Cento a Roma: l’anima futura di Centocelle

15 dicembre 2017

Dove lo immaginate un ristorante gourmet? Dove collochereste a Roma un locale in cui la carta dei vini vi può far divertire quanto il menu e gli chef hanno alle spalle esperienze stellate? Se state pensando al centro, vi serve un ricalcolo del percorso: cento è un nuovo ristorante di centocelle, capitanato da davide lombardi e valerio chiacchierini spostatevi verso Est, prendete come riferimento l’incrocio della Prenestina con via Bresadola e dopo pochi passi ci siete. Cento – da non confondere con l’omonimo bar democratico ex Libre di via dei Gelsi – si trova in una strada appena un po’ anonima di Centocelle, via Giovanni Arcangeli 10. Se ci siete passati davanti nell’ultimo anno, ancora non avrete visto i fuochi d’artificio che possono uscire dalla cucina, ma potreste aver incrociato Davide Lombardi e Valerio Chiacchierini, magari intenti a spaccare le mattonelle vecchie in pezzi piccoli. Sì, perché la loro impronta sta in ogni centimetro del ristorante, in ogni piccola e grande decisione. Sudore e sangue, un anno quasi tondo di lavori e idee, di piatti assaggiati, pensati, ripensati. Tanti colori alle pareti che, vi accorgerete, hanno ognuna uno stile differente, una voce, una storia da raccontare, come la splendida piantina del quartiere realizzata da Lucamaleonte, street artist tra i più talentuosi della Capitale.

cento a centocelle

Mi siedo al tavolo sociale con Davide, Valerio e Lorenzo Biamonti, braccio destro imprescindibile dei nostri eroi; bevo con loro, li stuzzico con poche domande, ma non serve: il fiume di parole di Valerio e le espressioni di Davide sono assolutamente spontanee, c’è la voglia inarginabile di parlare del loro progetto, della loro creatura. L’esperienza pregressa è l’armatura ideale per gettarsi in un’avventura dove non ci sono reti di sicurezza: entrambi hanno alle spalle anni di gavetta – un nome su tutti è Il Convivio Troiani, ma anche Mugaritz nei Paesi Baschi per Lorenzo – e non vedono l’ora di aprire, di vedere gente al tavolo e ai tavolini, di spiegare i loro piatti, di spiare sorrisi soddisfatti dalla cucina a vista.

cento a centocelle

Quello che spero riescano a fare, è ciò che ho sperimentato io: una cucina che diverte, che fa rimbalzare il palato da una parte all’altra, che quando pensi di aver capito tutto fa spuntare un elemento che non avevi considerato e che rimette tutto in discussione. E non è soltanto la cucina: vorrei riuscissero a comunicare anche a chi ci entrerà dopo di me quella sensazione di poter cenare a Centocelle e sentirsi a casa anche non in trattoria. Anche ordinando un piatto di pasta, che comunque tutto è fuorché canonico. La pappardella infinita che ho assaggiato io unisce la forza dell’aglio e olio e del tartufo con un baccalà elegante, gentile, sostenuto dalla croccantezza del pane tostato al salame spagnolo e dei frammenti di nuvole di drago. Sì, è divertente, insolita, eppure confortante: il palato la riconosce, la accoglie, la apprezza.

cento a centocelle

Boccone dopo boccone la pappardella scompare, si rimane con una singola e deliziosa polpettina di baccalà che richiama i sapori del primo piatto.

cento a centocelle

Dalla zuppa di pesce dall’anima thai – il latte di cocco lega tutto insieme e non spegne alcun sapore, anzi, lo valorizza – servita in una mezza bottiglia, attingiamo tutti con golosità, io per scoprire, loro per conferma.

cento a centocelle

Per coccola finale c’è un tiramisù arioso, ancora tiepido, guarnito con dei frizzy pazzy al cioccolato che fanno tornare bambini. Per tutta la cena – se così vogliamo chiamarla, ma è stato un incontro, una bella chiacchierata punteggiata dai piatti che si troveranno in menu – ho fatto il tifo per questi ragazzi. Aspetto che aprano, finalmente, per tornare a provare tutto ciò che ancora è una sorpresa, quei piatti di cui ho solo spiato il nome in carta. Voglio vederli trasformati in profumi e sapori, voglio che mi stupiscano come quello che ho mangiato. In bocca al lupo!

I commenti degli utenti