Perché vorrei In-N-Out in Italia

14 dicembre 2017

Sarà stata la proporzione perfetta o la personalizzazione estrema che mi ha lasciato una voglia matta di ritornare da In-N-Out, ma senza fare 14 ore di volo. Nell’articolo San Francisco: 10 posti dove mangiare l’ho citato quale meta imprescindibile per gli avventurieri del cibo in visita in California. Quello che non ho detto è che una volta varcata la soglia del divo dei burger non potrete più tornare indietro. Altro che in and out come vorrebbe far credere il nome della catena. Il pallino è tale da sognare addirittura l’apertura di un punto vendita in via Casilina, altezza Torre Spaccata. Sarebbe una location perfetta per rifocillarsi al rientro dalle gite fuori porta, manco si mangiasse poco in provincia.

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Ma perché direte. Cosa avrà di speciale In-N-Out. Tralasciando che per anni è stata la catena di fast food più amata dagli chef stellati d’America – superata di recente da Five Guys secondo il sondaggio di Eat This, Not That! – la risposta è racchiusa nel concetto di semplicità apparente. Mi spiego meglio. Sul menu ci sono burger, cheeseburger, e double double. Se andate di fretta eccovi serviti: panini di tutto rispetto dove l’equilibrio nel dosaggio degli ingredienti è roba da esperti alchimisti.

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Ma quello che vi conquisterà è il menu non scritto e le varianti esagerate tramandate oralmente dagli ossessionati del cibo. Se avete un desiderio culinario perverso, dategli libero sfogo: ordinare da In-N-Out è come parlare con l’amico più fidato, potete confidargli di tutto, non si scandalizzerà. E allora chiedete senza timore un 3×3 oppure 4×4. Le tabelline indicano, rispettivamente, le fette di formaggio e di carne che comporranno il vostro panino. Ovviamente anche queste sono personalizzabili: 3×1 se vi piace più formaggioso, 1×4 se dell’American cheese volete sentire soltanto l’odore.

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Ma non finisce qui. La cottura della carne (rosata o ben cotta), del formaggio (fuso o freddo) e del panino (grigliato o senza tostatura) è totalmente rimessa al vostro gusto. Potete persino incrementare la crosticina esterna del burger chiedendo di cospargerlo con una cucchiaiata di mostarda mentre è sulla griglia. Non esagerate: le patatine fritte nel burger non ve le mettono. È capitato a J. Kenji Lopez-Alt, autore di Serious Eats, che, dopo aver ordinato e documentato tutte le possibili varianti del menu, ha ricevuto un sonoro rifiuto alla estrema richiesta. “Questo non possiamo farlo – lo ha redarguito il cassiere – ma se gradisce può ordinare un altro cheeseburger e patatine fritte e può confezionarselo da solo”.

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Non menziono i toppings e il così detto animal style (tutti i condimenti della casa più cetrioli extra, cipolla bianca o caramellata e salsa Thousand Island), perché tanto è tutta un’utopia. Con più di 500 punti vendita sparsi per tutta la California, In-N-Out è un fast food dall’animo locale che non ha nessuna intenzione di espandersi nel resto dell’America e tanto meno di aprire in Europa. Figuriamoci sulla Casilina. Non vi resta che affrontare le 14 ore di volo.

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  • Fabrizio Macali

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