Prevenzione: come reinventare i piatti rimasti dalla Vigilia per Santo Stefano

22 dicembre 2017

Stefano è un santo che per testimoniare la tradizione cristiana si è fatto lapidare, le cui reliquie fecero scaturire miracoli in ogni parte del mondo, di cui parlano Sant’Agostino e Jacopo da Varagine, ma per molti di noi è solo il titolare del giorno in cui si mangia quello che non si è finito i giorni prima. utilizzare e reinventare quel che è rimasto dei cenoni di natale Senza proporre di sostituire il culto con un ecumenico Giovanni Rana (che peraltro non ha mai manifestato la volontà di farsi lapidare), ecco alcune strategie utili per utilizzare e reinventare quel che è rimasto di cenone della Vigilia e pranzo di Natale. Non occorre precisare che l’articolo è dedicato solo alle famiglie che non invitano fidanzati rugbisti di figlie comunque sportive, perché in quei casi si rischia di non avere abbastanza cibo nemmeno per l’aperitivo del 24. Per tutti coloro che cucinano troppo o, semplicemente, hanno frigoriferi grandi, ecco un velocissimo prontuario: 7 modi per utilizzare gli avanzi di Natale.

  1. 032-17-ravioli-salmone-e-spinaciPaste ripiene: premettiamo che non avanzano mai i fritti, non avanza l’insalata russa (e comunque lì ci sarebbe poco da riciclare), non avanzano le uova ripiene di maionese, capperi e acciughe. Dalla Vigilia arrivano tuttavia merluzzi e salmoni, dal 25 bolliti e arrosti. Sminuzzando tutto, regolando di sale e di pepe, con l’accorta addizione di una parte grassa (che sia ricotta, panna, parmigiano grattugiato o altri formaggi più sofisticati), si ottiene rapidamente un perfetto ripieno per la migliore sfoglia che siete in grado di fare. Assoldate i bambini per chiudere i ravioli (avranno già fatto esperienza alla materna coi punteruoli), lessate e poi condire leggiadramente con olio o burro aromatizzati con erbe fresche o secche.
  2. 031-17-torta-rustica-al-tonnoTorte rustiche: le conosciamo da piccolissimi ai compleanni e ci sembrano un mistero di scienza e tecnica; frequentando i supermercati, si capisce che basta srotolare una sfoglia pronta e mescolarci dentro di tutto. Il resto lo farà il forno. Ragionevolmente prima di Natale, quando i negozi di alimentari sono ancora luoghi avvicinabili, accaparratevi una quantità poco dignitosa di sfoglie e brisèe e stipateci il frigo. A Santo Stefano potrete riempirle con i carciofi avanzati (dopo averli frullati con grana e aggiungendo un po’ di mozzarella), le melanzane, i peperoni, le zucchine (che magari i bambini non hanno nemmeno voluto assaggiare; qui si può osare con qualche fetta di scamorza affumicata), ma anche con gli affettati rimasti sugli sfarzosi taglieri di legno, come prosciutti, salami e mortadelle.
  3. parmigianabiancadizucca_evidenzaParmigiane: rivisitare la parmigiana è una tendenza indiscutibile di tutte le peggiori trattorie; normalmente, siamo puristi: si accetta solo la melanzana. Il 26 dicembre va bene tutto: se avanza la carne, ci si butta sopra passata di pomodoro e mozzarella come fanno gli Americani convinti di cucinare in italiano; se avanza il cavolo nero, ci si aggiunge anche quello; se avanza la verza, si adagia sopra; se avanzano le zucchine, ci stanno bene; se avanzano le cipolle, ci si guarnisce il piatto. L’importante, per usare il risolutore alibi della parmigiana, è abbondare tra strato e strato con i formaggi grattugiati.
  4. tartinePesti: una volta di più, il frullatore a immersione è il vostro migliore alleato, in grado di zittire i commensali più esigenti del dopo festa, quelli che ancora qualche piatto nuovo vogliono assaggiarlo nonostante le abbuffate. Spesso è sufficiente tritare con olio extravergine di oliva, formaggio e erbe, per ottenere con poco (tutti i fondi dei barattoli che non avete esaurito con gli antipasti, dalle olive, ai pomodori secchi, al tonno, alle verdure sottolio) un condimento gradevole e colorato. Per usarlo potete spaziare dalle tartine, alle crepes ripiene, a veri e propri crostini, per superarvi con le paste fresche o addirittura rivitalizzare bolliti e arrosti.
  5. polpette di miglio (4)Polpette: se sapete usare le padelle, l’acqua o il latte, il pane raffermo, le spezie, con gli stessi rapidi strumenti dei punti precedenti potete creare palline croccanti che gli esperti chiamano polpette. Le polpette si possono fare con tutto, condire con tutto, cuocere in ogni modo e mangiare in ogni dove. Di carne, le insaporirete con gli insaccati in pezzetti finissimi, di pesce con un’aggiunta di acciughe, o di capperi, o di tonno, comunque con una parte sapida; ma anche le verdure possono possono gioiosamente amalgamarsi in palline da friggere, sempre che non vogliate usarle per le ormai celebratissime insalate di rinforzo.
  6. frittataFrittate: almeno un’opzione in cui nessuna debba frullare nulla vogliamo tenerla in considerazione, dovesse mai rompersi il minipimer. Allora rompete le uova, festeggiate con sale, pepe, qualche altra spezia, formaggio e tutto quello che riuscite ad inglobare, reso in cubetti. Per estrema sintesi, la frittata potete servirla accompagnata da pesti, salse e farce che avete avuto già il coraggio di preparare.
  7. still_life(panettone_farcito)Dolci: se c’è un periodo in cui coi dolci non ci si fa nessun senso di colpa, le palestre restano chiuse e i digestivi girano con maggior grazia, quello è il Natale. I dolci tipici sono già di per sé calorici, saporiti e pesanti e, nell’ottica dell’abbuffata, questa è la ragione di base per ingrassarli ancora di più. Panettoni e pandori possono essere tagliati a fette e farciti con mascarpone, creme, cioccolate spalmabili, per poi guarnire con scaglie di cioccolata (magari rubate al torrone), ciliegie sotto spirito, frutta fresca o candita. Se poi non si resiste alla tentazione di corrompere i piatti storici, panettoni e pandori possono diventare il fondo di arditissimi tiramisù, dopo averli resi croccanti in forno e bagnati con un nerissimo caffè.

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