Ristoranti social: gli epic fail della comunicazione food

29 gennaio 2018

C’era una volta la ristorazione nell’epoca analogica: modesta attenzione mediatica, cuochi relegati in cucina, presentazione dei piatti essenziale e il classico passaparola a determinare il successo di un locale. Con l’avvento di internet e dei social network le cose sono cambiate: chef in primo piano, piatti altamente fotogenici e amplificazione dei giudizi personali grazie a siti come TripAdvisor. Di anni ne sono passati, eppure alcuni addetti ai lavori non si sono ancora ambientati nell’ecosistema digitale. Goffi e impacciati, in alcuni casi tremendamente maldestri, causano più o meno consapevolmente disservizi ai clienti o danni di immagine alla propria attività. Ecco un elenco delle più frequenti strategie di comunicazione sbagliate, adottate dai ristoratori in rete.

  1. cartelloMenefreghismo elitario. Non curare volutamente la presenza online della propria attività non è soltanto un atto di snobismo, ma una scelta controproducente e una mancanza di attenzione verso i clienti. Nella migliore delle ipotesi si perderanno delle opportunità; nella peggiore si lascerà agli utenti del web il compito di raccontare un ristorante oppure, più banalmente, di fornire informazioni essenziali, a partire da orari di apertura e giorno di chiusura.
  2. chef smartphoneBricolage proattivo. Può sembrare strano, ma esistono delle professionalità specifiche nell’ambito della comunicazione della ristorazione, insomma gente che lo fa per lavoro. Avere uno smartphone e un profilo Instagram non trasformerà improvvisamente un cuoco in un esperto di social media, così come comprare una batteria di pentole non è sufficiente per definirsi chef. Il fai da te non è mai una soluzione: a ognuno il suo mestiere.
  3. carbonara-wrongNepotismo ingenuo. “Ah no, la pagina Facebook me la cura…” e aggiungete a vostro piacimento il grado di parentela o di amicizia che lega il ristoratore di turno col suo esperto di fiducia. Meno presuntuosi rispetto ai sopra citati amanti del bricolage ma forse più ingenui, si affidano a improvvisati volenterosi con competenze variabili; i risultati possono essere anche esilaranti (vedi fotografia).
  4. chefLaissez-faire irresponsabile. Assodato che è sempre bene rivolgersi a degli esperti, è altrettanto vero che non si può delegare tutto e sempre. Se le decisioni formali saranno appannaggio dei professionisti, un affiancamento nella scelta dei contenuti è più che opportuno. Insomma, per raccontare la biografia dello chef o le sue ricette, il diretto interessato dovrebbe rendersi un minimo disponibile a collaborare.
  5. chef arrabbiatoDeriva reazionaria. Le critiche non fanno mai piacere, ancor meno quando non si conosce l’effettiva competenza di chi le muove. Tuttavia è sconsigliato rispondere in maniera piccata a recensioni negative.  Soprattutto non bisogna mai delegittimare l’intera comunità di recensori da cui, ricordiamo, derivano anche i giudizi positivi. Ancor meno elegante è spostare la polemica su profili social personali: la gogna pubblica su account privati, al fine di ottenere facili like e commenti compiacenti, genera esattamente l’effetto contrario di quello sperato.

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