#aridaje: la nuova black list di Coldiretti sugli alimenti più pericolosi

3 novembre 2017

Tantalo era un re della Lidia, condannato per infiniti peccati a soffrire eternamente fame e sete; come noi, perpetuee. Fame e sete che non possono essere colmate, perché attorno a lui, e dappertutto, appaiono cibi invitantissimi che non può mangiare e bevande dolcissime che non può bere. coldiretti ha pubblicato una nuova lista di alimenti pericolosi Da leggenda è diventato modo di dire, da modo di dire una rappresentazione grottesca della nostra realtà. Da qualche tempo, come una nebbia, attorno al cibo gravita un senso di pericolo costante, e non solo quando cucina vostra cugina, che non distingue lo zucchero a velo dal borotalco. I supermercati sembrano più pericolosi dei depositi di scorie radioattive, in ogni circostanza alimentare paiono annidarsi perversi sistemi di avvelenamento; non esiste edizione del TG che non condanni una pietanza, un prodotto, un produttore, o almeno il nostro stile di vita. Non possiamo perciò avvicinarci al Natale senza la nuova, aggiornatissima lista della Coldiretti sugli alimenti più pericolosi, da leggersi come un avventuroso thriller di Dan Brown.

fichi secchi

Al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio tutta festa: la verità è che da ogni parte del mondo importiamo tossine micidiali; le parole più usate – manco si fosse al Battesimo del figlio del capo – sono state: diossine, micotossine, residui chimici, metalli pesanti, additivi e coloranti. Va bene usare come alibi con la nostra dietologa che il pesce spada della Spagna potrebbe avere i metalli e le arachidi della Cina magari sono pieni di aflatossine cancerogene, ma come la mettiamo coi prodotti dietetici statunitensi (imbottiti di ingredienti non autorizzati) e i fichi secchi della Turchia? Se pensate di evitare ogni rischio risparmiando su cibi light e frutta secca vi sbagliate di grosso: le situazioni che dovrebbero allarmarci sono secondo Coldiretti almeno 2.925, con uno spettro che comprende praticamente tutto il mangiabile. Dobbiamo tuttavia aver paura prima di tutto dei peperoni della Turchia (dalla Turchia provengono anche nocciole e albicocche che contengono aflatossine oltre i limiti; qualunque cosa voglia dire, non appare intrigante), dei pistacchi dell’Iran, i polli polacchi, certe carni bianche dei Paesi Bassi; anche le spezie riservano le loro sgraziate sorprese: alcuni peperoncini indiani, ad esempio, sono risultati pericolosi, ma anche la noce moscata acquistata in Indonesia.

Peperoni

Tutto sembra innaturale, come la pelle del viso sulla copertina dell’ultimo libro della Clerici: tutto quello che cuciniamo o vorremmo cucinare, potrebbe essere avvolto da una torbida nube di pericolosità. Per fortuna, come di rado accade, importiamo cibi tremendi, quasi 300 prodotti italiani hanno ottenuto la denominazione di origine e numerose sono le aziende bio ma ne produciamo di splendidi: l’Italia risulta il paese più green d’Europa; quasi 300 prodotti hanno ottenuto le denominazioni di Origine, le aziende biologiche sono numerosissime e i divieti sull’uso di prodotti chimici risultano tra i più restrittivi. Quando perciò la vostra salumiera di fiducia non usa gli stessi guanti per affettarvi il prosciutto e pulirsi le scarpe, si può tutto sommato tirare un sospiro di sollievo, ma bisogna pretendere che i paesi di origine di ogni ingrediente utilizzato figurino sulla descrizione dell’alimento. Questo, almeno, fino alla nuova black list di Coldiretti, al nuovo thriller, fino alla conclusione fantascientifica più coerente e risolutiva: quando al primo posto della lista, per pericolosità, apparirà l’azione stessa di mangiare, o la sola idea di farlo; e tossica sarà considerata finanche l’acquolina. E mangiare o non mangiare saranno allora allo stesso livello di pericolosità e una svolta potrà darla davvero solo Dan Brown.

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