizio: per distinguersi dalle tante altre proposte online, punta tutto sull’offerta. Le proposte della casa sono studiate dalla nutrizionista Mariona Gonzalez Rovira e da un team di chef per apparire non solo buone, ma anche salutari: come spiega Marita Mega, fondatrice di Rose & Mary, “amiamo il cibo gustoso e di qualità, e ci teniamo a condurre uno stile di vita corretto. Le ricette sono studiate dalla nostra nutrizionista per offrire piatti ricchi di benessere, che rispettino il mix di gusto ed energia che meglio risponde alle attuali esigenze alimentari”. Tutte le proposte della prima pop-up kitchen a Milano sono quindi senza glutine e senza farine o zuccheri raffinati, in molti casi prive anche di lattosio e con l’aggiunta di superfood, ossia ingredienti dalle molteplici proprietà salutari: in questo modo si scoprono o riscoprono pietanze a metà strada fra il tradizionale e l’esotico, come il risotto al pomodoro e le polpette greche vegetariane con quinoa, feta e menta, insieme a dolci mai troppo dolci, come la crema di avocado con bacche di goji e il Tiramisù 2.0 con pan di spagna e senza zuccheri raffinati.

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La gestione di una cucina senza sala è senza dubbio più economica e agile di quella di un ristorante tradizionale e potrebbe quindi portare a molte veloci aperture nei prossimi anni. Ma il fenomeno delle dark e pop-up kitchen è ancora nuovo, e ogni mossa deve essere ben studiata: “La nostra idea si è concentrata su un modello che ci consentisse la maggiore libertà possibile. Quindi ci siamo focalizzati sul concetto di delivery, dallo studio dei piatti, alle tecniche di cottura fino al design del packaging, e sul concetto di prossimità con tanti punti di produzione per poter garantire consegne veloci. A Milano, come a Londra, i ritmi di vita sono frenetici e c’è un forte fermento gastronomico oltre a una grande curiosità verso i nuovi trend alimentari”, dichiara Marita Mega.

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La consegna degli ordini è in effetti un punto cruciale: deve essere puntuale, precisa, ordinata. Se una cena al ristorante può essere rovinata da un servizio lento o sciatto, lo stesso avviene quando i piatti sono consegnati alla porta di casa. la consegna è cruciale: deve essere puntuale, precisa, ordinata Rose & Mary è dotata di fattorini propri, ma si appoggia anche a piattaforme di delivery come UberEats, Foodora e Deliveroo. In ogni caso, per ragioni di tempistiche e qualità, tutte le consegne avvengono nel perimetro urbano di Milano: se non si abita o non si lavora in città, provare il ristorante può sembrare impossibile. In realtà, come spiega Marita Mega, i piatti di Rose & Mary “possono essere consumati anche all’aria aperta, in quanto vengono consegnati in kit che comprendono tovagliolo, tovaglietta, posate e pratici contenitori, capaci di mantenere la temperatura dei piatti nonché la mise en place. È in programma un piano di espansione per allargare la nostra offerta anche ad altre importanti città italiane”. Se il ristorante non ha più la sala, il consumo di piatti come fossero street food sembra quindi la soluzione: per la prossima gita a Milano provate a prendere in considerazione un pic nic ai giardini di Porta Venezia o al parco Sempione, con consegna di polpette vegetariane e roast beef alla papaya direttamente sotto l’albero.

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