Ma cosa sono davvero le giuggiole?

17 gennaio 2018

Andare in brodo di giuggiole è un’espressione metaforica nota a tutti: indica una profonda soddisfazione e un grande entusiasmo, praticamente significa essere quasi fuori di sé per la contentezza. Questo modo di dire era già ampiamente diffuso nell’Ottocento, ma cosa sono esattamente le giuggiole? E davvero sono utilizzate per la preparazione di un… brodo?

Le origini esotiche e remote

giuggiole

Le giuggiole sono il frutto del giuggiolo, arbusto probabilmente originario dell’Africa settentrionale e della Siria, che ha poi trovato un clima adatto anche in Asia. Pare che siano stati gli antichi romani a portarlo nel Bel Paese. Grandi più o meno come olive, le giuggiole sono davvero gustose; se raccolte ancora un po’ acerbe, presentano un colore verde-arancio e un sapore molto simile a quello della mela. A maturazione completata, tra settembre e ottobre, diventano rosse-marroni e decisamente più dolci: per questo motivo l’albero è chiamato anche dattero cinese.

Proprietà benefiche

giuggiole

Le giuggiole sono ricche di vitamina C, quindi aiutano a rafforzare il sistema immunitario e prevenire i malanni tipici della stagione invernale. Grazie all’abbondante dose di flavonoidi e glucosidi, inoltre, regolano la pressione sanguigna; ricche di vitamina c, le giuggiole aiutano a prevenire i malanni invernali a ciò si aggiunge la concentrazione di antrachinoni, che dona a questi frutti discrete proprietà lassative. La medicina tradizionale cinese li consigliava come antinfiammatori e digestivi naturali, più di recente si è scoperto che placano l’ansia e sono utili in caso di pressione alta. Essendo ricche di fosforo e ferro, le giuggiole coadiuvano la circolazione sanguigna. Pare, inoltre, che potenzino la memoria. Sono composte per l’81% di acqua, per lo 0,8% di proteine, per lo 0,4% di ceneri. Contengono inoltre lo 0,1% di grassi, lo 0,6% di fibre, il 5,8% di zuccheri e carboidrati. 110 grammi di polpa equivalgono a 78 calorie.

Come si usano in cucina

maiale con le giuggiole

Le giuggiole si possono innanzi tutto mangiare crude, sia fresche che essiccate: una tira l’altra, provare per credere. Sono inoltre utilizzate per la preparazione di sciroppi confetture e c’è chi le mette nel risotto insieme alla scamorza e alle castagne. Denocciolate e tagliate a tocchetti sono protagoniste di diversi dolci da forno, in primis biscotti, tortine e frollini (ottimo l’abbinamento con la farina gialla per polenta e i fiocchi di mais). Stiamo parlando già di dessert insoliti ma, se la vostra curiosità non è stata ancora sufficientemente stuzzicata, invitiamo a cimentarvi con la realizzazione di una mousse a base di purea cotta di giuggiola, panna fresca e gelatina. Passando al salato, ottimi sono il soufflé di farro e giuggiole al Vin Santo e lo strudel di salsiccia, uva sultanina e giuggiole. Conservate sotto spirito, le giuggiole si sposano perfettamente con i formaggi stagionati e con i piatti di carne.

Il celebre brodo

brodo_di_giuggiole

E veniamo al proverbiale brodo di giuggiole: è un liquore tipico di Arquà Petrarca, paese situato sui Colli Euganei in Veneto, zona in cui l’albero delle giuggiole è ancora molto diffuso. Grazie a questa ricchezza da oltre 30 anni, le prime due domeniche di ottobre, si celebra la Festa delle Giuggiole. In tempi remoti le famiglie contadini mettevano le giuggiole appassite in vasi e tramite infusione ne ricavavano un succo liquoroso che per la sua dolcezza era definito, appunto, brodo di giuggiole. La ricetta originale è stata conservata, ancora oggi è seguita fedelmente ma è segreta. Di certo la gradazione alcolica si assesta su un livello basso, il colore è rosso, il gusto corposo e amabile. Esistono numerose varianti casalinghe, ma la differenza si sente. Il brodo di giuggiole è ottimo come digestivo a fine pasto e come dopocena.

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